Tanto la FINMA quanto l’Associazione svizzera dei banchieri e la Banca nazionale svizzera hanno voluto ribadire questo punto: le banche sono ben capitalizzate e in grado di rimanere operative anche in situazioni di forte stress. Questa solidità permette al sistema bancario non solo di rimanere operativo, ma anche di intervenire a sostegno dell’economia reale. Le piccole e medie imprese, l’ossatura dell’economia ticinese e svizzera, saranno aiutate per evitare crisi di liquidità. Le imprese direttamente interessate riceveranno rapidamente e senza lungaggini burocratiche un sostegno importante sotto forma di crediti. Inoltre, numerose banche stanno aumentando la flessibilità nel pagamento degli ammortamenti o dei canoni di leasing alle imprese maggiormente in difficoltà. Il settore bancario ticinese e svizzero non si tira dunque indietro di fronte a questa grande sfida, mettendo in campo tutti gli strumenti a disposizione per sostenere l’economia.
Hanno partecipato all’inchiesta:
Andrea Bergamini (A.B.), Responsabile della Succursale di Lugano LGT Bank (Svizzera) SA
Elena Guglielmin (E.G.), Senior Credit Analyst UBS CIO WM
Gabriele Corte (G.C.), Direttore Generale Banca del Ceresio SA
Marzio Grassi (M.G.), Responsabile Regione Ticino Credit Suisse
Paolo Zella (P.Z.), Responsabile Clientela aziendale Banca Migros Ticino
L’emergenza COVID-19 avrà ovviamente pesanti conseguenze sull’economia e la finanza. È già possibile avanzare un bilancio delle ripercussioni registrate in questi primi mesi?
A.B.: «La pandemia e le conseguenti misure di contenimento avranno certamente un impatto sui mercati finanziari, sull’economia nel suo complesso e sulle singole aziende. Attualmente non è possibile stimarne in maniera affidabile l’ampiezza. Rispetto ad altri settori, tuttavia, l’industria finanziaria è rimasta relativamente indenne – anche rispetto alla crisi del 2008. Per quanto concerne LGT, a rivelarsi particolarmente utili in questo periodo sono l’eccellente stato delle nostre finanze e il nostro solido bilancio, così come il nostro management con la sua pluriennale esperienza. Grazie alle ottime stime dei nostri investment manager, i portafogli dei nostri clienti, ma anche i nostri investimenti di bilancio, hanno tenuto relativamente bene».
E.G.: «L’emergenza coronavirus e la completa battuta d’arresto delle attività economiche in molti paesi, ha influito negativamente nei settori produttivi e commerciali. La disoccupazione, ha raggiunto il 14.7% in aprile negli Stati Uniti, triplicata dall’inizio della crisi. In Europa il tasso di disoccupazione è del 7.4% destinato a salire, mentre in Svizzera ha raggiunto il 2.9% in marzo, stimato al 4.0% a fine anno. L’interruzione delle attività produttive ha creato una crisi di liquidità nelle aziende, parzialmente superata dall’erogazione di crediti garantiti dagli Stati. In Europa la Commissione ha varato il piano SURE, uno strumento di supporto di 100 miliardi di EUR per l’erogazione di prestiti ai singoli stati a sostegno dei disagi sociali causati dalla disoccupazione. Gli aiuti statali all’economia continueranno ad aumentare. In Svizzera sono state varate misure fiscali pari a circa CHF 62 miliardi, pari al 9% del Pil. La Commissione Europea sta lavorando per la costituzione di un fondo destinato alla ripresa economica, il Recovery Fund, di almeno 1.000/1.500 miliardi di euro. Tutti questi interventi – comunitari e dei singoli stati – si tradurranno in un aumento del debito pubblico, che quest’anno salirà a doppia cifra in tutte le economie avanzate con l’obiettivo di arginare la crisi. Il deficit della zona euro dovrebbe eccedere gli 800 miliardi di euro (il 7% del PIL), mentre negli Stati Uniti sarà di oltre 3.200 miliardi di dollari (15% del PIL)».
