L’eccellenza, nelle tue competenze, conoscenze e abilità. L’autenticità, rispetto ai tuoi valori, opinioni, identità e anche desideri, emozioni, fragilità. Il proposito altruistico, il fine ultimo di ciò che fai, che esula da te stesso e i tuoi cari, proiettato su comunità e territorio. A quale di queste tre spinte evolutive del leader desideri rispondere maggiormente in futuro rispetto a quanto già fai oggi?
«All’eccellenza, in assoluto. In essa riesci a creare un valore che poi puoi gestire a piacimento. Senza eccellenza il resto perde significato».
Una cosa concreta che puoi fare in merito da subito?
«Identificare per tempo i giovani da valorizzare, da accompagnare ad un ruolo di leadership trasmettendo loro le competenze e gli insegnamenti necessari».
La vera autenticità, la totale e sincera apertura e espressione di sé stessi, fa paura e, quindi, si tende ad adottare comportamenti difensivi di varia natura. Li vedi in te?
«Io separo e rivendico l’intimità dall’autenticità. Credo che sia nel proprio intimo che una persona riconosca se è autentico o meno, non necessariamente in ciò che fa che, alla fine, deve essere la manifestazione di un’espressione necessaria al proprio ruolo. Il mio “io autentico” non è un luogo che dispongo all’accesso di tutti. Detto questo, ognuno persegue liberamente la possibilità di essere autentico nella sua vita quotidiana per come crede e, sicuramente, dovrebbe cercare di farlo per il proprio bene».
L’autenticità di una persona o dei membri di una comunità ne stimola l’attrattività. In uno scenario di vera autenticità diffusa cosa sarebbe diverso in Ticino?
«Un maggior contributo individuale e, conseguentemente, una maggiore crescita. Ritengo che ciò che manca qui sia questo movimento virtuoso individuale nell’ambire ad evolvere nel proprio livello di autenticità, nonostante il sistema conceda un alto grado di possibilità di farlo. Mancano gli stimoli dentro, a livello personale».
In cosa sei geniale, sovraumano?
«Io? Non ho nessuna genialità particolare. Ho una spiccata capacità nel vedere e gestire il “bicchiere mezzo pieno” piuttosto che “mezzo vuoto” in qualsiasi contesto. Non è però una genialità quanto più un’indole».
In cosa, invece, sei umano, deficitario?
«Sono molto umano nel confrontarmi continuamente con il dubbio, con le diverse alternative. Anche qui, però, non lo vedo come un deficit ma come un’indole. Sicuramente, invece, sono deficitario nella comunicazione, nella condivisione di idee, indirizzi e decisioni con gli altri e nel loro coinvolgimento. Mi viene spesso rimarcato ma a 60 anni ho pochi stimoli a migliorare in questo».
Ti porgo questo specchio. Ci sei tu e la tua immagine riflessa. Se io ti guardassi come stai facendo tu, con i tuoi occhi, cosa vedrei di diverso che da qui fuori non vedo?
«Non te lo direi mai, per tutto l’oro del mondo! Ma certamente la difficoltà a trovare delle risposte a tutto».
Guardandoti allo specchio, cosa non vedi o non vuoi vedere di te?
«Devo pensarci…ciò che non vorrei mai vedere è della debolezza, in tutti i sensi. Ho difficoltà ad accettarla. Riconosco però che è intrinseca in quanto essere umano. Il dubbio è una fragilità nelle scelte e ostentare sicurezza, oltre ad essere un sintomo diffuso, non facilita la soluzione».
Cosa di te ti fa gioire?
«La mia curiosità, assolutamente! Porta l’entusiasmo, l’iniziativa, il fare un sacco di cose».
Cosa di te, invece, ti infastidisce?
«L’ozio. Mi infastidisce da matti. È sempre lì, di fianco, in agguato».
Avessi un’ora in più al giorno, cosa faresti?
«Leggerei».
Avessi un’ora in meno al giorno, cosa non faresti?
«Dormirei un’ora in meno».
Di te, a torto e a ragione, si dice che…
«…che non sono un comunicatore. In certi ambiti, legati alla responsabilità della conduzione, a ragione e in altri, nello scambio di idee, messaggi, opinioni, a torto. A ragione secondo la definizione di comunicatore che hanno altri miei colleghi…(sorriso)…mica male, no?».
Il segreto o la paura più grande della tua vita: quale sceglieresti di raccontare alla platea dei tuoi collaboratori e perché non l’altra?
«Questa è una bella domanda. Racconterei la paura, magari troverei comprensione nella mia vulnerabilità. Ma proprio perché devo scegliere. Non racconterei mai il segreto: il segreto è segreto. E comunque non mi piace far vedere una paura».
Insignificanza, di vita o di operato, solitudine, presente o futura, prigionia, rispetto a qualcuno o qualcosa, incertezza/precarietà di quanto ci circonda, sono le paure sostanziali ricorrenti in un leader. E quelle di Roberto?
«La seconda e la terza no, sono intrinseche in un leader, non puoi averle. Sono combattuto fra la prima e la quarta. Ti dico l’incertezza che ci circonda. Mi porta alla paura di sbagliare, di commettere un errore, che dipende anche dalla possibilità o meno di correggere il tiro».
Il mondo sta andando…
«…in modo quantistico, su tanti binari: ci sono mondi differenti e spero che il mondo mantenga queste diversità perché è la sua vera ricchezza. Se cerchi di omogeneizzare è la morte della specie».
