Titolo slug: master-oncologia-usi-bellinzona-motiaDal 2027-2028 l’Università della Svizzera italiana (USI) amplierà la propria offerta formativa con il Master in Oncology, Translational Immunology and Aging (MOTIA), un programma biennale in lingua inglese dedicato all’oncologia, all’immunologia traslazionale e alla biologia dell’invecchiamento. Il percorso, promosso dalla Facoltà di scienze biomediche e diretto dalla professoressa Greta Guarda, avrà un’impostazione fortemente orientata alla ricerca e si svolgerà in gran parte a Bellinzona, all’interno dell’ecosistema biomedico Bios⁺.

L’iniziativa si inserisce nel processo di consolidamento delle competenze scientifiche sviluppate nel territorio ticinese e punta a trasformare la presenza di istituti di ricerca specializzati in un’opportunità formativa per le nuove generazioni di professionisti. Il progetto mette in relazione tre ambiti che, pur avendo metodi e obiettivi specifici, condividono numerosi punti di contatto: il funzionamento del sistema immunitario, i meccanismi biologici alla base dei tumori e i cambiamenti associati all’invecchiamento.

La scelta di affrontarli all’interno di un unico percorso risponde all’esigenza di superare una formazione eccessivamente suddivisa in settori disciplinari distinti. La comprensione di molte patologie e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche richiedono infatti competenze capaci di collegare conoscenze provenienti da campi diversi, integrando ricerca di base, strumenti sperimentali e possibili applicazioni cliniche.

«MOTIA permetterà di imparare la scienza nel luogo in cui la scienza viene fatta», osserva Greta Guarda, vicedecana e professoressa ordinaria della Facoltà di scienze biomediche dell’USI, nonché direttrice del Laboratorio di Meccanismi del Sistema Immunitario dell’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB). «Chi lo sceglierà entrerà in una comunità internazionale di ricerca e imparerà a collegare immunologia, oncologia e invecchiamento per affrontare alcune delle grandi sfide della biomedicina contemporanea».

Bios⁺ a Bellinzona, il legame diretto tra studio e ricerca

Uno degli aspetti centrali del nuovo Master sarà la possibilità di svolgere una parte consistente della formazione nello stesso ambiente in cui operano gruppi di ricerca attivi nella biomedicina contemporanea. Gran parte degli insegnamenti e delle attività pratiche avrà infatti luogo nello stabile Bios⁺ di Bellinzona, che riunisce l’IRB e l’Istituto oncologico di ricerca (IOR), entrambi affiliati all’USI, e ospita l’Istituto di ricerca traslazionale USI-EOC (IRT).

Nel complesso lavorano circa 300 ricercatrici e ricercatori, impegnati in ambiti che spaziano dall’immunologia traslazionale alla ricerca oncologica, dagli studi clinici allo studio dei processi biologici legati all’invecchiamento. Per gli studenti, la presenza di queste competenze in un contesto comune rappresenterà la possibilità di confrontarsi con metodi, domande scientifiche e prospettive professionali differenti già durante gli studi.

«Gli iscritti non arriveranno semplicemente in un campus per seguire dei corsi: entreranno a far parte della comunità scientifica di Bios⁺», spiega Guarda. «Avranno inoltre accesso a laboratori all’avanguardia e vivranno in un ambiente in cui ricerca, formazione e innovazione si intrecciano quotidianamente».

Il rapporto con gli istituti non sarà quindi limitato a conferenze o incontri con esperti. Il programma prevede un coinvolgimento diretto nelle attività di laboratorio e nei gruppi di ricerca, con l’obiettivo di consentire agli studenti di acquisire familiarità con il lavoro sperimentale e con le modalità attraverso cui vengono formulate, verificate e sviluppate le ipotesi scientifiche.

La dimensione internazionale della comunità presente a Bellinzona costituisce un ulteriore elemento del progetto. Il contatto con ricercatori provenienti da diversi Paesi e con giovani dottorandi impegnati in attività specialistiche offrirà agli iscritti occasioni di confronto con approcci e percorsi scientifici differenti.

