L’Hotel International au Lac raggiunge nel 2026 il traguardo dei 120 anni di attività, una ricorrenza che permette di ripercorrere anche alcune tappe dello sviluppo turistico di Lugano. Inaugurata il 31 marzo 1906 al numero 68 di Via Nassa, la struttura è passata attraverso quattro generazioni della famiglia Schmid, alternando interventi di ammodernamento e conservazione degli elementi storici. L’anniversario è stato celebrato il 13 ottobre con i rappresentanti dell’Associazione degli Alumni della EHL Hospitality Business School, che festeggia a sua volta un secolo dalla costituzione della propria rete di diplomati.
A fondare l’albergo fu Anton Disler, albergatore originario di Lucerna, in una città che stava consolidando la propria vocazione turistica anche grazie ai collegamenti ferroviari attraverso le Alpi. L’obiettivo era offrire un servizio confortevole ed elegante, attento alle esigenze degli ospiti. Un’impostazione che, pur adattandosi ai cambiamenti nelle abitudini di viaggio, è rimasta un riferimento nella gestione della struttura.
Quattro generazioni alla guida dell’albergo
Dopo Anton Disler e la moglie Alice Disler-Helfenstein, la conduzione passò alla figlia Alice e al marito Otto Schmid. Nel 1957 Giulio Schmid assunse la direzione, seguito dalla generazione rappresentata da Alessandra e Roberto Schmid, oggi alla guida dell’attività. Sul futuro si affacciano Sergio e Aurelia, appartenenti alla quinta generazione, chiamati eventualmente a decidere se proseguire il percorso familiare.
La continuità non ha impedito cambiamenti importanti. Tra il 1958 e il 1980 furono installati progressivamente i bagni privati nelle camere; negli anni Novanta arrivarono l’autorimessa sotterranea e la piscina in giardino, mentre tra il 1999 e il 2009 venne introdotta la climatizzazione in tutto l’edificio. Dal 2012 al 2024 le camere sono state rinnovate integralmente su quattro piani, in tre tappe.
Secondo i dati comunicati dall’hotel, negli ultimi dodici anni sono stati investiti circa otto milioni di franchi in migliorie e ammodernamenti delle camere e degli impianti. Gli interventi hanno riguardato anche la facciata, restaurata nel 2020 con il recupero dei colori originali, e la caratteristica cupola.
Efficienza energetica e conservazione della memoria
La modernizzazione ha interessato anche i consumi. Il rinnovamento della centrale termica ha permesso di ridurre del 47,5% le emissioni di CO₂ rispetto ai livelli precedenti indicati dalla struttura. Nel 2026 è entrato inoltre in funzione un sistema di recupero del calore prodotto dagli impianti di climatizzazione, riutilizzato per la produzione di acqua calda sanitaria.
Accanto agli investimenti tecnici, l’albergo ha sviluppato un progetto dedicato alla propria storia. Roberto Schmid ha raccolto oltre dieci anni di ricerche nell’archivio familiare in un volume di circa cento pagine, pubblicato nel 2026. Documenti, fotografie, progetti e testimonianze ricostruiscono le vicende della struttura e i suoi rapporti con la città. Una copia del libro è disponibile in ogni camera; al primo piano si trova inoltre un museo, affiancato da pannelli storici lungo la scala e da un percorso digitale.
Nel 2007 l’hotel ha ricevuto un riconoscimento speciale ICOMOS per la conservazione e la valorizzazione dell’archivio storico e per la continuità della gestione familiare. Nel 2023 la Neue Zürcher Zeitung lo ha incluso tra i migliori alberghi storici svizzeri nel proprio NZZ-Hotel Rating. L’anno successivo Alessandra e Roberto Schmid hanno ricevuto lo Swiss Welcome Trophy della rivista Gastronomie & Tourisme, riconoscimento legato alla qualità dell’ospitalità e alla gestione sostenibile.
Il legame con la formazione alberghiera
Il centoventesimo anniversario coincide con i cento anni dell’Associazione degli Alumni della EHL, nata nel 1926 e collegata alla Ecole hôtelière de Lausanne, fondata nel 1893. La rete riunisce oggi circa 35.000 diplomati in 150 Paesi, articolati in 70 gruppi territoriali.
Per la famiglia Schmid, il rapporto con la scuola attraversa più generazioni. Giulio Schmid la frequentò dal 1954 al 1956, prima di lavorare a Londra e St. Moritz e tornare a Lugano nel 1957. Alessandra conseguì il diploma nel 1991, mentre Roberto completò nel 2000 il Bachelor of Science in International Hospitality Management.
La celebrazione congiunta ha offerto quindi l’occasione per riunire una comunità professionale legata da una formazione comune. Letizia Gianora, presidente del gruppo Ticino dell’associazione, che conta circa 500 iscritti, ha ricordato le attività organizzate annualmente: visite a strutture ricettive, degustazioni, conferenze e workshop destinati a favorire lo scambio di competenze e la creazione di relazioni professionali.
Una storia intrecciata con quella di Lugano
Dalla Belle Époque allo sviluppo del turismo sul lungolago, passando per Via Nassa e Piazza Luini fino alla nascita del LAC, la storia dell’International au Lac si è svolta parallelamente alle trasformazioni urbane. La posizione dell’albergo ne ha fatto un osservatorio privilegiato dei cambiamenti della città, mentre la struttura stessa si adattava alle nuove aspettative della clientela.
Anche il nome potrebbe risalire al contesto dei collegamenti tra Svizzera e Italia nei primi anni del Novecento. L’apertura del traforo del Sempione, inizialmente prevista per il 1905 e poi rinviata al 1906, era legata all’Esposizione internazionale di Milano. Nel frattempo, il collegamento attraverso il San Gottardo continuava a convogliare i viaggiatori verso il Ticino. Secondo la ricostruzione proposta dall’hotel, l’espressione «International au Lac» potrebbe richiamare proprio quell’evento e la posizione sul lago.
Oggi la struttura dispone di 78 camere, 140 posti letto, 30 collaboratori, 36 posti auto nel garage sotterraneo e quattro colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Numeri che descrivono l’attività attuale, ma che acquistano significato se letti alla luce di un percorso iniziato nel 1906.
«La storia di un albergo non si misura soltanto negli anni trascorsi, ma nella capacità di ogni generazione di custodire ciò che ha ricevuto, rinnovarlo e trasmetterlo a chi verrà dopo», ha dichiarato Roberto Schmid, comproprietario e direttore. Una prospettiva che riassume la sfida di un’attività familiare chiamata a conciliare patrimonio storico, gestione quotidiana e cambiamenti del settore.