G.C.: «Abbiamo prime chiavi di lettura per valutarne le conseguenze: la più immediata è il crollo di produzione e consumo. In linea generale assistiamo a incrementi di fatturato in on-line, alimentare veicolato dalla grande distribuzione e farmaceutico. In netto calo tutto il resto, con situazioni di azzeramento dei fatturati. Una seconda lettura va all‘effetto dislocativo della crisi che ha accelerato modelli di consumo che perdureranno sia per praticità che per iniziale psicosi collettiva: i cinema resteranno in crisi ben più a lungo della loro pausa forzata ma gli utenti Netflix continueranno ad incrementare. Partiamo da quest’esempio per riflettere sul settore tecnologico, tornato a valutazioni pre crisi, con il resto del mercato che arranca».
M.G.: «I nostri economisti, consapevoli delle numerose imponderabilità della situazione attuale, ritengono che una recessione in Svizzera non possa essere evitata. Grazie alla graduale riapertura delle attività, anche l’economia dovrebbe iniziare a riprendersi con un ritorno dei consumi ai livelli pre-lockdown, non da ultimo grazie a misure come il lavoro ridotto e i crediti garantiti dalla Confederazione. Soprattutto nei settori orientati all’esportazione, ad esclusione dell’industria farmaceutica, la ripresa potrebbe essere più lenta del previsto. In questo scenario i nostri economisti prevedono un calo del PIL del 3,5% per il 2020. Non ci attendiamo alcuna grave battuta d’arresto né per gli investimenti aziendali per ora posticipati, né per il mercato immobiliare».
P.Z.: «Dipenderà molto da quanto tempo ci vorrà per tornare alla normalità. Se le fasi di riapertura si dovessero concludere senza nuove ricadute penso che l’economia possa riprendersi abbastanza velocemente. Ci vorrà comunque parecchio tempo per recuperare quanto perso, ma ritengo che gli aiuti statali concessi alle PMI abbiano raggiunto lo scopo di dare sufficiente respiro per superare la crisi. Ci attendono momenti difficili in quanto la maggior parte delle attività ripartiranno indebolite e soprattutto con debiti più elevati. Questi debiti andranno rimborsati e peseranno sui conti economici nei prossimi anni per le aziende come pure per l’Ente Pubblico. Non dobbiamo inoltre dimenticare che la Svizzera ha una bilancia commerciale positiva; siamo quindi dipendenti da come evolveranno le economie mondiali. Il Ticino ha esportato nel 2019, per CHF 6.5 mia. (dati provvisori), secondo l’ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat), di cui CHF 1.4 mia in Italia e CHF 1 mia in America, nazioni che sono fortemente toccate dal COVID-19 e dove gli ammortizzatori sociali non sono così tempestivi ed efficienti come in Svizzera. Le sfide per il futuro non mancheranno, ma grazie alla nostra capacità nel reagire a situazioni difficili e ad un sistema paese forte che sostiene l’economia e la popolazione potremo uscire da questa crisi vincenti. Le efficaci misure prese dalla Confederazione per sostenere le PMI avranno risonanza internazionale che stimolerà nuovi imprenditori ad investire nel nostro Paese». Guardando a una prossima ripresa, è possibile ipotizzare una trasformazione nel modello di business nel settore finanziario?
A.B.: «È piuttosto improbabile. Anche in futuro, nell’ambito del Private Banking si tratterà di offrire ai clienti servizi eccellenti e ottimi prodotti, e di consigliarli in funzione delle loro esigenze individuali. Ad avere ripercussioni maggiori sull’industria finanziaria, più che la pandemia saranno la digitalizzazione e la crescente richiesta di proposte sostenibili».
