Hanno risposto all’inchiesta:
– Sébastien Pesenti (S.P.), Responsabile Private Banking Regione Ticino di Credit Suisse e Responsabile Regione Ticino
– Claudio Cereghetti (C.C.), Membro di direzione e Responsabile di BancaStato Private Banking
– Marco Forzinetti (M.F.), Condirettore BPS (Suisse), Responsabile Private Banking Lugano
– Franco Polloni (F.P.), Head Central Switzerland Ticino & Italy Region di EFG International
– Claudio Beretta (C.B.), Head Ticino & St Moritz di Banca Julius Baer & Co.
– Alberto Crugnola (A.C.), Responsabile Clienti Privati Banca Migros Regione Ticino
– Luca Pedrotti (L.P.), Managing Director di UBS Ticino
Quali sono le principali conseguenze che la crisi finanziaria internazionale degli scorsi anni ha determinato sull’attività di Private Banking in Svizzera e in Ticino?
S.P.: «Grandi sforzi sono stati intrapresi dagli organi di sorveglianza in collaborazione con le banche per rendere più stabile il sistema. A titolo di esempio, la FINMA ha richiesto alle grandi banche la separazione dell’attività svizzera. Ciò nel caso di Credit Suisse ha portato verso la fine del 2016 alla creazione di Credit Suisse (Svizzera) SA, un’unità focalizzata interamente sulle attività nel nostro Paese, separandole da quelle internazionali. Il nuovo assetto dimostra l’importanza del mercato svizzero per la banca e la volontà di investire sul territorio in cui vogliamo continuare a crescere».
C.C.: «Gli ultimi anni per il settore bancario non sono certo stati facili. I vari programmi di autodichiarazione fiscale, l’attuazione dello scambio automatico d’informazioni, l’implementazione delle nuove normative europee e svizzere relative alla protezione degli investitori hanno imposto agli attori bancari e finanziari un grande impegno. Tale cambiamento ha purtroppo portato, in alcuni casi, a ridimensionamenti aziendali o addirittura a chiusure. Ciononostante, io credo che tutto questo impegno in fin dei conti abbia rafforzato la nostra piazza: lo dimostra il fatto che non vi è stato un fuggi fuggi generalizzato da parte della clientela, la quale anzi dimostra di apprezzare il grande valore aggiunto in termini di consulenza e servizio fornito. Un cliente che ora fa capo a una banca svizzera riceve un’offerta a tutto tondo, che spazia dagli aspetti fiscali a quelli previdenziali, aziendali o privati. Vi è da dire che non sono solamente le banche ad aver cambiato approccio: le novità di questi ultimi anni sono stati accettati e assimilate anche dalla clientela, che si rende ben conto che ci siamo lasciati alle spalle un’era».
M.F.: «La crisi finanziaria ha avute due principali effetti sull’attività di Private Banking in Svizzera ed in Ticino. Da un lato ha spinto Paesi fortemente indebitati ad attuare provvedimenti volti ad aumentare le entrate fiscali e fra questi anche programmi di regolarizzazione e di rientro dei capitali all’estero, con la conseguenza di ridurre le masse gestite e procurare un aumento della complessità nella gestione della clientela estera. Dall’altro è però emerso in modo più chiaro il bisogno di diversificare il rischio Paese, andando a prediligere la Svizzera quale piazza di allocazione completamente tax-compliant per una componente più o meno ampia del proprio patrimonio mobiliare.
Per il settore finanziario ticinese, data la specializzazione nella gestione patrimoniale e la vicinanza al mercato italiano, si è evidentemente trattato di un vero cambiamento epocale: la gestione della clientela richiede ora una conoscenza approfondita delle norme imposte dai paesi di residenza ed una maggiore specializzazione anche in temi fiscali e previdenziali. Gli Istituti Finanziari hanno dovuto predisporre investimenti di natura informatica per gestire meglio le nuove richieste della clientela, come ad esempio la produzione di estratti fiscali dedicati, o per l’implementazione di nuove normative e, ovviamente, hanno dovute investire nella formazione».
