A raccontare i numeri della situazione lavorativa in Ticino è la Segreteria di Stato dell’economia (SECO). I dati non indicano un cambiamento epocale, ma possono portare a un tiepido ottimismo post pandemia: nel mese di luglio appena trascorso, gli iscritti come disoccupati agli uffici regionali di collocamento (URC) erano 128.279, cioè 3.542 in meno rispetto a giugno e 16’579 (-7,0%) in meno rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
Complice anche il momento storico… Nello stesso periodo del 2020, l’Europa era appena uscita dal lockdown e faceva i conti con i primi effetti di una crisi che da sanitaria si stava trasformando anche in economica. Nel 2021, in Ticino, complessivamente, il tasso di disoccupazione è sceso dal 2,8 al 2,7% rispetto all’anno precedente.

L’occupazione giovanile e over 50 in Ticino

Se si guarda in particolare alla fascia 15/24 anni, si percepisce che i giovani disoccupati sono in aumentato (438 persone senza lavoro in più, cioè il 3,7%), rappresentando di fatto il gruppo di popolazione più svantaggiato.
Se passiamo invece ad analizzare la fascia 50/64 anni, il numero dei disoccupati si attesta a 39.142, con una netta diminuzione, sia rispetto al mese precedente che rispetto allo stesso periodo del 2020.

I frontalieri in Ticino

Parlando di lavoro, l’Ufficio Statistica del Canton Ticino ha diffuso i dati relativi ai lavoratori frontalieri e in particolare a quelli delle provincie di Varese e Como, raccolti negli ultimi 10 anni.

Oggi, il Canton Ticino dà lavoro a 71.586 frontalieri, con un aumento del 36% rispetto al 2011. Un andamento che si conferma anche in epoca Covid.
Ma in che settori lavorano questi 20mila lombardi?
La maggior parte (circa il 64% del totale) è impiegata nel terziario, settore nel quale di fatto nella Svizzera italiana rappresentano un terzo dei lavoratori.
Rispetto al passato infatti, sono cambiate le mansioni degli italiani in Svizzera, che non sono più solo operai e muratori. Così oggi i due terzi di loro, pari a 46.885 persone, lavorano nel terziario, nell’industria sono impiegati 24.062 lavoratori (+2,7%), mentre nel settore primario i frontalieri sono 639.
È cresciuta anche la manodopera frontaliera femminile (+31,2%), arrivando oggi a contare 27.422 lavoratrici.

E se dopo il primo lockdown, poteva sembrare che il fenomeno subisse una flessione importante (il numero dei frontalieri era calato di 353 unità), è bastato un anno perché, insieme all’economia ticinese, anche il bisogno di lavoratori oltre confine aumentasse.