E.G.: «Le conseguenze del coronavirus si tradurranno nell’accelerazione dei processi di cambiamento già in atto. Il processo di consolidamento del sistema bancario europeo potrebbe ricevere un’ulteriore spinta dall’attuale crisi. Mentre gli istituti sistemicamente rilevanti sapranno fare fronte all’inevitabile pressione sui margini dovuta sia ai bassi tassi di interesse e sia al deterioramento della qualità di credito, le piccole banche con minori risorse patrimoniali potrebbero entrare in difficoltà, con il rischio di essere fagocitate dai concorrenti più robusti. Un secondo aspetto molto rilevante è dato dall’accelerazione dell’implementazione della tecnologia. Le banche accelereranno il processo di trasformazione digitale sia per rendere i processi interni più efficienti e meno costosi, sia per elevare la qualità dei servizi digitali offerti alla clientela che si sono dimostrati più che mai utili e rilevanti durante il lockdown».
G.C.: «La finanza non brilla per innovazione: in generale serve ancora un intermediario finanziario per un conto corrente, una banca per un credito e un’assicurazione per una polizza. Penso che la crisi metterà in discussione le banche tradizionali su almeno tre livelli: tornerà la carenza di capitale date le insolvenze e non saranno in grado di sostenere il credito, venendo disintermediate da nuove forme di mercato dei capitali. Patirà il modello di pura distribuzione di prodotti in quanto facilmente sostituibile da piattaforme più efficienti o da chi avvezzo a selezionare investimenti in una fase di rivoluzione dell’economia reale. Penso che le assicurazioni resteranno più monolitiche: non siamo ancora pronti per affidare al mercato preoccupazioni di base come casa e salute».
M.G.: «Più che una trasformazione vedo nel settore finanziario una naturale e accelerata evoluzione del modello di business sempre più basato e orientato alla digitalizzazione, soprattutto per i servizi di base. Nell’ambito della consulenza, invece, il rapporto personale continuerà a mantenere la sua importanza».
P.Z.; «Il settore finanziario ha continuato ad operare malgrado la situazione di pandemia. Banca Migros è stata in grado di ridurre a poche unità le presenze nelle filiali e permettere alla maggior parte dei collaboratori di svolgere l’attività quotidiana dal proprio domicilio, con l’ausilio di computer portatili con accesso ai sistemi bancari e agli archivi che oggi sono digitalizzati; viviamo in un mondo paper-free. I sistemi di video conferenze telefoniche ci hanno permesso di avere contatti giornalieri e poter continuare il normale scambio di informazioni. In futuro svilupperemo ulteriormente le opportunità di home work dando maggiore flessibilità ai collaboratori così da poter gestire il lavoro, la famiglia e le passioni. Per quanto riguarda i prodotti bancari, è evidente la crescente importanza dei servizi online nel segmento della clientela aziendale, dove la banca investe costantemente. Oggi, per esempio, siamo in grado di offrire servizi online quali il leasing-online, un sistema e-banking sempre più ricco di funzioni e di facile utilizzo e la possibilità di concordare un incontro con un consulente direttamente dalla nostra pagina internet. Molti sono inoltre i progetti che vedranno la luce nei prossimi anni».
Per favorire la ripresa economica sono necessari aiuti sostanziosi nei confronti di aziende, professionisti, lavoratori e famiglie. Nello specifico, quali interventi avete già avviato per sostenere le attività dei vostri clienti?
A.B.: «In quanto pura banca privata non siamo direttamente coinvolti nelle diverse misure di sostegno congiunturale della Confederazione. I nostri esperti in investimenti seguono da vicino gli sviluppi attuali e supportano i nostri clienti e i nostri consulenti con raccomandazioni di investimento e informazioni mirate».
E.G.: «A livello corporate UBS si è attivata prontamente nell’erogazione dei crediti COVID garantiti dalla Confederazione, come pure nell’offerta ai clienti di moratorie temporanee delle rate dei mutui e di leasing, rinviando il rimborso alla ripresa del lavoro. Inoltre, mettiamo a disposizione dei clienti una serie di strumenti che permettono di pianificare le loro necessità finanziarie future, potendo elaborare soluzioni in differenti scenari economici, misurandone l’impatto sulla loro situazione finanziaria. Partecipiamo attivamente ai programmi cantonali con la possibilità per la nostra banca di processare le richieste di credito. La centralità del cliente continua ad essere la nostra priorità, soprattutto in questo momento di difficoltà, e ci focalizziamo sulla consulenza, offrendo un’analisi approfondita dell’attuale situazione sia per il corporate sia per la gestione dei loro patrimoni».