F.P.: «La crisi finanziaria internazionale ha progressivamente innescato una serie di mutamenti regolamentari su scala globale che hanno avuto un impatto anche sulla piazza finanziaria e sul private banking svizzero e Ticinese, generando importanti cambiamenti. I principali cambiamenti sono stati, certamente, la nascita di un nuovo paradigma del private banking che ha generato un cambio di cultura del modo di fare banking. Un nuovo approccio dettato da numerose sfide quali la forte pressione sui ricavi, soprattutto a causa dei maggiori costi dovuti all’implementazione dei nuovi regolamenti, l’apprezzamento del Franco svizzero, nonché il livello dei tassi di interesse molto bassi o addirittura negativi. In questo contesto, le banche hanno dovuto rivedere e adattare i propri modelli di business puntando a una crescita più sostenibile in cui l’attenzione ai costi gioca un ruolo fondamentale. Inoltre, molte banche di dimensioni medie e piccole si sono dovute aggregare con altre banche per raggiungere una massa critica in termini di patrimoni in gestione che consentisse di stare sul mercato in maniera profittevole. Proprio quello che ha fatto EFG con l’acquisizione di BSI. Un’acquisizione che sta già dando i primi risultati positivi».
C.B.: «Sin dalla crisi finanziaria, il Private Banking si è adattato al contesto attuale, caratterizzato da un accresciuto livello di regolamentazione, da tassi di interesse negativi e dalla tendenza da parte degli investitori di attuare strategie passive, con conseguente aumento della pressione sui margini. Tuttavia, il settore continua a beneficiare dell’offerta di servizi di alta qualità che risulta essere ancora uno dei punti di forza rispetto ad altri paesi, nonché della buona reputazione, di un’elevata etica professionale e della stabilità finanziaria. Ciononostante, per la piazza finanziaria ticinese questi eventi hanno avuto importanti effetti poiché da sempre legata al mercato italiano. La piazza ticinese ha senza dubbio perso una parte dei patrimoni in gestione, ma in percentuale molto inferiore rispetto alle previsioni iniziali, dimostrando di poter ancora offrire alla clientela un importante valore aggiunto».
A.C.: «La conseguenza più evidente per il Private Banking in Svizzera, ma soprattutto nel nostro cantone, è l’importante riduzione di posti di lavoro e del numero di banche attive. Negli ultimi 10 anni in Ticino il numero di unità lavorative nel ramo è sceso di oltre l’11 %. Non possiamo però non evidenziare le conseguenze negative per il settore causate dai mutati rapporti con la clientela estera (accordi fiscali, voluntary disclosure), che hanno portato alla forte riduzione dei patrimoni in gestione. In generale le banche hanno dovuto adeguare le proprie strutture, i prodotti e i servizi alle diverse esigenze dei clienti, sia indigeni sia esteri, mutate in seguito alla situazione sui mercati dei capitali e borsistici (riduzione dei tassi d’interesse e grande liquidità disponibile)».
L.P.: «In seguito alla crisi finanziaria si è scatenata un’ondata di regolamentazione. Per ridurre i rischi nel settore bancario il legislatore ha imposto condizioni più severe, soprattutto per quanto riguarda le disposizioni in materia di requisiti patrimoniali. Con l’introduzione delle normative LSF/MIFID II e LIFin sono inoltre inasprite le disposizioni per le banche sulla trasparenza nei confronti dei clienti. Un’altra conseguenza della crisi è il consolidamento sulla piazza finanziaria svizzera e ticinese. Nel contesto normativo in evoluzione sarà sempre più difficile condurre attività in modo redditizio, soprattutto per i gestori patrimoniali di piccole e medie dimensioni.
Infine, sempre per effetto della crisi finanziaria, le banche hanno dovuto fare i conti con una perdita significativa sul piano della reputazione e della fiducia, recuperate per la maggior parte negli ultimi anni grazie a diverse misure».
Da tempo si parla della necessità di un cambiamento strutturale della piazza finanziaria ticinese. Quali sono a suo giudizio i principali elementi di cui tener conto e che andrebbero rapidamente modificati?
