Presidente Ferrari-Testa, ha iniziato a guidare il CdA di BancaStato circa un anno e mezzo fa. Può tracciarne un bilancio?
«Il bilancio è buono, sia dal punto di vista dei risultati ottenuti dalla Banca, sia da quello più umano e personale. Iniziamo dai risultati e valutiamoli dal punto di vista dell’adempimento del mandato pubblico assegnato a BancaStato: il 2025 si è rivelato un altro anno che reputo all’altezza delle attese dei ticinesi. L’Istituto si riconferma come una realtà solida, che rappresenta una preziosa fonte di entrata per le casse pubbliche. Basti pensare che nell’ultimo decennio abbiamo assegnato al Cantone, e dunque alla collettività, 465 milioni. È una cifra ragguardevole. Ma vi è anche un “come” raggiungiamo i nostri risultati.
Siamo convinti che operare alla luce del mandato pubblico significhi anche adottare un modello di affari orientato alla creazione di valore per il territorio. Ecco perché, per esempio, l’anno scorso abbiamo destinato oltre 5,5 milioni di franchi per sostenere moltissime realtà attive a livello sportivo, culturale e benefico: tali realtà creano ricchezze, certo non monetarie, ma inestimabili. Ecco: solo guardando questi aspetti il bilancio non può che essere positivo. Inoltre, nell’ultimo anno abbondante, il mio ruolo di Presidente mi ha anche consentito di avere un’ulteriore conferma dell’alto livello di competenza, professionalità, motivazione e impegno delle collaboratrici e dei collaboratori della Banca.
Ma vi è anche una dimensione più legata alla mia identità di ticinese. È per me gratificante e appagante poter dirigere un Consiglio di amministrazione di un’azienda la cui filosofia e le cui radici corrispondono alle mie. Il mio apporto per BancaStato si traduce, in definitiva, in un impegno per la comunità e il territorio a cui appartengo. E ciò non può che riempirmi di orgoglio».
Lei ha abbinato il suo amore per il Ticino a importanti incarichi di calibro nazionale: è stata ad esempio Vicepresidente di Helsana, era attiva nel Consiglio di amministrazione del Gruppo Coop ed è attualmente nel CdA di la Mobiliare Svizzera. Come influiscono tali esperienze nel suo attuale ruolo in BancaStato?
«Ho avuto il piacere di acquisire un’esperienza ultraventennale in tali gremi, e ciò mi ha anche permesso di confrontarmi a tematiche e sfide che toccano, in definitiva, anche il settore bancario. La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale o la conformità normativa e di compliance sono ad esempio ambiti che pongono, pur con le dovute differenze, sfide comuni alle banche e alle assicurazioni.
Anche i rispettivi modelli di affari, pur se differenti, sono accomunati dalla necessità di coniugare complessi aspetti economici e di mercato nazionali o sovranazionali con un modello di affari estremamente locale. Più in generale, far parte di simili Consigli di amministrazione consente di acquisire esperienza nell’alta dirigenza, nonché modellare e consolidare una forma mentale e una propensione altamente professionale per ciò che riguarda l’analisi, la discussione e l’elaborazione di tematiche complesse e interconnesse ma anche altamente strategiche e dunque, in quanto tali, capaci di innescare sfide e cambiamenti. E poi si impara a rapportarsi con i colleghi, discutere, mediare e capire anche quando è il momento di riconoscere che la propria idea non è la migliore».
Presidente: come è una sua giornata tipo?
«Senz’altro molto fitta di appuntamenti e impegni, fine settimana compreso, da intersecare alla perfezione come un puzzle. Ma sono mattiniera per natura e mi ritengo molto energica. Ho la fortuna di aver scelto una strada professionale che mi rappresenta e per me è un piacere affrontare la giornata di lavoro. Il mio percorso ha sempre richiesto un grande impegno, non mi sono mai tirata indietro e questo mi ha rafforzata, oltre che ripagata dal punto di vista personale. I miei impegni mi portano spesso anche oltre Gottardo. Un’attenta organizzazione mi consente di ottimizzare le mie giornate e consacrare il tempo e le risorse necessarie alle mie attività e alla famiglia. Occorre inoltre sempre e comunque saper gestire in maniera opportuna anche le situazioni impreviste. E se poi la sera ce la faccio ancora, la lettura mi assorbe le ultime energie».
Un’ultima domanda: quali sono i suoi valori professionali e umani?
«Attribuisco grande centralità all’impegno, all’integrità, all’onestà intellettuale e alla tenacia. Sono valori che apprezzo anche nelle persone che mi circondano e sono convinta che siano paganti sul lavoro e nella vita privata. Ciò comporta che non amo le menzogne e chi racconta solo parte delle verità. È essenziale che chi lavora con me sia trasparente, anche se ciò significa ammettere l’esistenza di un problema. Anzi: unendo le forze lo si risolve».



