Chi di noi, da piccoli o da ragazzi, non ha sognato di diventare un pilota di Formula 1, un astronauta, un cantante famoso o uno sportivo di successo?
Non so cosa sognassero le nostre coetanee, ma noi maschietti avevamo idee piuttosto chiare su chi avremmo voluto essere.
Oggi stiamo vivendo la storia di un ragazzo che quel sogno lo ha realizzato: non ancora ventenne, vince Gran Premi di Formula 1 al volante di una Mercedes.
Quanto avrei voluto che accadesse a me lo so solo io. Ma oggi posso vivere quel sogno attraverso questo ragazzo bolognese, con entusiasmo e senza alcuna ombra di invidia o gelosia.
È come se Andrea Kimi Antonelli avesse realizzato anche il sogno di chi, come me, immaginava di sedersi un giorno su una monoposto per partecipare al campionato più importante del mondo. In qualche modo, ha dimostrato che quei sogni non erano irraggiungibili e porta un po’ di tutti noi sui circuiti di tutto il mondo.
Credo che conti poco a quale scuderia si sia legati: questo ragazzo suscita simpatia trasversale. Avrà forse avuto anche qualche favore della sorte, ma ha soprattutto conquistato ciò che migliaia di altri avrebbero desiderato.
Mi auguro che i ragazzi e le ragazze di oggi possano ancora sognare di diventare piloti di Formula 1, astronauti, artisti o grandi sportivi. E che possano farlo con la consapevolezza che quei sogni, almeno in parte, sono raggiungibili. Così come lo sono quelli di diventare imprenditori, politici, chef di talento o, semplicemente, ottimi genitori.
Per questo elevo il mio coro di incoraggiamento ai giovani di oggi: lottare ogni giorno per migliorarsi. Perché un “mondo migliore” non nasce solo dalla protesta, ma dal lavoro su se stessi, dall’esempio e dalla capacità di essere utili agli altri.