S.P.: «I cambiamenti stanno già avvenendo e sono dettati da un lato dalle mutate esigenze della clientela e dall’altro dalle nuove tendenze in atto. Per esempio notiamo che il numero di transazioni svolte agli sportelli bancari continua a diminuire di anno in anno. Le nuove generazioni – i Millennials in particolare – richiedono attivamente soluzioni digitali veloci e facili da utilizzare, ovunque essi si trovino. Ciò che invece non cambia è la necessità di una consulenza personalizzata, sia nell’ambito della clientela privata, sia di quella aziendale. È importante ripensare le strutture nell’ottica delle esigenze future, quindi maggiori soluzioni digitali per tutte le operazioni di base e una consulenza approfondita per tutte le esigenze specialistiche. Al nostro interno abbiamo inoltre da tempo organizzato i team di collaboratori in funzione del domicilio del cliente. Ciò permette una maggiore specializzazione, con approfondita formazione, dei collaboratori e la possibilità di essere ancora più precisi ed efficaci nella consulenza».
C.C.: «Ritengo che il peggio sia passato e che gli importanti sforzi compiuti in termini di organizzazione e modello di affari siano stati cruciali per affrontare le sfide attuali e del futuro. Il settore si trova comunque di fronte ad altre importanti esigenze, come quella rappresentata dalla digitalizzazione. Le tecnologie e le abitudini delle persone stanno profondamente cambiando, in maniera molto più veloce e trasversale che in passato, e il Ticino non rimane escluso da questa rivoluzione globale».
M.F.: «Il settore finanziario ticinese è caratterizzato dalla specializzazione nella gestione di capitali principalmente esteri e questo lo espone ai rischi derivanti dal nuovo contesto economico- legislativo. L’orientamento strategico di BPS (Suisse), che ha storicamente posto al centro il radicamento territoriale ed il servizio alla clientela residente, sia in Ticino che negli altri Cantoni in cui siamo presenti, ci ripara almeno in parte da questi mutamenti e questi rischi.
Tuttavia non possiamo notare che, per quanto riguarda il Private Banking internazionale, l’accesso limitato ai mercati esteri ha messo i volumi e i margini sotto pressione innescando processi di consolidamento, soprattutto ad opera di banche specializzate esclusivamente nel Private che ricercano una crescita rapida dei volumi di business.
Tutte le banche sono chiamate ad esaminare criticamente i loro modelli aziendali ed eventualmente ad adeguarli in funzione di esigenze della clientela sempre più complesse, anche in considerazione del progressivo processo di digitalizzazione che assume una importanza sempre maggiore, sia dal lato del servizio al cliente che in termini di organizzazione del lavoro. Una piazza finanziaria più efficiente e con personale altamente qualificato sarà la sfida del futuro».
F.P.: «Più che parlare di modifiche sarebbe opportuno parlare di necessità. La piazza finanziaria ticinese ha bisogno che si trovi un accordo chiaro e pragmatico con l’Italia. Il libero accesso cross-boarder al mercato italiano per le banche svizzere è una questione dirimente che segnerà il futuro delle banche in Ticino. La Svizzera ha adempiuto agli accordi bilaterali del 2015 ed è ora necessario che l’Italia faccia la sua parte e rispetti quegli stessi accordi. La Confederazione deve attivarsi con tutto ciò che è in suo potere affinché questo accada al più presto. In caso contrario, molti attori della piazza finanziaria ticinese dovranno decidere se focalizzarsi su nuovi segmenti o altre aree di mercato. Un tale approccio potrebbe, da un lato, svincolare il Ticino dal forte legame con il mercato italiano e, dall’altro, affermarlo quale centro di competenza per il sud Europa».