Per il Ticino, il nuovo Master rappresenta anche un collegamento più stretto tra formazione universitaria e strutture di ricerca già operative sul territorio. La sua portata andrà valutata nel tempo, in particolare sulla base della capacità di attrarre studenti qualificati, favorire il loro inserimento nei laboratori e creare opportunità di collaborazione con le realtà accademiche, cliniche e industriali.

Titolo slug: master-oncologia-usi-bellinzona-motiaQuattro semestri tra insegnamenti, laboratori e tesi

Il Master MOTIA avrà una durata di quattro semestri, per un totale di 120 crediti ECTS, e sarà caratterizzato da una componente pratica significativa. I primi due semestri comprenderanno gli insegnamenti obbligatori e una prima esperienza di laboratorio, mentre il terzo e il quarto saranno dedicati alla tesi di Master.

La First Lab Experience, del valore di 15 ECTS, consentirà agli studenti di entrare direttamente in un gruppo di ricerca già durante la prima metà del percorso. L’attività servirà a mettere in pratica le conoscenze acquisite nei corsi, confrontandosi con le procedure sperimentali e con l’organizzazione del lavoro scientifico.

La seconda parte del programma sarà invece riservata alla tesi, che avrà un peso di 60 ECTS. La possibilità di svolgerla anche in altre istituzioni o in aziende private permetterà di ampliare le esperienze formative oltre il contesto universitario, mantenendo un collegamento con le attività di ricerca e sviluppo.

Il curriculum comprenderà insegnamenti di biologia molecolare e cellulare, genetica, microbiologia e virologia, immunologia, oncologia, farmacologia, ematologia e oncologia clinica. Saranno affrontati anche temi quali l’immunologia clinica, l’invecchiamento e la senescenza, l’immunoterapia dei tumori e il rapporto tra nutrizione, microbiota e immunità.

Accanto alle discipline biologiche e mediche, troveranno spazio la biostatistica e le competenze computazionali, necessarie per analizzare dati complessi e interpretare risultati sperimentali. Il programma includerà inoltre contenuti dedicati all’etica della ricerca, alla comunicazione scientifica, al trasferimento tecnologico e all’imprenditorialità.

L’obiettivo è formare figure in grado di muoversi tra discipline differenti, comprendendo non soltanto i meccanismi biologici oggetto di studio, ma anche gli strumenti con cui i risultati vengono analizzati, comunicati e potenzialmente trasformati in applicazioni.

Perché unire oncologia, immunologia e invecchiamento

La scelta dei tre ambiti che danno il nome al Master riflette una precisa impostazione scientifica. Il sistema immunitario, lo sviluppo dei tumori e i processi dell’invecchiamento sono fenomeni biologici interconnessi, le cui relazioni possono contribuire a spiegare l’insorgenza e l’evoluzione di diverse patologie.

L’immunologia studia il funzionamento dei meccanismi di difesa dell’organismo e le modalità con cui questi rispondono a stimoli differenti. L’oncologia si concentra invece sui tumori, sulla loro evoluzione e sulle strategie di diagnosi e trattamento. La biologia dell’invecchiamento analizza i cambiamenti che si verificano nel corso della vita e le conseguenze che possono avere sulla salute.

L’integrazione di questi campi consente di affrontare questioni che non possono essere comprese pienamente attraverso una sola prospettiva disciplinare. L’invecchiamento, per esempio, comporta modificazioni del sistema immunitario e può influire sul modo in cui l’organismo risponde alle malattie. Parallelamente, una conoscenza più approfondita delle interazioni tra cellule immunitarie e cellule tumorali può contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

«Nella realtà biologica questi ambiti non sono separati. Il sistema immunitario, i tumori e i processi dell’invecchiamento sono interconnessi», sottolinea la direttrice del programma. «Comprendere queste relazioni è importante per sviluppare nuove strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento».

