Sembra impossibile e invece non lo è: nelle librerie svizzere e italiane è appena uscito un nuovo romanzo di Friedrich Glauser, Le vacanze di Studer. Ma come può essere se l’autore svizzero-tedesco, nato a Vienna nel 1896, è morto a Nervi nel ’39? L’idea è stata dell’editore ticinese Casagrande, che avendo a disposizione un manoscritto incompiuto di Glauser, ha proposto ad Andrea Fazioli, il noto ideatore della serie di Elia Contini, di completarlo.
Il 42enne nato a Bellinzona ha all’attivo una dozzina di romanzi molto apprezzati dal pubblico e dalla critica. Per forza, ha iniziato a scrivere davvero presto:

«Sono sempre stato un bambino goloso di storie da ascoltare. Da lì il passo per cominciare a scrivere è stato breve: mi sono semplicemente accorto di amare il ruolo di narratore. Ero a mio agio con le parole, provavo piacere nel maneggiarle. Ho cominciato a scrivere racconti già alle elementari, ricordo che usavo la macchina da scrivere. Non mi sono più fermato e nel 1998, durante il liceo, ho vinto il Premio Chiara giovani».

Da lì in poi lei è stato sempre uno scrittore di professione?

«La scrittura è il mio lavoro principale, sì. Però coltivo anche altri due impegni che in parte rientrano nel campo della narrazione: sono un professore di italiano e un giornalista per la RSI, ultimamente in particolare per la radio. E poi coltivo davvero tante passioni. Cammino ovunque: in montagna se posso, ma anche in città. Mi alleno sulla bici da corsa (ma usa la bici anche come mezzo di trasporto: all’inizio della nostra intervista è particolarmente scompigliato perché è appena sceso di sella. N.d.R.). Ascolto molto jazz e suono il sax tenore. Passo tanto tempo con le mie due figlie e adoriamo i giochi da tavolo, quelli più narrativi. Amo viaggiare, fumo la pipa…».

Poi alle volte lavoro e passioni si fondono…

«Sì, è il caso della mia relativamente recente passione per lo studi della lingua araba, adoro i poeti arabi classici e proprio grazie a questo ho vinto una borsa di studio per scrivere un romanzo/saggio dedicato a due figure storiche e letterarie della classicità araba, davvero poco note al mondo occidentale. Ma la passione per questa “alterità” mi ha anche portato a scrivere nel 2020 la raccolta Il commissario e la badante (ed. Mondatoi N.d.R.), incentrata su due personaggi, uno appunto affiorante dal tipico mondo occidentale e l’altro sradicato dalla sua cultura araba».

Come lei, anche suo padre – Michela Fazioli – è un personaggio molto noto in Ticino. Come vive professionalmente questa riconoscibilità famigliare?

«La scrittura è un campo inesplorato nella nostra famiglia, mio padre si è occupato d’altro per lavoro. I miei nonni erano persone di estrazione popolare, ma la nonna paterna aveva sviluppato una passione sua per la letteratura. La nonna materna invece leggeva meno, ma aveva un grande amore per la narrazione popolare. A partire da questa comune sensibilità,  mio padre e io abbiamo percorso strade parallele ma distanti, a volte con itinerari simili. Abbiamo poi verso il lavoro un piglio diverso, un approccio differente, eppure molti ci dicono che la voce, la gestualità, ci rendono fortemente riconoscibili come padre e figlio. Ma in generale, il fatto di non avere due carriere gemelle ci ha permesso di essere percepiti sempre come singoli professionisti. A differenza di altri colleghi che hanno seguito esplicitamente le orme dei genitori, a me capita raramente per esempio che mi chiedano riguardo al nostro rapporto».

Arriviamo a Le vacanze di Studer: ha detto subito sì, senza esitazioni?

«Insomma… Avevo un certo timore nell’approcciarmi a questo autore, uno dei padri della letteratura svizzera e in generale tedescofona. Ho chiesto di poter leggere il testo tradotto. Me ne sono innamorato, ma ho anche capito immediatamente che non sarebbe stata un’impresa facile. Lo scritto originale è in una fase primordiale: appunti, annotazioni, incipit diversi. “Cosa tenere?”, mi sono chiesto. “Tutto!”, ho subito risposto. A quel punto ovviamente ho dovuto trovare un escamotage letterario per poter mantenere per intero l’originale e così ho scritto una sorta di lunga introduzione, nella quelle parlando di me in prima persona, racconto i fatti che mi hanno portato a scrivere a 4 mani con Glauser, mischiando verità e fiction.
In fondo al romanzo poi, una nota definisce esattamente quali sono le parti originali».

Il romanzo è ambientato nella Svizzera italofona, ad Ascona, sulle rive del Lago Maggiore, e l’ambiente è forse, insieme a Studer, protagonista della vicenda.

«Glauser ambientò la vicenda lì, nel 1921. Siamo quindi più o meno al centro della linea temporale creata dall’autore per il suo protagonista seriale. Perché all’ora il romanzo non segue la cronologia e non è ambientato più avanti, quando Studer era più in là con gli anni? Perché Glauser vuole parlare proprio di quell’anno, anno in cui lui stesso aveva vissuto al Monte di Pietà. Siamo vicini al momento in cui fondò insieme ad altri il dadaismo, è forse il punto in cui la sua vita è più immersa nell’arte e in quel momento le rive svizzere del Lago Maggiore erano un crogiolo fertilissimo: persone del popolo che abitavano lì, artisti, rifugiati, danzatori. Ma anche pacifisti, vegani, hippy ante litteram insomma… La guerra era appena finita e c’era un grande fermento, un grande ottimismo. Glauser voleva mettere tutto questo ne Le vacanze di Studer».

Poi però c’è anche altro, in particolare c’è la trama gialla, il poliziesco, che qui è come un sentiero che ti accompagna a conoscere un luogo e un momento storico.

«Certo, Glauser era un giallista. Ma, a differenza per esempio di Dürrenmatt – che pure amo – era meno attento all’aspetto razionale e più immersivo. I protagonisti raccontano all’ispettore di aver trovato il cadavere proprio sulla via che collega il paese alle residenze degli artisti e loro stessi sono persone la cui collocazione professionale è davvero incerta. E così anche la morta. Glauser ama raccontare questo ambiente che forse per lui era più congeniale e che invece è fuori dalla confort zone del suo protagonista, l’ispettore Studer».

Che tipo è Studer?

«Nei romanzi è un serio ispettore della polizia cantonale di Berna, che però con vari escamotage Glauser fa viaggiare un po’ in tutto il Mediterraneo, dall’Egitto al Lago Maggiore, appunto. È un uomo che incute un certo timore, di estrazione popolare, ancora a suo agio nei bar fumosi dove può ascoltare il chiacchiericcio della gente. In lui c’è tutta l’esperienza dell’autore: Friedrich Glauser fu un artista influente, fondò per esempio il dadaismo a Zurigo, fu nella legione straniera – esperienza che ho usato per dare input al lavoro a 4 mani –, finirà in manicomio, dipendente dalla morfina: un uomo insomma che di certo aveva un grande bagaglio di esperienze personali da mettere nei suoi romanzi. E che forse, data la sua indole libera e particolarissima, apprezzerebbe il mio tentativo un po’ folle di portare a compimento il suo ultimo romanzo».

Le vacanze di Studer. Un poliziesco ritrovato

Friedrich Glauser, Andrea Fazioli
Traduttore: Gabriella De’ Grandi
Editore: Casagrande
Collana: Scrittori
Anno edizione: 2021
Pagine: 192