C.B.: Il Ticino sta già vivendo un cambiamento strutturale, sia a livello di singole strutture che di piazza finanziaria. I repentini cambiamenti causati dalla crisi economica, hanno iniziato a lasciare il segno nel tessuto economico-finanziario locale già negli ultimi anni. In base allo studio “La Piazza finanziaria Ticinese”, pubblicato dall’Associazione Bancaria Ticinese, gli istituti bancari in Ticino sono scesi da 77 unità nel 2006 a 49 nel 2015, con conseguente calo degli effettivi alle loro dipendenze. Il consolidamento, senza dubbio accelerato dagli eventi degli ultimi anni, è un elemento chiave per permettere alla piazza di competere nell’attuale contesto di mercato sia all’interno che all’esterno dei nostri confini. Inoltre, diventa necessario l’adattamento delle conoscenze tecniche e specialistiche degli operatori, che sono chiamati a confrontarsi con una realtà diversa da quella che ha caratterizzato il settore finanziario fino a pochi anni fa».
A.C.: Ritengo che in questi anni la piazza finanziaria ticinese si sia già ben adeguata a quelli che sono stati i cambiamenti strutturali sopravvenuti. Mi riferisco in modo particolare agli accordi fiscali con stati terzi, alle normative emanate volte a limitare i rischi sistemici, alle imposizioni in materia di concessione di crediti, nonché a Fidleg, prossima all’entrata in vigore. Attualmente di grande importanza per la piazza finanziaria ticinese è risolvere la questione legata alle misure previste da MIFID 2 introdotte nella vicina penisola, secondo le quali per poter servire clienti italiani occorra disporre di una succursale in loco. Credo dunque che la piazza finanziaria ticinese debba attivarsi maggiormente e in modo prioritario presso l’autorità federale affinché si possa raggiungere un accordo con il Governo italiano, che permetta alle nostre banche di operare come finora mettendo a disposizione della clientela del Belpaese servizi di qualità e prodotti performanti. È auspicabile che la presenza in Consiglio Federale di Ignazio Cassis possa aumentare la sensibilità del Governo Federale su questo tema».
L.P.: «La piazza bancaria ticinese sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Il numero delle banche domiciliate nella regione ha registrato una forte diminuzione, con conseguente riduzione della forza lavoro. Nonostante numerose iniziative come “Copernico”, “Agire foundation” e “Ticino Finance” nonché investimenti nella formazione (USI, SUPSI), occorrono ulteriori sforzi per rafforzare l’attrattiva e il prestigio della piazza finanziaria ticinese. Sarebbe importante migliorare l’interesse fiscale per il Cantone. A titolo di esempio, la “wealth tax” dello 0,6% per i patrimoni netti superiori a CHF 6 mio. Non è efficace né competitiva rispetto ad altri cantoni. L’obiettivo è di far rientrare in tempi brevi il Ticino tra i primi cinque cantoni della Svizzera, esercitando un richiamo sempre maggiore sia per le aziende sia per le persone facoltose».
Come si sono andate trasformando le esigenze e le richieste della clientela Private Banking?
S.P.: «Un cambiamento che abbiamo anticipato riguarda gli imprenditori. Credit Suisse dispone di grande esperienza nel seguire questo segmento di clientela: infatti, la banca è stata fondata da Alfred Escher nel 1856 proprio per garantire il finanziamento del primo tunnel ferroviaria e favorire l’industrializzazione della Svizzera. Mentre in passato l’imprenditore separava nettamente la banca per le esigenze aziendali da quella che curava il loro patrimonio privato, oggi è più propenso a riunire tutto sotto lo stesso tetto. Per questo motivo abbiamo creato in tutta la Svizzera i desk “Executive & Entrepreneur”, in Ticino diretto da Franco Cancellara. Il valore aggiunto che offriamo ai clienti sta nell’analisi a 360° delle loro esigenze: da quelle commerciali a quelle di private banking, previdenziali e assicurative che ormai vanno di pari passo. Per esempio, il finanziamento dell’azienda può avvenire attingendo alle risorse aziendali, oppure a quelle private o previdenziali dell’imprenditore. Inoltre, le nostre ricerche mostrano che una PMI su cinque è prossima alla successione aziendale e oltre la metà delle PMI sarà ceduta all’esterno della famiglia. In questo ambito offriamo un grande valore aggiunto, seguendo ogni anno oltre 350 successioni aziendali, valutando insieme al cliente le varie opzioni per il futuro dell’azienda».