Secondo Guarda, il dialogo tra discipline può inoltre favorire la formulazione di nuove domande scientifiche e l’individuazione di approcci innovativi. Il Master si propone quindi di fornire agli studenti gli strumenti per affrontare problemi biologici complessi, sviluppando una capacità di analisi che tenga conto delle relazioni tra fenomeni e livelli di osservazione differenti.

Questa impostazione trova applicazione nella ricerca traslazionale, ambito che mira a collegare le conoscenze ottenute attraverso la ricerca fondamentale con il loro possibile utilizzo in medicina. Il passaggio dai risultati di laboratorio alle applicazioni cliniche richiede infatti competenze scientifiche diversificate, oltre alla capacità di valutare le potenzialità e i limiti delle scoperte.

Dalla ricerca di base alle possibili applicazioni cliniche

Il carattere traslazionale è uno dei principi attorno ai quali è stato costruito MOTIA. Gli studenti saranno chiamati a comprendere il percorso che porta dallo studio dei meccanismi biologici fondamentali alla valutazione di possibili applicazioni per la salute.

La vicinanza tra istituti di ricerca, competenze cliniche e attività universitarie dovrebbe favorire il confronto tra prospettive complementari. A questa dimensione si aggiunge la possibilità di entrare in contatto con il settore farmaceutico e biotecnologico, nel quale la ricerca scientifica si traduce in progetti di sviluppo, nuovi prodotti e potenziali terapie.

«Vogliamo che gli studenti comprendano l’intero percorso dell’innovazione biomedica: dalla ricerca fondamentale alla ricerca clinica, fino allo sviluppo di nuovi prodotti e terapie», afferma Guarda. Il contatto con ambienti professionali diversi dovrebbe inoltre consentire di conoscere le competenze richieste nelle varie fasi di questo processo e di iniziare a costruire una rete utile per il futuro inserimento lavorativo.

La ricerca traslazionale richiede infatti un dialogo tra figure che lavorano con obiettivi e strumenti differenti: ricercatori di laboratorio, professionisti della ricerca clinica, specialisti nell’analisi dei dati e personale coinvolto nello sviluppo di prodotti biotecnologici e farmaceutici. La capacità di collaborare tra questi ambiti è una delle competenze che il programma intende sviluppare.

La formazione non sarà limitata alla preparazione per una carriera accademica. Tra gli sbocchi indicati figurano la ricerca biomedica di base e traslazionale, l’industria farmaceutica e biotecnologica, la gestione degli studi clinici e le scienze biomediche computazionali e basate sui dati. Sono contemplati anche percorsi nella comunicazione scientifica, nel trasferimento tecnologico e nell’imprenditorialità.

Il Master potrà inoltre costituire una base per chi intende proseguire gli studi con un dottorato e intraprendere una carriera nella ricerca. La possibilità di orientarsi verso percorsi differenti dipenderà naturalmente dagli interessi individuali, dalle competenze sviluppate durante il biennio e dalle successive esperienze formative o professionali.

Requisiti di ammissione e numero chiuso

MOTIA si rivolgerà a candidate e candidati in possesso di un Bachelor di almeno 180 ECTS conseguito in un’università svizzera o internazionale riconosciuta, in una disciplina scientifica coerente con i contenuti del programma.

Tra gli ambiti indicati figurano biologia, scienze della vita, biotecnologie, biochimica, scienze biomediche, biologia molecolare, genetica e genomica, microbiologia, neuroscienze, medicina, scienze farmaceutiche e bioinformatica, oltre ad altre discipline affini previste dal regolamento.

L’ammissione terrà conto del titolo conseguito e della coerenza del percorso precedente, ma anche dei risultati accademici, della motivazione e della conoscenza della lingua inglese, necessaria per seguire un programma interamente in inglese. La direzione potrà inoltre richiedere un colloquio.

