Gallipedia è un libro scritto a quattro mani. Non un instant book sulla Covid e neppure l’agiografia di un personaggio tra i più popolari durante la pandemia. 250 domande per raccontare la storia di un medico e di uno scienziato che ha dedicato tutta la vita allo studio delle malattie infettive.

La prima domanda è la più scontata: che bisogno c’era di questo libro?

Quando la casa editrice Vallecchi ha fatto la prima proposta a Lorella, risponde Massimo Galli, eravamo ancora alle prese con la campagna vaccinale che stentava a decollare. Per questo ho subito posto dei paletti: non doveva essere un instant book sulla Covid, come tanti già usciti e nessuno spazio alle polemiche con politici e colleghi più o meno titolati a parlare della pandemia. Sì invece alla divulgazione di argomenti medici e scientifici, in particolare sulle malattie infettive contro le quali ho combattuto, rivolto a un pubblico più vasto di quello che normalmente si riesce a coinvolgere su questi temi.

Per fare questo era necessario lavorare a quattro mani con una persona di mia assoluta fiducia e che avesse sia le competenze necessarie, sia la volontà e la pazienza di adattarsi ai miei tempi e ai miei impegni. Avevo già declinato le proposte di vari editori, e se questa non mi fosse arrivata direttamente da Lorella, avrebbe probabilmente fatto la fine delle altre. Ci conosciamo da moltissimi anni, e ho pensato che fosse la persona giusta per questa impresa. Per quanto riguarda la mia vita privata è stata lei a convincermi che potevo anche lasciarmi andare a qualche racconto personale.

«Gallipedia – interviene Lorella Bertoglio – è nato da un progetto editoriale su cui avevo ottenuto un largo margine di autonomia. Convincere il Professore a lasciarsi un po’ ‘scoprire’ in quella parte del suo privato è stata l’impresa più complicata. Lui è un uomo molto riservato e non riteneva ci potesse essere un interesse a raccontare i fatti propri. Ma io sono parecchio ostinata e volevo raccontare l’uomo dietro l’infettivologo. Alle fine sono giunta alla conclusione che l’uomo e lo studioso sono la stessa persona, che non prescinde mai dalla necessità di approfondire tutti gli argomenti di cui parla. D’altra parte lui stesso si definisce – scherzosamente, ma non troppo – uno storico prestato alla medicina, e più lo conosci, più ti rendi conto che l’infettivologo di successo è solo la punta dell’iceberg di un uomo che ha interessi culturali e scientifici vastissimi.

Perché questo titoloGallipedia. Voglio dire”?

«E’ stata una specie di folgorazione e ho molto insistito con l’editore che nessun altro titolo avrebbe raccontato meglio il personaggio, che, soprattutto in televisione, anche per i temi che è costretto a trattare, può apparire serioso e poco incline all’ironia. Il Professore ci ha messo un po’ ad accettarlo, ma alla fine l’ho convinto. E sono soddisfatta del risultato, perché molte delle persone che hanno letto il libro sono rimaste sorprese nello scoprilo molto più autoironico di quanto appaia. “Voglio dire”…è invece un intercalare che lui usa spesso per riempire le pause. Come ‘sottotitolo’ mi è sembrato perfetto ».

Leggendo questo libro ho avuto modo di ritrovare, talvolta in modo palese, tra le righe, un ricorrente elogio della conoscenza, spesso contrapposta alla superficialità e alla mancanza di un metodo scientifico nell’analizzare i problemi…

«Questa era esattamente la mia intenzione – risponde Galli – ed anche la regola a cui cerco sempre di attenermi: formulare ipotesi sulla base di evidenze scientifiche e di informazioni provenienti da fonti certe, leggere i dati senza pregiudizi ideologici – senza badare a quanto mi farebbe più comodo – riconoscere gli sbagli e non tirarsi indietro. Tutto questo porta ad assumere posizioni scomode e ad essere sottoposti ad attacchi anche personali: ma non credo proprio che cambierò rotta».

Dire la verità comporta il rischio di risultare scomodo e impopolare…

«Durante la pandemia mi sono trovato mio malgrado sollecitato ad intervenire nei media più volte nel corso di una sola giornata e i contesti in cui si svolgeva la discussione erano talvolta più simili a gazzarre da bar che non ad un civile confronto tra autentici esperti. Ma come ho già sottolineato ho parlato sempre e solo sulla base dei dati. La pandemia ha avuto enormi conseguenze di ordine politico ed economico, e la complessità degli interessi in gioco ha alterato la serenità di giudizio di molti».