Poche donne al comando, pochi giovani al comando, pochi indipendenti al comando, pochi stranieri al comando, pochi nuovi al comando: che comando é?
«Senza speranza, inefficace. La neutralità, la mancanza di preconcetti porta alla diversità. Io non sono per l’inclusione forzata bensì per la libera non esclusione. La diversità va facilitata, incoraggiata. Se questo scenario è il risultato di un limite culturale allora è un fallimento, se invece è il risultato di una libera scelta va bene. Sono assolutamente convinto che il vero atout di una società sia l’essere multi-tutto perché crea delle dinamiche straordinarie».
Fare il leader, essere il leader, sentirsi il leader, formare il leader, in ordine di importanza secondo te…
«Essere, sentirsi, fare, formare».
Fuga e/o mancato rientro dei “cervelli” ticinesi: dove stanno il problema, il lato positivo, l’opportunità e il cambiamento?
«Il “cervello” che se ne va io lo premio perché ha la curiosità di vedere qualcos’altro. Il “cervello” che non rientra è il problema e l’opportunità. Dobbiamo stimolare il rientro e anche l’arrivo di nuovi “cervelli”, migliorando la comunicazione, anche al di fuori dei canali accademici, e le condizioni quadro che agevolano la persona a spostarsi qui».
Il CEO di Airbnb ha recentemente passato 6 mesi da nomade in affitto, il CEO di Starbucks passa intere giornate a servire i clienti dietro al bancone: che messaggio cogli?
«L’importanza di essere vicino ai bisogni del tuo cliente, perché il leader non deve essere soltanto un manager ma anche un professionista, è fondamentale. E, come messaggio e effetto collaterale, la vicinanza anche ai propri dipendenti».
100% delle azioni di Patagonia: i diritti di voto sono di un trust il cui scopo è preservare i valori aziendali, i diritti economici sono di un ente no profit che combatte la crisi climatica e difende la natura. Cosa noti?
«Una libera scelta dell’azionista che ha ritenuto che quella via fosse maggiormente in grado di perpetuare l’azienda e la sua persona».
Nel mondo, su 10, 9 investitori, 7 collaboratori e 6 consumatori scelgono aziende che hanno un comprovato e significativo impatto sociale, riflesso nei valori e nella missione aziendali. Fa riflettere…
«Non ci credo neanche morto. Lo trovo molto politically correct»..
L’intelligenza artificiale sta gradualmente sconvolgendo il mondo e l’essere umano. Curiosando, ho chiesto a ChatGPT quali saranno tra 10 anni gli aspetti dell’intelligenza umana che rimarranno insostituibili: secondo te, cosa mi ha risposto?
«La creatività. E la variabilità. Ciò che mi preoccupa è l’appiattimento verso una omogeneizzazione».
Ti provoco un po’: in Ticino (e non solo) soldi uguale successo e possibile cambiamento uguale ostilità. Che conseguenze hanno sul territorio?
«Il primo non è necessariamente una prerogativa del Ticino. Il secondo sì. La conseguenza è che, invece di avere l’ambizione di creare e migliorare, ci appiattiamo o, addirittura, ci allineiamo verso il basso».
La diversità come “forma mentis”, accolta e valorizzata: a che punto siamo in Ticino?
«È fondamentale, assolutamente. Ognuno la dovrebbe far propria, per il successo suo e della comunità. Secondo me per comodità la gente non la cerca, non osa, non ha il coraggio. La diversità è scomoda, implica un impegno e per indole la si rifugge. Molto è stato fatto, molto rimane da fare».
Chiudi per favore gli occhi e torna a quel momento in cui hai pianto a dirotto e visualizzalo: quelle lacrime, potessero parlare, cosa ti direbbero?
«È la vita».
Tieni gli occhi chiusi…ora immagina che la tua anima spicchi il volo: dove si posa?
«…sta costantemente in volo e talvolta scende, prende, raccoglie qualcosa, ritorna in volo, va da un’altra parte, poi si posa di nuovo, raccoglie. In questo momento il mio fantasticare è che la mia anima giri il più possibile e raccolga esperienze. La prima tappa è un altopiano con un sacco di verde attorno e una grande fattoria».
Ti dono una bacchetta magica prepagata per uno specifico desiderio: quale nuova qualità regali alla leadership ticinese di tutti gli ambiti, non solo quello politico, che oggi non vedi? I tuoi predecessori hanno già detto lo spirito di team, la fierezza del successo altrui, la fiducia nella capacità collettiva, l’apertura mentale, il coraggio, la visione, l’autenticità e l’assertività.
«Alla leadership ticinese regalo la curiosità. La voglia di vedere cose nuove e accettarle. Ci mancano visionari, con la capacità di saper interpretare il presente e guardare oltre il momento, il proprio interesse, il termine del proprio mandato, la propria vita. Il visionario si nutre di curiosità e mi affascina».
Scegliti il titolo dell’intervista…
«Il mondo ideale, qualunque esso sia».
Che valore ha avuto per te questa chiacchierata?
«Molto interessante. Mi hai dato la possibilità di dire ciò che vedo e che mi piacerebbe. Sarà arricchente vederla trascritta, non solo semplici pensieri. Faccio fatica a rileggermi o anche riguardarmi quando vado in televisione».
Riprendi per favore lo specchio. In conclusione, cosa sussurri nell’orecchio della tua immagine riflessa?
«Fai il bravo».
E in quello di chi ti sta leggendo in questo istante?
«Ascolta».