Dall’inizio di quest’anno siete entrambe alla guida di SwissFoundations-Associazione delle fondazioni erogative svizzere. Quali sono gli obiettivi e le priorità della vostra associazione?
Aline Freiburghaus: «Con oltre 200 soci, SwissFoundations è la voce più importante delle fondazioni di erogazione svizzere. L’associazione si adopera per garantire condizioni quadro politiche liberali e per favorire una percezione pubblica positiva delle fondazioni di pubblica utilità. Mette in rete le fondazioni tra loro e con altri stakeholder rilevanti della politica, della scienza, dell’economia e della società. Forniamo ai nostri associati un supporto tecnico, specifico e operativo a favore della loro attività e li incoraggiamo a impegnarsi in attività di finanziamento orientate all’impatto, professionali e trasparenti. L’associazione trae il suo grande dinamismo dall’impegno dei suoi membri».
Julia Jakob: «Con la pubblicazione dello Swiss Foundation Code e del SwissFoundation Report, l’organizzazione annuale del Simposio svizzero delle fondazioni come evento più grande del settore e la messa a disposizione di un’ampia gamma di offerte di best practice e di possibilità di scambio, negli ultimi anni SwissFoundations ha dato un contributo significativo alla professionalizzazione delle fondazioni svizzere. Oltre ai nostri uffici di Zurigo e Ginevra, la nostra rete sta gradualmente crescendo anche in Ticino. Siamo quindi particolarmente liete che il Codice svizzero delle fondazioni venga pubblicato per la prima volta quest’anno anche in italiano».
SwissFoundations rappresenta oltre un terzo del volume di erogazione annuale delle fondazioni di pubblica utilità in Svizzera ed è un attore importante nel settore filantropico del Paese. Qual è il suo ruolo in Svizzera?
Julia Jakob: «SwissFoundations si impegna per il futuro. I nostri associati investono più di un miliardo di franchi svizzeri all’anno in progetti e iniziative di pubblica utilità. Grazie alle sue dimensioni in costante crescita, l’associazione sta guadagnando sempre più peso agli occhi dell’opinione pubblica. Ciò è importante perché SwissFoundations è sempre più chiamata in causa anche a livello legislativo e normativo, sia a livello nazionale che internazionale».
Aline Freiburghaus : «Negli ultimi anni, le tendenza alla regolamentazione è cresciuta costantemente. Sia la mozione Noser che le discussioni sull’iniziativa parlamentare di Luginbühl l’anno scorso hanno dimostrato che nel settore è in atto una forte dinamica. È importante riconoscere gli sviluppi in una fase iniziale e adottare misure appropriate in tempi stretti, se necessario. SwissFoundations punta soprattutto su interventi pratici flessibili e pragmatici. Dove necessario, interveniamo anche nei processi di regolamentazione giuridica per rafforzare le condizioni quadro liberali per l’attività filantropica. In futuro, vorremmo ottimizzare la percezione positiva del settore delle fondazioni, soprattutto agli occhi degli stakeholder politici».
Il termine “filantropia strategica” è sulla bocca di tutti. Quanto è forte l’orientamento del settore delle fondazioni svizzere verso la filantropia strategica?
Aline Freiburghaus: «Le fondazioni svizzere fissano da anni delle priorità coerenti: intraprendono un’azione coordinata per implementare i valori e gli scopi statutari e al contempo sono attive per rispondere ai bisogni della società. Negli ultimi anni, è diventato evidente che sempre più fondazioni stanno perseguendo strategie congiunte per rispondere alle sfide globali al di là della loro strategia interna, al fine di sfruttare e moltiplicare l’impatto».
Julia Jakob: «SwissFoundations è nata dal desiderio di numerose fondazioni di unirsi per condividere buone pratiche e creare sinergie. In questo spirito, SwissFoundations è impegnata da oltre 20 anni nella filantropia strategica. La crescita dell’associazione e le numerose iniziative a cui abbiamo dato vita dimostrano che il settore delle fondazioni svizzere sta diventando sempre più strategico».