G.C.: «Come banca specializzata nella gestione di patrimoni privati il nostro primo compito è quello di proteggerli durante le fasi di crisi. Anche questa volta ci siamo ben riusciti, alleviando almeno parte degli effetti negativi dell’attuale situazione. In seconda battuta ci stiamo operando per trovare soluzioni adeguate a imprenditori e imprese, in modo particolare nel reperire risorse finanziarie non necessariamente legate a crediti bancari. Abbiamo anche lavorato pensando ai collaboratori organizzando un’operatività completa da casa e pianificando le prossime fasi di riapertura in base alle esigenze delle singole famiglie. Infine penso vedremo un attivismo più acceso della nostra Fondazione a sostegno del territorio, immaginando un aumento delle necessità».
M.G.: «Nella situazione attuale le banche sono parte della soluzione. Credit Suisse, tramite il proprio CEO Thomas Gottstein, ha avuto un ruolo attivo sin dalle prime fasi dello sviluppo di una soluzione di prestiti ponte per le aziende svizzere garantiti dalla Confederazione. In pochissimo tempo abbiamo creato un processo online e attivato una task force per gestire le richieste. Abbiamo ricevuto moltissimi riscontri positivi dai clienti, entusiasti della semplicità e velocità di concessione dei crediti. Infatti, in linea di massima i soldi sono stati versati sul conto entro poche ore dalla richiesta. Fino alla fine di aprile avevamo già concesso in Svizzera più di 13’000 crediti per un ammontare superiore ai 2 miliardi di franchi. Oltre a ciò abbiamo concordato con alcuni clienti la proroga della scadenza della rate di leasing o di altri crediti. Inoltre, siamo anche venuti incontro alle esigenze dei nostri collaboratori con figli o familiari da accudire, agevolandoli con un congedo retribuito fino al momento della riapertura delle scuole».
P.Z.: «È ancora presto per parlare di veri e propri interventi, siamo però in costante contatto con i nostri clienti per capire quali siano le esigenze più impellenti e siamo pronti a sostenerli. Come detto prima la maggior parte delle aziende dopo questa crisi ne uscirà indebolita e con esposizione debitorie più elevate. Stiamo quindi valutando come dovremo affrontare in futuro questi aspetti per non fare mancare le liquidità necessarie per poter svolgere l’attività e far fronte agli investimenti. In questo ambito verrà valutato se implementare nuove direttive per la valutazione delle aziende (sistema di Rating) in modo da non penalizzare troppo l’alto grado d’indebitamento che, fortunatamente visto il perdurare dei bassi tassi d’interesse, dovrebbe essere sopportabile per le aziende».
Più in generale, quali risposte prevedete nei prossimi mesi da parte dei mercati finanziari?
A.B.: «Dopo le importanti perdite di marzo, in aprile i mercati finanziari hanno nuovamente ripreso terreno. Alcuni segmenti di mercato hanno addirittura compensato tutte le perdite dall’inizio dell’anno. Tra i fattori principali di questa ripresa figurano non da ultime le misure di aiuto attuate da diversi governi e banche centrali. Se nelle economie principali ulteriori manifestazioni pandemiche rimangono sotto controllo e sarà possibile evitare scontri geopolitici maggiori, nella seconda metà dell’anno si potrebbe effettivamente assistere a una ripresa economica piuttosto robusta».
