Sergio Emery – Opere 1983-2003
Sergio Emery, nato a Chiasso nel 1928 e morto nel 2003, già in vita è stato considerato tra i maggiori protagonisti dell’arte ticinese della seconda metà del 900.
Dopo un esordio sulla scia dei “classici” come Carrà, Sironi e Morandi, si orienta verso il neopicassismo che ha conosciuto a Parigi nel’49 da Edouard Pignon. Questa prima stagione si conclude con il brusco abbandono della pittura e l’inizio di un periodo di 10 anni nel design moderno. Il suo percorso riprende verso la metà degli anni ’60 prima in direzione informale, poi in un’arte più concettuale e d’impronta ambientalista.
Ma è nei primi anni ’80 che avviene la svolta pittorica che lo consacrerà e lo renderà per semrpe riconoscibile: è l’inizio del ciclo delle bambole. “È da qui – raccontano gli organizzatori – che parte la retrospettiva di Mendrisio, sviluppandosi sull’arco di un ventennio. La stagione finale si snoda in una concatenazione di temi, tutti incentrati sulla natura, che vista a posteriori dà l’idea di un lavoro in progress di grande compattezza”.
La mostra si conclude con un capitolo a sé, dedicato all’ultimo straordinario ciclo, Nel settembre del ’43, nel quale Emery recupera grazie a un sogno un fatto accadutogli negli anni della guerra.
Miki Tallone – ēx
Miki Tallone è un’artista ticinese classe 1968. La sua ricerca si basa sull’esplorazione dello spazio e del tempo – anche alla luce di studi personali in ambito performativo – e sulla raccolta di memorie private e collettive dei luoghi dove è ospite. “Particolarmente importante all’interno del suo approccio concettuale – spiagano dal Museo – è il confronto, sia architettonico sia ambientale, con i territori in cui opera e la concezione antropocentrica degli spazi: le sue installazioni, come lei stessa ha affermato sono costruite attorno all’uomo, ma anche come emanazione dell’uomo”.
Restauratrice al contrario, è stata chiamata dai critici: la sua abilità nell’interagire con l’ambiente la porta – anziché a ripristinare lo stato originario – a evolve da esso, integrandolo in una nuova visione nella quale il pubblico è chiamato ad interagire.
Così è anche in ēx , la mostra allestita al Museo d’arte Mendrisio, per la quale Tallone ha concepito 3 opere site-specific (nello splendido chiostro ad arcate e nel grande salone al primo piano) che ne rivelano l’attitudine alla ricodificazione dei contesti.
Nei due progetti esterni (Arundo 1 e 2, e Fluo) Tallone si inserisce nel luogo storico non attraverso una sua manipolazione ma secondo un processo di assimilazione che integra lo spazio elevandolo oltre i confini architettonici; nell’installazione interna (Demo) il visitatore è sottoposto a una serie di silenziosi meccanismi di socialità attraverso la rappresentazione di un rituale (il banchetto) senza commensali, la cui gestualità statica e simbolica è cristallizzata nell’utilizzo della stoffa e di immagini complementari a parete.