Il 2026 potrebbe rappresentare un contesto favorevole per le strategie obbligazionarie?

«Lo scenario che si sta delineando è quello di una crescita globale solida ma non surriscaldata. Sebbene i rischi di inflazione siano tornati a farsi sentire a causa del conflitto, le dinamiche dell’inflazione di fondo continuano a mostrare un andamento contenuto; è quindi improbabile che le banche centrali adottino misure restrittive nella misura prevista dai mercati. In un ambiente di crescita resiliente e stabile, gli asset rischiosi possono continuare a beneficiare di condizioni favorevoli. Per quanto riguarda il reddito fisso, questo contesto rende particolarmente interessante un approccio selettivo focalizzato sulla generazione di income di qualità».

Quali sono i principali rischi che gli investitori devono considerare oggi?

«L’inizio dell’anno è stato caratterizzato da un aumento delle tensioni geopolitiche e da dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve. Pur non compromettendo lo scenario positivo per il rischio, questi fattori stanno alimentando l’interesse verso asset tangibili e alternativi, complice una fiducia in calo nelle istituzioni tradizionali. Parallelamente, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta trasformando interi settori industriali, stimolando la domanda di materie prime e attrezzature specializzate e creando nuove opportunità di investimento di lungo periodo. Infine, il conflitto ha alimentato i timori di stagflazione, anche se riteniamo che gli incentivi siano tali da renderla relativamente di breve durata e che sia improbabile che spinga le banche centrali ad adottare una politica monetaria aggressivamente restrittiva che pesi sulla crescita».

In questo contesto, quale ruolo possono giocare le obbligazioni nei portafogli?

«Nel 2026 le strategie di investimento dovrebbero sfruttare l’ambiente di crescita favorevole, limitando al tempo stesso l’esposizione ai rischi politici. Una preferenza per le obbligazioni, in particolare quelle emesse da società con bilanci solidi, appare quindi appropriata. Anche l’esposizione al segmento high yield tramite indici CDS può risultare interessante in un mondo caratterizzato da crescita nominale elevata. Strumenti come AT1, obbligazioni BB e CLO possono offrire rendimenti interessanti mantenendo un rischio di default relativamente contenuto».

Oltre al credito, quali altre asset class meritano attenzione?

«La domanda sostenuta di metalli preziosi e industriali rafforza le prospettive positive per queste risorse, sia come asset rifugio sia come beneficiari della transizione tecnologica. Anche alcune valute emergenti con rendimenti interessanti offrono potenziale di apprezzamento. Inoltre, i convertibili legati al settore tecnologico rappresentano una modalità efficace per partecipare al potenziale dell’intelligenza artificiale mantenendo al contempo una protezione dai ribassi. La recente ripresa degli utili delle small cap, cresciuti dell’8% su base annua, amplia ulteriormente le opportunità in questo segmento».

Guardando alla sua esperienza professionale, come si è specializzato nelle dinamiche del reddito fisso globale?

«Ho maturato circa quindici anni di esperienza nei mercati obbligazionari, lavorando su strategie che integrano variabili macroeconomiche, valutarie e cross-asset. Prima di entrare in UBP nel 2015, ho ricoperto il ruolo di macro currency strategist presso Principal Global Investors a Londra e in precedenza sono stato cross-asset strategist per i mercati emergenti alla Royal Bank of Scotland. Questo percorso mi ha permesso di sviluppare una visione integrata tra credito, tassi, valute e cicli macroeconomici, che oggi contribuisce alla definizione dell’asset allocation top-down nei portafogli globali».

Qual è quindi il messaggio chiave per gli investitori nel 2026?

«Con i rendimenti all-in sempre più attraenti, la generazione di reddito torna ad essere un elemento centrale nella costruzione dei portafogli.. Le obbligazioni di qualità, integrate con strumenti più flessibili come obbligazioni convertibili e credito selezionato, possono offrire un equilibrio efficace tra rendimento e gestione del rischio. La costruzione di portafogli bilanciati e diversificati, sia dal punto di vista geografico che settoriale, sarà fondamentale per affrontare un mondo che resta favorevole, ma non privo di complessità».