C.C.: «Rispetto al passato il cliente del settore Private Banking cerca una consulenza con una maggiore tridimensionalità, che tenga in conto anche ad esempio aspetti fiscali o successori. Preferisce sempre di più avere un unico punto di riferimento sul quale far convergere le sue esigenze private e professionali. E, ripeto, la nostra piazza ha imparato a rispondere in maniera molto efficace a queste esigenze».
M.F.: «Tradizionalmente le richieste della clientela Private Banking riguardavano l’assistenza nelle fasi di creazione, crescita e messa a reddito della ricchezza. Negli ultimi tempi il Private Banker viene coinvolto sempre più nei processi di protezione e trasmissione della ricchezza assumendo un ruolo centrale nei processi di passaggio generazionale sia in ambito familiare che aziendale. Al Private Banker viene sempre più richiesta una consulenza a 360 gradi che consenta l’individuazione di soluzioni che garantiscano elevati livelli di flessibilità e personalizzazione non solo in ambito finanziario ma anche in quello immobiliare, assicurativo/previdenziale, art advisory, liquidity event con processi di pianificazione fiscale e successoria».
F.P.: «La clientela è sempre più informata, competente ed esigente con una buona cultura finanziaria. Per questo è necessario che anche le banche offrano servizi e prodotti di alta qualità e ad elevata trasparenza che riescano a soddisfare le esigenze di ogni singolo cliente. La flessibilità e la qualità dell’offerta nonché la preparazione dei professionisti delle banche, chiamati a specializzarsi su competenze ben precise e complementari tra loro, sono quindi elementi fondamentali per essere competitivi nel breve, medio e lungo periodo. Da sempre, in EFG, la centralità del cliente è una caratteristica distintiva e questo ci da un vantaggio competitivo soprattutto alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni».
C.B.: La clientela Private Banking continua a cercare nella nostra piazza finanziaria la stabilità del sistema finanziario e politico, solidità economica e sociale e profondo know-how del settore finanziario e degli investimenti. Cambiando però lo scenario globale, in cui si muove oggi il mondo bancario e della finanza, le esigenze della clientela possono essere soddisfatte solo tenendo conto della maggiore complessità e delle regole e norme da rispettare. La clientela richiede una consulenza olistica considerando la propria situazione patrimoniale, professionale e privata. Il nostro istituto ha l’obiettivo di implementare un approccio di consulenza, che possa tenere conto di queste necessità e fornire alla clientela ciò che quest’ultima si aspetta. Infine, il tema della digitalizzazione è particolarmente attuale. I nuovi canali di comunicazione, e gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia dovranno essere fruibili anche dalla clientela appartenente ai segmenti più importanti, p. es. “high net” e “ultra high net”».
A.C.: La situazione di bassi tassi d’interesse ha portato un buon numero di clienti private banking a investire parte dei loro capitali nel settore immobiliare. Dal nostro osservatorio abbiamo inoltre notato una maggiore predisposizione degli investitori ad affidarsi a mandati di gestione (in fondi o in investimenti diretti) così come in fondi d’investimento strategici. Le esperienze dell’ultima crisi finanziaria hanno lasciato almeno in parte il segno per quanto riguarda la fiducia negli investimenti diretti in azioni. Da parte dei clienti private banking si evidenzia inoltre una sempre maggiore richiesta di consulenza in ambito di pianificazione finanziaria e previdenziale. Notiamo altresì come le contenute spese di transazione per operazioni in borsa effettuate online portino anche parte dei clienti private banking a operare direttamente tramite e-banking. La consulenza personale avrà però a nostro modo di vedere ancora grande importanza per le decisioni d’investimento della nostra clientela».
