Classe 1970, De Gottardi dirige la nuova Area Prodotti e Servizi e nella sua ventennale carriera nel settore bancario – tutta svolta a BancaStato – è sempre stato spronato da un obiettivo per lui cruciale: lavorare a favore del suo amato Ticino.

Gli ultimi anni sono stati molto turbolenti per il settore bancario. Quali sono stati gli effetti sui prodotti e sui servizi delle banche?

«Nell’ultimo decennio le banche svizzere si sono trovate ad affrontare molte sfide importanti. Penso in primis a tutti gli aspetti legati alle innumerevoli esigenze normative nazionali e internazionali, alla strategia del denaro dichiarato e alle particolari evoluzioni congiunturali che hanno progressivamente portato i tassi di interesse di riferimento prima vicino allo zero e poi sotto di esso. In pochi anni il mondo bancario al quale si era abituati si è praticamente capovolto. Ma non solo: l’ultimo decennio ha portato con sé nuove abitudini e nuovi paradigmi che hanno impattato fortemente sulle abitudini e sulle aspettative dei clienti. Le nuove tecnologie hanno avuto un ruolo determinante in tal senso. Oggigiorno è impensabile che la propria banca di riferimento non offra prodotti e servizi digitali: e non penso unicamente all’e-banking – un prodotto che è già diventato per molti versi “tradizionale” – ma anche alle molteplici varietà di pagamenti “smart”, alle piattaforme con cui interagire con il proprio istituto a distanza per tutte le esigenze, alle varie intelligenze artificiali applicate per rendere più snella ed efficiente l’esperienza bancaria della clientela, e tanto altro ancora. Insomma: il processo di “digitalizzazione”, di cui si parla molto, e a giusta ragione, ha coinvolto capillarmente anche la maniera di “fare banca”: sia per quanto riguarda l’offerta finale alla clientela, sia per la gestione interna stessa degli istituti. Basti pensare che nel mondo esistono ormai anche banche completamente digitali, in cui non ci si reca mai fisicamente. Di fronte a questa sfida immensa chi si ferma è perduto».

Come si conciliano questi cambiamenti globali con realtà locali come BancaStato?

«Naturalmente anche il nostro territorio non è stato immune ai cambiamenti della tecnologia e delle aspettative della clientela. E anche una banca locale, fortemente orientata al territorio, con un’ampia rete di vendita fisica come BancaStato, ha man mano arricchito la sua offerta con prodotti e canali al passo coi tempi. Lo scopo non è mai cambiato: farsi trovare là dove i ticinesi ci cercano, dare loro la possibilità di relazionarsi con noi nella modalità che prediligono. Un simile approccio ha sempre contraddistinto l’operato di BancaStato, che in oltre cento anni di vita ha dovuto adattarsi costantemente alle evoluzioni sociali ed economiche del Ticino. Ma nell’ultimo decennio i cambiamenti nel settore bancario hanno subito una netta accelerazione. Anche per questo motivo è stato deciso di creare la nuova Area Prodotti e Servizi, inaugurata a gennaio 2021 e che ho l’onore di dirigere. Il suo obiettivo principale è appunto quello di gestire al meglio il processo di trasformazione digitale e l’evoluzione del modello operativo, accrescendo anche qualità ed efficienza. Proattività, velocità e capacità di adattamento sono le chiavi di volta».

Parlando di efficienza: BancaStato in passato è stata spesso criticata proprio su questo aspetto…

«Questo era in parte vero anche per ragioni storiche, dovute a una legge che limitava il suo campo di attività e che ha frenato il suo sviluppo. La legge, però, è stata modificata e l’istituto non senza difficoltà si è fortemente rimboccato le maniche per recuperare il terreno perso. BancaStato è molto cambiata negli ultimi anni. I dirigenti, tutte le collaboratrici e tutti i collaboratori hanno lavorato moltissimo in tal senso e l’istituto è vero e proprio gioiello di proprietà dei ticinesi: lo dimostrano anche i risultati finanziari dell’ultimo decennio, ottenuti tra l’altro in condizioni di mercato particolarmente difficili».

Ora qualche domanda più personale… come ha accolto il nuovo incarico?

«Entrare nella Direzione generale è un onore, fonte di grande orgoglio e di molteplici emozioni. Ho sempre lavorato a BancaStato e questo per me si sposa perfettamente con il mio forte senso di appartenenza al Ticino. Credo che sia molto gratificante in quanto dirigente poter far convergere l’amore per il proprio territorio con il proprio lavoro. BancaStato ha un chiaro mandato pubblico e tutti coloro che ci lavorano sono orgogliosi di avere una missione così speciale. Ciò è stato particolarmente vero durante il 2020: BancaStato si è subito attivata per sostenere in vari modi l’ecosistema economico cantonale, messo a dura prova dall’emergenza sanitaria. Siamo tutti molto fieri del grande lavoro svolto».

È già possibile tracciare un primissimo bilancio della sua attività?

«Sicuramente sì da un punto di vista qualitativo. Ogni nuovo importante cambiamento comporta naturalmente anche qualche difficoltà, ma nei primi tre mesi ho avuto la conferma di poter lavorare con grandi professionisti, fortemente motivati. La squadra è compatta e ben determinata a raggiungere importanti obiettivi. Sono molto ottimista per il futuro. Insomma: non potrei chiedere collaboratrici e collaboratori migliori. Sono anche particolarmente felice dell’ottimo clima, della coesione e della collegialità che vigono all’interno della Direzione generale».

Come ogni alto dirigente, una grande parte del suo tempo è dedicato alla sua professione. Come sono le giornate al di fuori della banca?

«Mi verrebbe da dire: corte! Ironia a parte, ho una splendida famiglia, con tre figli che crescono, e una grande passione per il rampichino che mi porta non appena posso a percorrere i sentieri del nostro bel territorio. Da quest’anno termina invece un’altra attività a cui ho dedicato cuore ed energie: la carica di sindaco di Lumino. Dopo 16 anni è arrivato il momento di passare il testimone».

Come vede BancaStato tra dieci anni?

«In un decennio sicuramente vi saranno molti cambiamenti dal punto di vista dell’offerta alla clientela. Ma BancaStato sarà sempre e comunque contraddistinta dalla sua vicinanza e prossimità con il territorio e con chi lo abita. I canali e i prodotti si evolvono: il nostro mandato pubblico resta inalterato».