E.G.: «Le previsioni sui mercati finanziari sono legate alla nostra visione macroeconomica, secondo la quale l’economia globale vivrà una recessione piuttosto profonda nei prossimi due trimestri con una contrazione del Pil del -6.1% nell’Eurozona e del -4.5% in Svizzera per avviarsi ad una graduale ripresa che si consoliderà nel 2021, con un Pil per l’Eurozona del 4.1% e in Svizzera del 3.9%. In quest’ottica ci aspettiamo che a fine anno l’indice S&P s attesti a 2,750 punti e l’EuroStoxx 50 a 2,600 punti. Nel settore obbligazionario corporate e HY denominati in USD, che stanno scontando dei tassi di insolvenza a nostro avviso eccessivi, ci attendiamo un restringimento degli spreads rispettivamente di circa 150 e 550 punti base. Ci attendiamo un apprezzamento dell’EUR rispetto al USD, che a fine anno si dovrebbe assestare a 1.19, come pure dell’EUR rispetto al CHF, previsto a 1.10 a fine anno».
G.C.: «Dopo una prima fase di panico, il mercato azionario inizierà a capire l’impatto su singoli settori. Vivremo uno stravolgimento di alcuni modelli di business con relativi impatti sulle valutazioni aziendali. Alcune componenti del listino svizzero come farmaceutica, alimentare e elettronica potrebbero uscirne rafforzate; altre come la meccanica sapranno far valere il loro valore aggiunto anche in una fase congiunturale negativa. La finanza sarà sotto pressione sia per modelli di business che per gli impatti negativi dal credito. In queste fasi la differenza la faranno i gestori attivi, abituati a valutare singole aziende e non ad acquistare passivamente l’intero mercato».
M.G.: «Il graduale allentamento delle misure di lockdown ha avuto come conseguenza anche una graduale ripresa dei mercati, in particolare di quelli azionari. Anche se è forse ancora presto per cantare vittoria, il successo delle misure di contenimento del virus e quelle di politica monetaria e fiscale hanno ridato fiducia dopo le violente correzioni sui mercati. La volatilità comunque resta elevata e non è possibile escludere correzioni».
P.Z.: «La crisi non è ancora superata nemmeno per i mercati finanziari. Sono stati compiuti grandi progressi nel contenere la pandemia. Tuttavia la recessione economica comporta costi elevati, sia per gli Stati sia per le aziende e l’indebitamento sta crescendo rapidamente. Inoltre la mobilità potrebbe rimanere limitata per molto tempo. I mercati sono attualmente un po’ troppo fiduciosi e per ora vediamo un piccolo potenziale di prezzo aggiuntivo per le azioni. È probabile che la volatilità aumenti di nuovo».
Si è parlato da più parti di una radicale trasformazione dell’economia mondiale. Quali settori, a suo giudizio, saranno maggiormente interessati da nuovi modi di produrre e consumare?
A.B.: «Su chi saranno i vincitori e i perdenti in questa fase, oggi è solo possibile speculare. Il lockdown ha tuttavia mostrato una cosa: in futuro, i modelli operativi digitali sono destinati a diventare ancora molto più forti».
E.G.: «I nuovi modi di produrre e consumare riguarderanno in particolare i settori tradizionali, quali il settore sanitario come pure il settore manifatturiero, con orientamento sempre più forte verso un’economia sempre maggiormente aderente a criteri di sostenibilità».
G.C.: «Produzione e consumo si avvicineranno sia tramite fruizione più personalizzata di beni e servizi, sia tramite rilocalizzazione industriale. La concentrazione in Asia della produzione ha fatto vedere i suoi limiti e non mancherebbero oggi le competenze tecniche per produrre in modo competitivo in occidente. Insomma pizza e cinema con gli amici resterà ma lo faremo in modo diverso magari con schermi “made in Switzerland”».
M.G.: «Le conseguenze sono già visibili nell’ambito del commercio al dettaglio. Uno sguardo alle statistiche delle strutture aziendali dell’UST indica che in Svizzera quasi 33 000 negozi sono stati costretti a chiudere temporaneamente i battenti. Molti si sono attivati per vendere online e con servizi consegna a domicilio o di take-away. I consumatori in questo periodo hanno acquistato e apprezzato più prodotti freschi del territorio. La vera impennata è stata registrata dal commercio online in cui prevediamo una crescita attorno al 30% rispetto all’anno precedente».