L.P.: «I nostri clienti hanno delle aspettative sempre più elevate per quanto riguarda i servizi digitali, che devono essere caratterizzati da semplicità e comodità. I servizi devono essere disponibili 24 ore su 24 e ovunque, anche sullo smartphone. Allo stesso tempo per questioni più complesse, ad esempio per la stipula di un’ipoteca, i clienti continuano ad apprezzare una consulenza personale in filiale. A tali esigenze e richieste rispondiamo con una strategia multicanale: il cliente decide tramite quale canale desidera comunicare con noi e ottenere i suoi prodotti e servizi. La tendenza propende chiaramente per l’offerta digitale: oltre a due milioni di contatti con consulenti alla clientela, contiamo ogni anno oltre 70 milioni di interazioni digitali».
Uno dei problemi più importanti riguarda la formazione del personale e l’acquisizione di nuove specifiche competenze. In questa prospettiva, quali sono i principali interventi che avete promosso?
S.P.: «Anzitutto nel 2010 abbiamo introdotto un innovativo processo di certificazione di tutti i consulenti e assistenti nel Private & Wealth Management a livello mondiale. Questo processo comprende un’intensa formazione online e in classe in tutti gli ambiti della consulenza e si conclude con un impegnativo esame, da riconfermare ogni tre anni. Questa formazione obbligatoria è riconosciuta dagli organi di sorveglianza e rappresenta una pietra miliare nell’industria finanziaria. A ciò si aggiungono formazioni online su vari temi e anche la possibilità di frequentare corsi presso il Centro di Studi Bancari, la SUPSI, l’USI e lo Swiss Finance Institute. Oggigiorno ogni collaboratore deve avere un’approfondita formazione di base e la volontà di migliorare continuamente le proprie conoscenza in modo da poter individuare e soddisfare al meglio le esigenze dei clienti. Ciò soprattutto anche nell’ottica dei cambiamenti in atto, per esempio a livello demografico, sociale e nell’ambito della digitalizzazione. Essere al passo con i tempi significa restare competitivi e ciò vale sia per la banca, sia per i collaboratori».
C.C.: «BancaStato agisce su due principali livelli. Il primo è quello riguardante la formazione continua, essenziale per scongiurare l’obsolescenza delle competenze. I mutamenti sempre più rapidi delle tecnologie e delle esigenze del mercato ci impongono un grande sforzo per mantenere aggiornato il livello professionale di collaboratrici e collaboratori nel corso di tutta la loro vita professionale. Sono stati introdotti standard minimi di formazione per ogni collaboratrice e collaboratore e parallelamente tutti i nostri consulenti sono chiamati a effettuare la certificazione obbligatoria, la quale va ripetuta ogni tre anni. L’Istituto ha però anche una grande tradizione nel sostegno allo sviluppo personale e incoraggia gli studi individuali paralleli all’attività professionale di tutti i giorni. Il secondo livello riguarda bisogni mirati e puntuali, che necessitano di specializzazioni di cui la Banca non dispone. In tal caso l’Istituto seleziona i profili idonei sul mercato oppure inaugura proficue collaborazioni con esperti dei settori in questione. Occorre dire che al momento non avvertiamo carenze specifiche di figure professionali: le attività e l’orientamento al mercato locale di BancaStato non ci pongono problemi in tal senso».
M.F.: «La formazione in BPS (Suisse) non è un problema bensì un’occasione di arricchimento e di sviluppo per tutti, Banca, collaboratrici e collaboratori. Per quanto riguarda il settore del Private Banking, più un consulente possiede consolidate conoscenze specialistiche e, meglio comprende i desideri e le necessità del proprio interlocutore, le possibilità di acquisire e fidelizzare il cliente aumentano in maniera esponenziale. Investiamo molto in termini di formazione e sviluppo personale, con un particolare riferimento alle competenze soft e relazionali. A complemento sono stati organizzati corsi particolari dedicati alla fiscalità e alle competenze tecniche.
Inoltre, la prevista Legge federale sui servizi finanziari, attualmente in discussione in Parlamento, impone che, tutti coloro i quali gestiscono le relazioni con i clienti, siano in possesso delle necessarie conoscenze per servirli in maniera adeguata e professionale. Occorre quindi allinearsi agli standard richiesti e procedere alla certificazione di chi opera al fronte. Siamo in una fase di preparazione a questa certificazione, un punzone di qualità che certifica la bravura, la capacità, le competenze e la professionalità dei consulenti BPS (Suisse)».
