competitività dei CantoniLa continuità aziendale viene spesso considerata soprattutto come un problema tecnico o finanziario. È davvero così?

«Direi esattamente il contrario. Gli aspetti tecnici sono importanti, naturalmente, ma il primo passaggio è quasi sempre di carattere personale. Un imprenditore dedica alla propria azienda decenni della sua vita, ne segue quotidianamente lo sviluppo, prende decisioni, affronta problemi, costruisce relazioni. Arriva però un momento nel quale deve cominciare a chiedersi che cosa accadrà dopo di lui. Ed è una domanda che non è facile affrontare.

Spesso sappiamo che il problema esiste, ma continuiamo a rimandarlo. Mi piace definirlo “l’elefante nella stanza”: è lì, tutti lo vedono, ma non si sa da quale parte cominciare. Il nostro compito è proprio aiutare l’imprenditore a trasformare un problema apparentemente enorme in una successione di decisioni affrontabili. Una continuità aziendale ben costruita può richiedere anni, in alcuni casi anche dieci. Per questo è importante cominciare a pensarci molto prima del momento nel quale si intende effettivamente lasciare l’azienda».

Marzio Grassi, Head Corporate & Real Estate Ticino, illustra la strategia di UBS a supporto degli imprenditori impegnati in un passaggio decisivo come la continuità aziendale: un processo nel quale competenze finanziarie, conoscenza del territorio e attenzione alla dimensione personale devono necessariamente procedere insiemeQual è allora la prima domanda che un imprenditore dovrebbe porsi?

«Che cosa voglio veramente per la mia azienda? Non esiste una risposta uguale per tutti. Si può desiderare di massimizzare il valore economico attraverso una vendita, oppure considerare prioritario che l’attività rimanga sul territorio e che vengano salvaguardati i posti di lavoro. Si può immaginare una successione familiare, una cessione al management o ai collaboratori, l’ingresso di un investitore o di un gruppo industriale.

Ricordo il caso di un imprenditore che aveva ricevuto decine di offerte. Non scelse quella economicamente più elevata, perché per lui era fondamentale che l’azienda continuasse a produrre in Ticino, mantenendo gli immobili, il personale e il legame con il territorio. È un esempio molto significativo: dietro una successione non ci sono soltanto numeri, ma valori, relazioni e una precisa idea del futuro».

È qui che entra in gioco la particolare posizione di UBS, banca globale ma fortemente radicata nel territorio?

«Questo è certamente uno dei nostri punti di forza. Possiamo mettere a disposizione dell’imprenditore competenze e relazioni che hanno una dimensione internazionale e, nello stesso tempo, mantenere una conoscenza molto diretta della realtà ticinese e delle persone che vi operano.

Per ogni operazione costruiamo di fatto un team dedicato. Coinvolgiamo specialisti corporate, professionisti della pianificazione patrimoniale e del wealth management e, quando necessario, competenze legate alla fiscalità, alla struttura societaria e al finanziamento dell’acquisizione. Ma nel gruppo devono trovare spazio anche le persone delle quali l’imprenditore già si fida: il fiduciario che magari lo accompagna da vent’anni, l’avvocato, i suoi consulenti abituali.

Marzio Grassi, Head Corporate & Real Estate Ticino, illustra la strategia di UBS a supporto degli imprenditori impegnati in un passaggio decisivo come la continuità aziendale: un processo nel quale competenze finanziarie, conoscenza del territorio e attenzione alla dimensione personale devono necessariamente procedere insiemeNon può essere una soluzione standardizzata. Per confrontarsi con un imprenditore che ha alle spalle trenta o quarant’anni di esperienza serve anche un certo vissuto professionale. Bisogna riuscire a comprenderne le motivazioni e instaurare un rapporto che consenta di parlare con assoluta franchezza».

Quali sono concretamente gli aspetti che devono essere affrontati durante questo percorso?

«Sono numerosi e fortemente interconnessi. Occorre verificare innanzitutto se la struttura dell’azienda sia pronta per una futura operazione o se sia necessario intervenire preventivamente: per esempio separando gli immobili dall’attività operativa, riorganizzando determinate partecipazioni o gestendo la liquidità in maniera differente. Bisogna valutare gli aspetti fiscali, il finanziamento dell’acquirente e naturalmente il valore dell’impresa.

Parallelamente esiste tutto il tema personale. Il capitale che l’imprenditore ricaverà dalla cessione dovrà essere inserito in una pianificazione patrimoniale capace di accompagnarlo nella nuova fase della sua vita. Impresa, patrimonio privato, previdenza e famiglia non possono quindi essere considerati mondi separati. È proprio questa visione complessiva che permette di costruire soluzioni solide».