Dopo due anni di pandemia, ora è scoppiata la guerra in Ucraina. Secondo voi, alla luce di queste esperienze, cambierà la cooperazione tra fondazioni e richiedenti?
Julia Jakob: «Anche durante la pandemia, SwissFoundations ha sperimentato che la cooperazione tra fondazioni e enti filantropici è stata molto semplice e senza burocrazia. La crisi ha accelerato e semplificato i processi. Stiamo anche sperimentando un’enorme solidarietà in relazione alla crisi ucraina e una grande volontà di agire e cooperare in modo snello, rapido ed efficace».
Aline Freiburghaus: «Partiamo dal presupposto che questa tendenza continuerà e che i processi cambieranno anche in futuro in modo sostenibile. Lo slancio verso la digitalizzazione che ha accompagnato la crisi semplifica la messa in rete degli attori e porterà molti altri vantaggi in futuro».
In che modo le fondazioni possono sostenere il processo di trasformazione che molte organizzazioni stanno intraprendendo oggi per diventare più resistenti alle crisi?
Aline Freiburghaus: «Le fondazioni hanno molte possibilità di sostenere le loro organizzazioni partner in relazione alla resilienza alle crisi. Oltre allo scambio di know-how e ai finanziamenti mirati, per esempio per lo sviluppo organizzativo, stiamo osservando una tendenza verso il finanziamento non vincolato, cioè quella forma di finanziamento delle organizzazioni non profit che non è legato a un progetto specifico. Questo approccio si basa sul principio che un solido finanziamento per i compiti fondamentali e un uso flessibile dei fondi possono aumentare l’efficacia e anche la resilienza delle organizzazioni non profit finanziate».
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della digitalizzazione della società dal punto di vista delle fondazioni?
Julia Jakob: «Dal nostro punto di vista, la digitalizzazione della società ha un potenziale enorme. Tematiche e tendenze di rilievo vengono colte e diffuse molto più velocemente attraverso la digitalizzazione. Le fondazioni in particolare possono reagire molto più rapidamente e collegarsi tra loro e con i loro partner in modo mirato».
Aline Freiburghaus: «La digitalizzazione aiuta anche le fondazioni a diventare più visibili, così come le organizzazioni partner del mondo non profit, ma non tutte le fondazioni sono ugualmente veloci nello sviluppare proprie attività di digitalizzazione. Come svantaggio citerei il diluvio di informazioni digitali non filtrate. Inoltre, durante la pandemia abbiamo tutti sperimentato in prima persona che la comunicazione digitale non può sostituire il contatto diretto e personale sul lungo periodo».
Come condirettrici di SwissFoundations, siete anche presenti sulla scena internazionale: quali sono i principali temi che vi appassionano nel dibattito internazionale? Come può e vuole intervenire SwissFoundations, qual è la vostra visione?
Aline Freiburghaus : «La nostra visione è che le fondazioni grant-making, come forza indipendente accanto allo Stato e all’economia, possano contribuire professionalmente ed efficacemente alla soluzione delle sfide sociali, e che per svolgere efficacemente la loro missione debbano godere di condizioni quadro liberali e del riconoscimento pubblico sia a livello nazionale che internazionale. A livello internazionale, lavoriamo a stretto contatto con Philea, la Philanthropy Europe Association. Ci confrontiamo sulle tendenze come i nuovi canali di finanziamento e le nuove forme di filantropia, e insieme lavoriamo per aumentare la percezione positiva delle organizzazioni non profit agli occhi dell’opinione pubblica internazionale».
Julia Jakob: «In più, ci concentriamo sulle crescenti tendenze normative internazionali. Nel quadro dell’advocacy della filantropia, stiamo lavorando intensamente all’ adattamento tecnico del Common Reporting Standard (CRS). Il nostro obiettivo è di introdurre un regolamento di esenzione basato sul modello svizzero, in modo che le organizzazioni senza scopo di lucro non siano soggette in futuro agli eccessivi e insensati obblighi di notifica dello scambio automatico di informazioni. A tal fine, siamo in contatto con il mondo accademico, le autorità nazionali, le associazioni e i partner europei e ci siamo già presentati all’OCSE con una delegazione».