F.P.: «I grandi mutamenti regolamentari, tecnologici e di modelli di business hanno un impatto sia a livello di organizzazione del lavoro e dei servizi, sia nella relazione con i clienti. Per questo è oggi necessario aggiornare continuamente il personale. In EFG consideriamo la formazione un elemento fondamentale per lo sviluppo del business. Per questo la nostra banca, già da molti anni, dispone di un’offerta formativa di prim’ordine, con corsi organizzati anche in collaborazione con il Centro di Studi Bancari dell’Associazione Bancaria Ticinese e con professionisti esterni. In questo contesto, disponiamo di tre livelli di formazione: la formazione di base, con la quale prepariamo le nuove leve anche alle nuove competenze richieste dal contesto attuale nei singoli mercati. La formazione continua, grazie alla quale i nostri dipendenti restano costantemente aggiornati. E, infine, i corsi di riqualificazione, grazie ai quali i nostri dipendenti hanno l’opportunità di riadattare le proprie qualifiche e competenze sulla base di quelle che sono diventate le necessità della banca e le richieste dei clienti, sia in ottica attuale che futura. Penso, in particolare, all’ambito tecnologico, della compliance e dei processi di business che saranno i veri driver del cambiamento nei prossimi anni. Farci trovare pronti e con professionisti all’altezza in questi settori significherà avere un vantaggio competitivo, sia in Svizzera che a livello globale».
C.B.: All’interno del nostro istituto sono stati creati vari livelli di formazione e certificazione. In base all’importanza e all’entità della materia, vengono organizzati eventi di formazione con lo scopo di aggiornare, ampliare ed approfondire le conoscenze del personale a contatto con la clientela. Si passa così da un semplice “webinar” interno a un programma di formazione/studio con esami finali e certificazione esterna».
A.C.: I nostri consulenti seguono regolarmente corsi di perfezionamento in ambito tecnico e metodologico in modo da essere sempre pronti a soddisfare qualsiasi esigenza dei nostri clienti. Entro fine anno inoltre tutti i collaboratori del nostro segmento Clienti Privati sosterranno un esame di certificazione. La maggiore complessità dell’attività nel private banking prevede un alto livello di competenza dei consulenti che non si limita alla conoscenza dei prodotti e dei processi di consulenza ma tocca anche altri temi quali ad esempio la previdenza e la fiscalità svizzera ed estera.
La qualità del servizio offerto, e dunque dei collaboratori, è oggi probabilmente l’elemento principale che porta il cliente a decidere per una piazza finanziaria e ancora di più per un istituto bancario. Oltre alla formazione, a breve metteremo a disposizione dei nostri collaboratori e clienti una nuova serie di prodotti e servizi che permetteranno ancora maggiormente di trovare sempre la giusta soluzione da proporre ai clienti di Banca Migros».
L.P.: «La formazione continua dei collaboratori è da sempre uno dei pilastri della nostra strategia. Siamo attenti all’evoluzione delle conoscenze richieste ai professionisti nel mondo bancario, al fine di offrire alla nostra clientela dei servizi all’avanguardia. Un’analisi costante dei requisiti necessari nei vari settori di attività ci permette di proporre un’offerta formativa interna molto vasta e innovativa. Recentemente abbiamo messo a disposizione dei nostri collaboratori dei corsi di formazione online, con video e role play filmati, su tematiche trasversali e di interesse comune, che permettono un aggiornamento continuo e immediato.
Naturalmente supportiamo i nostri collaboratori anche nella formazione esterna e ricordiamo che siamo stati tra i promotori, già diversi anni fa, delle certificazioni per tutti i consulenti alla clientela. Questo approccio alla formazione ci garantisce un elevato standard di competenze e conoscenze tecniche aggiornate a cui ogni collaboratore può attingere, definendo anche ulteriori misure individuali nell’ambito di un personale piano di sviluppo».