Marzio Grassi, Head Corporate & Real Estate Ticino, illustra la strategia di UBS a supporto degli imprenditori impegnati in un passaggio decisivo come la continuità aziendale: un processo nel quale competenze finanziarie, conoscenza del territorio e attenzione alla dimensione personale devono necessariamente procedere insiemeUBS sta dedicando anche diverse iniziative alla sensibilizzazione degli imprenditori. Perché ritenete così importante creare una maggiore consapevolezza sul tema?

«Perché molti imprenditori sanno che prima o poi dovranno affrontare il problema, ma tendono a rinviare. Il lavoro è spesso anche una parte fondamentale della loro identità: essere proprietario di un’azienda significa avere ogni giorno rapporti, responsabilità, interlocutori. Lasciare significa immaginarsi improvvisamente in una vita differente.

Per questo organizziamo incontri con gruppi volutamente ristretti di imprenditori, nei quali possiamo approfondire le diverse problematiche, spiegare quale contributo UBS può offrire e soprattutto presentare casi concreti, naturalmente anonimizzati. Le esperienze reali aiutano a comprendere quanto possano essere diverse le situazioni e quanto sia importante cominciare per tempo».

A questo si aggiunge anche uno studio dedicato alla continuità aziendale.

«Sì. UBS ha realizzato insieme all’Università di San Gallo una pubblicazione articolata in cinque capitoli, concepita volutamente in maniera accessibile. Non volevamo realizzare un manuale estremamente tecnico, ma uno strumento che permettesse all’imprenditore di comprendere le principali tappe di un processo di continuità aziendale, le domande da porsi e gli aspetti ai quali prestare attenzione.

È anche un modo per iniziare una riflessione. Preferisco parlare di “continuità aziendale” piuttosto che semplicemente di successione, perché il termine cambia la prospettiva: non si tratta soltanto di capire chi viene dopo, ma di chiedersi come preservare e possibilmente accrescere nel futuro il valore costruito nel corso di una vita».Marzio Grassi, Head Corporate & Real Estate Ticino, illustra la strategia di UBS a supporto degli imprenditori impegnati in un passaggio decisivo come la continuità aziendale: un processo nel quale competenze finanziarie, conoscenza del territorio e attenzione alla dimensione personale devono necessariamente procedere insieme

Che cosa rende questo settore particolarmente interessante anche dal punto di vista professionale?

«Il fatto che non esistano due casi uguali. La teoria e gli strumenti finanziari possono essere in parte standardizzati, ma appena entrano in gioco la famiglia, le relazioni personali, le aspettative dei figli, la visione dell’imprenditore e i suoi obiettivi si apre ogni volta uno scenario differente.

È uno degli aspetti del mio lavoro che considero più stimolanti. Ci sono successioni che si fermano e ripartono più volte e richiedono quattro o cinque anni prima di trovare una soluzione. Ma quando si arriva in fondo si crea realmente valore: si tutela ciò che un imprenditore ha costruito, si garantisce continuità a un’impresa e spesso anche a molti posti di lavoro, e nello stesso tempo si permette a una persona di affrontare con serenità una nuova fase della propria vita».

 

UBS ha un osservatorio privilegiato anche sull’andamento dell’economia ticinese. Quali sono oggi le principali difficoltà per le piccole e medie imprese del Cantone?

«Negli ultimi anni gli imprenditori hanno dovuto confrontarsi con condizioni estremamente impegnative. Il franco svizzero forte continua a rappresentare una difficoltà importante per chi esporta e il tema dei dazi ha inciso in maniera molto pesante su alcuni settori. A questo si aggiungono oscillazioni dei tassi, dell’inflazione e dei mercati internazionali che modificano continuamente le condizioni competitive.

Negli ultimi mesi abbiamo tuttavia osservato anche segnali di ripresa molto interessanti, in particolare nella domanda proveniente dagli Stati Uniti per tecnologia, macchinari, componentistica e prodotti industriali specializzati.

Ciò che continua a impressionarmi è soprattutto la capacità degli imprenditori ticinesi di reagire. Essere imprese relativamente piccole può diventare in queste circostanze un vantaggio: significa maggiore flessibilità, rapidità nelle decisioni e capacità di cogliere nuove opportunità. È sorprendente vedere quanto riescano continuamente a innovare, adattarsi e reinventarsi. Ed è probabilmente una delle maggiori forze del nostro tessuto imprenditoriale».