Non c’è artista così forte, impattante e capace di generare turbamento nello spettatore quanto Edvard Munch. La sua straordinaria capacità di raccontare il ‘900 e i cambiamenti sociali e intimi che l’hanno caratterizzato non trova eguali fra i contemporanei. Nel suo panorama antiche certezze che si sgretolano, punti di riferimento tradizionali che vengono completamente meno e, accanto a lui, dentro di lui, lo smarrimento dell’uomo e della donna che non trovano più rifugio da quell’angoscia che sarà il male intimo e insieme sociale tipico della nuova era.
Il rapporto tra l’individuo e il mondo non è più lo stesso: l’armonia che lo regolava è venuta meno e mai come ora l’uomo ne ha piena consapevolezza. E allora cosa resta all’artista se la ricerca della verità all’infuori di sé, la verità oggettiva, sembra inutile e per di più destinata a generare una menzogna nel rapporto fra pittore e spettatore? Resta l’esplosione della sua soggettività. La violenta spinta verso l’esterno del suo angosciante sentire interiore. Esclusivamente umano e profondamente moderno.
L’opera di Munch è un’autobiografia perenne, votata alla continua espiazione e contemporaneamente al tentativo di far tacere i mostri, gli spetri che lo abitano e che, forse, abitano tutte e tutti noi.
Ma, pur con una produzione straordinariamente proficua, l’autoritratto non è l’unica espressione dell’artista norvegese. Fra i suoi quadri più celebri, come pugni nello stomaco, fanno capolino la malattia, il lutto, la perdita e ogni volta per lo spettatore sensibile, l’angoscia provata dall’artista diventa improvvisamente la nostra. Nato nel 1863 in Norvegia, Munch è stato profondamente influenzato dalle esperienze traumatiche vissute fin dalla prima infanzia, come la morte prematura della madre e della sorella, che torna come tema principali in alcuni dei suoi più celebri capolavori.
La mostra di Edvard Munch a Milano
Dopo quarant’anni dall’ultima mostra dedicata a Edvard Munch, è Palazzo Reale il luogo di Milano dedicato ad accogliere le opere del maestro norvegese. La retrospettiva, organizzata in collaborazione con il MUNCH di Oslo e il Comune di Milano, apre oggi – 14 settembre – e si chiude il 26 gennaio 2025, dando quindi un lungo lasso di tempo – che comprende le ferie invernali e che si chiude a ridosso delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 – per godere di un percorso espositivo che racconta l’animo tormentato di Munch attraverso 100 opere di rara intensità, tra cui capolavori come La morte di Marat, Le ragazze sul ponte e Notte stellata.
L’esposizione rappresenta un omaggio all’opera di un autore impossibile da inscatolare, perché non seguì nessuna corrente ma fu di certo precursore dell’estetica espressionista, capace con la semplificazione delle linee, i contorni chiusi e marcati (anzi ri-marcati) e i colori sintetici, di trasmettere l’angoscia personale, che diventa universale. Un esempio straordinario, anzi l’esempio per antonomasia, di questa capacità è L’Urlo , qui presente nella sua versione litografica, prestata eccezionalmente dal Museo MUNCH di Oslo, insieme a una selezione di altri capolavori, fra i più celebri bel maestro, come Morte nella Camera della malata o il meraviglioso Tra il letto e l’orologio, considerato il capolavoro della sua vecchiaia.
Il percorso espositivo
Curata da Patricia G. Berman, una delle maggiori studiose di Munch, la mostra è suddivisa in sezioni tematiche che permettono ai visitatori di immergersi nel mondo interiore dell’artista. Tra le opere esposte, spicca La morte di Marat (1907), una potente riflessione sulla violenza e la morte, mentre Le ragazze sul ponte (1927) cattura con struggente delicatezza un momento di quiete sospesa. Altri lavori iconici come Malinconia (1900-1901) e Danza sulla spiaggia (1904) completano il ricco panorama della sua produzione artistica.
Come si diceva, una delle opere più attese è la celebre litografia de L’Urlo (1895), che ha saputo cristallizzare l’inquietudine dell’uomo moderno, divenendo una delle immagini più riconoscibili dell’arte mondiale. Questo capolavoro, grazie all’intenso gioco di linee, trasmette un grido muto che attraversa il tempo e lo spazio, toccando corde universali.
L’importanza della mostra e gli eventi correlati
L’arrivo della mostra a Milano rappresenta non solo un ritorno atteso, ma anche un’opportunità di riscoprire l’artista norvegese in una nuova luce. La città lombarda, grazie a Palazzo Reale, si conferma uno dei poli culturali più vivaci e aperti alla sperimentazione artistica a livello internazionale. L’esposizione è arricchita da un fitto calendario di eventi e attività collaterali che coinvolgeranno diverse realtà culturali milanesi, offrendo al pubblico l’occasione di approfondire la complessa figura di Munch e le tematiche affrontate nelle sue opere.