Il numero massimo di iscritti previsto è di 30 studenti. La dimensione contenuta della classe dovrebbe favorire un rapporto diretto con docenti e ricercatori e agevolare il coinvolgimento nelle attività di laboratorio. Il numero limitato di posti rende tuttavia importante verificare con attenzione le condizioni di ammissione e le modalità di candidatura indicate dall’università.

Per chi desidera approfondire l’offerta formativa, l’USI segnala il Master Info Day e il Master Meeting, occasioni per conoscere i contenuti del programma, incontrare docenti e responsabili e ricevere informazioni sulle procedure di ammissione e sulle prospettive professionali.

Ulteriori dettagli sono disponibili nella pagina ufficiale del Master MOTIA, che viene aggiornata regolarmente.

Greta Guarda: «La formazione deve dialogare con la ricerca»

Alla direzione del nuovo percorso ci sarà Greta Guarda, professoressa ordinaria e vicedecana della Facoltà di scienze biomediche dell’USI. La sua attività scientifica si concentra sui meccanismi del sistema immunitario e si svolge all’interno dell’IRB, istituto affiliato all’università.

Il suo ruolo sarà quello di coordinare un programma che mette in relazione le competenze della Facoltà con quelle presenti nell’ecosistema biomedico di Bellinzona. La scelta di affidare la formazione a un ambiente fortemente orientato alla ricerca rispecchia l’intenzione di ridurre la distanza tra l’apprendimento teorico e il lavoro scientifico quotidiano.

Per la direttrice, uno degli elementi da valorizzare è proprio la possibilità di entrare in contatto con le diverse fasi dell’attività scientifica, dalle domande iniziali agli esperimenti, dall’interpretazione dei dati alle potenziali ricadute cliniche.

Il confronto con l’accademia, la realtà clinica e le aziende farmaceutiche e biotecnologiche dovrebbe permettere agli studenti di conoscere prospettive professionali diverse, senza indirizzarli necessariamente verso un unico sbocco. «Il contatto con l’accademia, la realtà clinica, come pure la possibilità di entrare in contatto con aziende farmaceutiche e biotech permette di conoscere professionalità e prospettive diverse», osserva Guarda, evidenziando anche l’importanza di costruire una rete professionale durante gli studi.

La dimensione interdisciplinare costituisce, in questa prospettiva, un elemento qualificante del progetto. L’intenzione è formare persone capaci di comprendere il linguaggio di discipline differenti e di contribuire a gruppi di lavoro nei quali la ricerca biologica, l’analisi quantitativa e le applicazioni cliniche devono procedere in modo coordinato.

Un nuovo tassello per la formazione biomedica in Ticino

Con l’avvio previsto per l’anno accademico 2027-2028, MOTIA aggiungerà una nuova possibilità di specializzazione all’offerta dell’USI. La particolarità del programma non risiede soltanto nella combinazione di oncologia, immunologia e biologia dell’invecchiamento, ma anche nella scelta di collocare una parte importante della formazione all’interno di un ecosistema di ricerca già strutturato.

Per Bellinzona, il Master potrà rafforzare il collegamento tra le attività scientifiche condotte negli istituti e la formazione di nuovi profili professionali. Per l’università, rappresenta un modo per valorizzare le competenze presenti nel territorio, proponendo un percorso rivolto anche a candidati provenienti dall’estero.

Resta da verificare quale sarà la risposta delle potenziali matricole e in che misura il programma riuscirà a favorire, nel tempo, nuove collaborazioni tra ricerca accademica, strutture cliniche e imprese. La selezione degli studenti, la qualità delle esperienze di laboratorio e la capacità di tradurre la formazione in opportunità professionali saranno elementi importanti per valutarne i risultati.

Il progetto si fonda comunque su una scelta precisa: mettere in relazione insegnamento e ricerca fin dalle prime fasi del percorso universitario. In un settore nel quale le conoscenze evolvono rapidamente e i problemi scientifici richiedono competenze sempre più integrate, il Master MOTIA punta a formare professionisti capaci di muoversi tra discipline differenti e di contribuire allo sviluppo della biomedicina contemporanea.