P.Z.: «Non credo che l’economia globale si trasformerà radicalmente. Ma è probabile che la globalizzazione venga messa in discussione ancora di più. Le catene di approvvigionamento sono già state colpite dal conflitto commerciale. Questo problema è stato esacerbato dalla crisi COVID-19 e molte aziende si adopereranno per avvicinare la produzione ai loro mercati di vendita. L’informatica e l’e-commerce sono sicuramente tra i vincitori: la crisi sta accelerando la digitalizzazione in tutte le aree dell’economia. Ritengo inoltre che la società civile sia diventata ancora più consapevole del problema della “sostenibilità”».
In quale misura la digitalizzazione potrà aiutarci a disegnare nuovi scenari economici e finanziari?
A.B.: «La digitalizzazione diventerà un motore decisivo per nuovi modelli di produzione e di consumo – e questo indipendentemente dai singoli settori: già oggi, infatti, interessa tutti gli ambiti della vita. I servizi tecnologici sono sempre più richiesti ormai da anni, negli acquisti come nelle operazioni bancarie o nel settore del B2B. Questa evoluzione è ora destinata a rafforzarsi e ad accelerare ulteriormente. I servizi digitali ci consentono di consigliare i nostri clienti in modo ancora più individuale e di offrire loro un supporto migliore».
E.G.: «Il prossimo decennio vedrà un’accelerazione dei processi socio-economici di cambiamento in atto, i più evidenti dei quali riguarderanno la crescita della popolazione mondiale soprattutto nei paesi emergenti e l’invecchiamento nei paesi sviluppati, come pure l’urbanizzazione e l’adozione di maggiori criteri di sostenibilità. Questi processi di cambiamento saranno accompagnati sempre più dallo sviluppo della digitalizzazione. Un esempio è la gestione dei dati, che diventerà una risorsa importante del prossimo decennio e asservirà molteplici scopi e settori. L’e-commerce ad esempio, aiuterà a capire le preferenze dei consumatori, mentre il fintech permetterà di offrire servizi finanziari sempre più personalizzati. Nel settore sanitario la medicina a distanza offrirà ulteriori opportunità di sviluppo e di sostegno ad una società in invecchiamento».
G.C.: «Abbiamo già parlato di disintermediazione, consumo on-line, nuova industrializzazione, tutti frutto della digitalizzazione. L’equilibrio di domani sarà tra l’acceso a grandi gruppi di consumatori da un lato ed idee e capitali dall’altro, a discapito della sola ricerca di minimizzare il costo del lavoro».
M.G.: «La situazione che abbiamo vissuto quest’anno ha dato una chiara accelerata alla digitalizzazione. Abbiamo notato un incremento sostanziale di richieste di attivazione dell’online banking, di carte di debito e di credito, come pure di altre forme di pagamento senza contanti come Twint. Nel contempo sempre più settori si sono attrezzati per il lavoro da casa, con conseguenti investimenti in particolare nella sicurezza informatica».
P.Z.: «La digitalizzazione sta svolgendo un ruolo fondamentale durante questi mesi nei quali le persone sono limitate negli spostamenti. Solo le aziende di servizi con un alto grado di digitalizzazione hanno potuto continuare l’attività. Questa necessità improvvisa ha dato una spinta significativa verso la digitalizzazione laddove possibile e ha trasformato, anche per il futuro, il nostro modo di lavorare. Siamo diventati molto più efficienti e abbiamo imparato a ridurre al minimo gli spostamenti. A mio avviso anche in futuro continueremo a lavorare con regolarità da casa e sempre più utilizzeremo sistemi di riunione digitali per “stare vicini da lontano” con benefici per l’ambiente e il benessere delle persone. Le aziende stanno constatando che si può dare fiducia al personale che dimostra di svolgere con coscienza le mansioni anche tra le mura domestiche. Questa flessibilità permetterà ai dipendenti di meglio integrare le necessità lavorative con quelle private. Banca Migros ha investito molto nella digitalizzazione, favorendo così anche coloro che sono impossibilitati ad un lavoro a tempo pieno. Per questo, e non solo, il nostro istituto sta diventando sempre più un datore di lavoro attrattivo».