La selezione per il titolo di Capitale Culturale Svizzera 2030 entra nella sua fase più concreta. Dopo mesi di preparazione e la presentazione dei dossier di candidatura, le città in corsa sono ora chiamate a dimostrare sul campo la solidità dei propri progetti. Nel mese di marzo, una delegazione della giuria dell’associazione Capitale Culturale Svizzera (CCS) è impegnata in una serie di visite ufficiali che rappresentano un passaggio chiave nel processo decisionale.

Dopo le tappe già effettuate ad Aarau e Thun, l’attenzione si concentra ora sul Ticino: Bellinzona sarà visitata mercoledì 25 marzo, mentre il giorno successivo sarà la volta di Lugano, con il coinvolgimento anche di Mendrisio e Locarno in un’ottica territoriale più ampia.

Una valutazione sul campo

Le visite non si limitano a incontri formali. La delegazione della giuria analizza direttamente il tessuto culturale delle città candidate, esplorando da tre a quattro luoghi e istituzioni rappresentativi per ciascun contesto. L’obiettivo è comprendere come questi spazi possano inserirsi in un eventuale programma annuale da capitale culturale.

Parallelamente, sono previsti momenti di dialogo con le autorità locali e i responsabili dei progetti, utili a chiarire gli aspetti emersi durante l’analisi preliminare dei dossier. In questa fase, la giuria approfondisce soprattutto la visione strategica delle città, valutando coerenza, ambizione e sostenibilità delle proposte.

Oltre gli eventi: una visione di lungo periodo

Il concetto di Capitale Culturale Svizzera 2030 si fonda su un principio chiaro: non si tratta soltanto di organizzare eventi, ma di generare un impatto duraturo. Le città candidate sono quindi chiamate a dimostrare la capacità di avviare processi culturali che proseguano ben oltre l’anno di designazione.

Tra i criteri centrali figura la partecipazione culturale. La giuria valuta in che misura i progetti riescano a coinvolgere in modo inclusivo artisti, istituzioni e popolazione, promuovendo un senso diffuso di appartenenza e partecipazione. A questo si aggiungono aspetti più strutturali, come la solidità del piano finanziario e la chiarezza dell’organizzazione prevista.

Infrastrutture e attrattività

Un altro elemento chiave riguarda il potenziale delle città in termini di attrattività e capacità di accogliere grandi eventi. I sopralluoghi permettono di verificare la qualità delle infrastrutture esistenti e la loro adattabilità a un programma culturale di ampio respiro.

In questa fase non è ancora richiesta una programmazione dettagliata, ma la giuria si attende una visione convincente dell’offerta culturale futura. L’obiettivo è costruire un calendario capace di abbracciare diverse discipline e di attrarre sia il pubblico abituale sia nuovi segmenti di visitatori.

I protagonisti della selezione

La delegazione incaricata delle visite è composta da figure di primo piano del panorama culturale e mediatico svizzero, tra cui Cathy Flaviano, Jacques Cordonier e Daniel Hitzig. Il gruppo è affiancato dal vicepresidente dell’associazione Tony Burgener e dalla segretaria generale Myriam Neuhaus.

Il lavoro della delegazione confluirà in un rapporto dettagliato, atteso nel mese di maggio, che costituirà la base per la decisione finale della giuria plenaria.

A guidare quest’ultima è Daniel Rossellat, figura centrale del progetto fin dalla sua ideazione nel 2013. L’iniziativa, nel tempo, ha acquisito un riconoscimento istituzionale significativo, entrando nel Messaggio sulla cultura 2025–2028 del Consiglio federale.

Un progetto per la coesione nazionale

Il titolo di Capitale Culturale Svizzera viene assegnato ogni tre anni a una città con più di 20.000 abitanti. Per dodici mesi, la località prescelta diventa un laboratorio culturale a cielo aperto, con un programma pensato per essere accessibile e inclusivo.

L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la coesione nazionale attraverso lo scambio tra regioni linguistiche e culturali, dall’altro generare ricadute economiche e sociali sul territorio ospitante.

In questo percorso si inserisce anche La Chaux-de-Fonds, designata Capitale Culturale Svizzera per il 2027, che fungerà da banco di prova per il modello prima dell’edizione 2030.

Verso la decisione finale

Con la conclusione delle visite di marzo, il processo entrerà nella sua fase conclusiva. All’inizio di giugno, la giuria plenaria sarà chiamata a scegliere quale città raccoglierà il testimone e si preparerà a rappresentare la cultura svizzera nel 2030.

Una decisione attesa non solo dalle città candidate, ma dall’intero panorama culturale nazionale, che guarda a questo progetto come a un’opportunità strategica di sviluppo e visibilità.

Lugano, Locarno e Mendrisio: tre città, una visione culturale per il 2030