Nel libro si parla ovviamente di Covid, ma soprattutto di malattie infettive…

«Quando mi definiscono virologo tengo a precisare che il mio mestiere è fare l’infettivologo. Non per sminuire il lavoro dei virologi, che è però diverso dal mio.  La virologia è quel settore della microbiologia che studia i virus prevalentemente in laboratorio. L’infettivologo è un medico, un clinico di una branca internistica – ne avete uno molto bravo anche a Lugano, l’amico Enos Bernasconi – che si occupa di malati e malattie, di farmaci e di come somministrarli. Ma l’infettivologo deve per forza occuparsi anche molto di epidemiologia e prevenzione, e quindi di quanto non solo i virus, ma anche batteri e parassiti vari, combinano anche fuori dagli ospedali, tra la gente».

Ora che è in pensione non mi dica che anche lei si accinge a fare il nonno …

«Non potrei, anche se stare in famiglia mi piace molto. Continuo a lavorare, occupandomi dei malati che me lo chiedono, a guardare con attenzione alla politica sanitaria del mio Paese e soprattutto a fare ricerca – sulla Covid, su HIV, su HCV– affiancando quelli che per anni sono stati miei collaboratori, un gruppo a cui tengo molto. Da quarant’anni studio la storia delle epidemie e su questo ho molto da scrivere.  Ho diversi progetti in corso. Per cominciare, un libro sulla storia dell’influenza, che uscirà entro l’anno.

Poi andrò avanti a lavorare sul libro dei morti di Milano, un insieme di registri che riportano preziose informazioni sulle cause di morte in città e che può fornire dati preziosi sulle epidemie occorse lungo tre secoli e mezzo, ad esempio sulla grande peste del 1630, quella descritta nei Promessi Sposi. E ancora ho un romanzo di fantascienza nel cassetto… Ma per tornare a Gallipedia, vista l’esperienza molto positiva, con Lorella stiamo scrivendo la seconda parte. Per rispettare i tempi di pubblicazione avevamo dovuto tralasciare molti temi».

Davvero?

«Per me c’è ancora molto da dire e da scrivere, conclude Bertoglio. Il riscontro che Gallipedia ha avuto da parte dei lettori e dei media è un incentivo a proseguire con la divulgazione sui grandi temi di salute globale. Per fare un esempio, non abbiamo avuto tempo di parlare del vaiolo delle scimmie che a poche settimane dalla pubblicazione del libro si è conquistato le prime pagine dei giornali. Se guardiamo ai dati dell’agenzia nazionale per la protezione della salute degli Stati Uniti, oltre il 75% delle malattie infettive emergenti negli esseri umani sono zoonotiche e le loro origini hanno profondi legami con il nostro ambiente in rapida evoluzione. Poi, forse, potrebbe arrivare anche un programma televisivo di cui abbiamo già delineato un possibile progetto».

Gli autori di Gallipedia

Massimo Galli

Massimo Galli, si laurea con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano, che lo chiama come Professore Ordinario di Malattie Infettive nel 2000. Dal 1978 è all’Ospedale Luigi Sacco, di cui ha diretto il reparto universitario di Malattie Infettive dal 2008 al 2021. Autore di oltre 600 pubblicazioni scientifiche, è stato Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali dal 2017 al 2019. Noto a livello internazionale nel suo settore scientifico ben prima della pandemia, ha raggiunto nel corso della stessa presso il grande pubblico una vasta notorietà.

Lorella Bertoglio

Lorella Bertoglio, nata a Lugano, città alla quale è molto legata, si è perfezionata in lingue straniere e comunicazione a Londra. Da molti anni vive a Milano, dove svolge l’attività di giornalista specializzata in divulgazione scientifica, cui ha dedicato la sua attività professionale principalmente sul piccolo schermo. È da tempo negli organi direttivi di UNAMSI, l’Unione Italiana dei giornalisti Medico Scientifici, ed è stata recentemente rieletta come proboviro. Negli anni ha intervistato i grandi specialisti della medicina, italiani e stranieri. Gallipedia è il suo primo libro.