La giustizia ticinese si trova davanti a una fase di profonda trasformazione: è questo il messaggio emerso dalla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2026 del 1° giugno, che è andata in scena nella Sala B del Palazzo dei Congressi di Lugano, alla presenza delle principali autorità cantonali e giudiziarie.
L’incontro ha rappresentato non soltanto il tradizionale momento istituzionale di avvio dell’attività giudiziaria, ma anche un’occasione per fare il punto sullo stato della magistratura cantonale e sulle prospettive di cambiamento che attendono il settore nei prossimi anni.
Dopo i saluti istituzionali, sono intervenuti il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, il presidente uscente del Tribunale d’appello Giovan Maria Tattarletti e il nuovo presidente Damiano Stefani. La cerimonia ha inoltre introdotto la giornata di studio dedicata a un tema destinato a incidere sempre più sul mondo del diritto: l’intelligenza artificiale generativa e il suo impatto sul sistema giudiziario.
Numeri in crescita e limiti strutturali
Nel suo intervento conclusivo da presidente del Tribunale d’appello, Giovan Maria Tattarletti ha evidenziato come la magistratura ticinese abbia continuato a garantire risultati importanti anche nel 2025.
Le procedure evase hanno raggiunto quota 50’381, il dato più elevato mai registrato. Tuttavia, il numero delle nuove entrate ha superato le 53’000 unità, generando un ulteriore aumento delle pendenze.
Secondo Tattarletti, questi dati mettono in luce problematiche ormai strutturali. Oltre una determinata soglia, infatti, la capacità di smaltire i procedimenti non cresce più in modo proporzionale all’aumento delle pratiche, con conseguenze inevitabili sui tempi della giustizia.
Tra le criticità individuate figurano la scarsità di risorse umane, infrastrutture considerate in parte obsolete e strumenti tecnologici che non sempre riescono a tenere il passo con l’evoluzione delle esigenze operative.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale
Pur riconoscendo i progressi compiuti nel campo della digitalizzazione e dell’anonimizzazione degli atti, il presidente uscente ha sottolineato che il percorso non può dirsi concluso.
Particolare attenzione è stata riservata all’intelligenza artificiale, indicata come una delle principali sfide del prossimo decennio. Tattarletti ha osservato come studi legali e cittadini facciano sempre più ricorso a questi strumenti, con il rischio che le autorità giudiziarie si trovino a gestire un numero crescente di pratiche e documenti sempre più articolati.
Da qui l’invito ad affrontare rapidamente la trasformazione tecnologica, pur mantenendo le necessarie cautele.
L’umanità come fondamento della giustizia
Al centro del discorso di Tattarletti vi è stata anche una riflessione sul significato più profondo dell’attività giudiziaria.
Secondo il magistrato, efficienza e giustizia non coincidono automaticamente. Un sistema può essere veloce e perfettamente organizzato senza per questo garantire decisioni realmente giuste.
L’elemento essenziale rimane l’umanità, intesa come capacità di ascolto, rispetto delle persone coinvolte, uso di un linguaggio comprensibile ed esercizio equilibrato del potere giudiziario.
Una considerazione che assume particolare rilevanza proprio nel momento in cui l’intelligenza artificiale e l’automazione entrano progressivamente nei processi decisionali.
La nuova presidenza e il problema dell’attrattività delle cariche
Nel raccogliere il testimone della presidenza del Tribunale d’appello, Damiano Stefani ha voluto innanzitutto rendere omaggio al lavoro svolto dal predecessore, impegnato in anni caratterizzati da situazioni particolarmente complesse all’interno di alcune istituzioni giudiziarie.
Stefani ha poi affrontato un tema meno visibile ma significativo: la crescente difficoltà nel trovare magistrati disponibili ad assumere incarichi direttivi.
Secondo il nuovo presidente, la gestione di un Tribunale d’appello che conta oltre 130 collaboratori richiede competenze manageriali sempre più articolate. Alla responsabilità istituzionale si aggiungono infatti la gestione del personale, i rapporti con gli altri poteri dello Stato, le relazioni con i media e un contesto sociale che espone costantemente la magistratura a critiche e pressioni.
A fronte di questi oneri, ha osservato Stefani, non esistono compensazioni particolari né riduzioni dell’attività giudiziaria ordinaria.
L’intelligenza artificiale cambierà il lavoro dei magistrati
La parte più ampia del discorso del nuovo presidente è stata dedicata all’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Stefani ritiene che nei prossimi anni il ruolo del giudice potrebbe trasformarsi progressivamente, assumendo sempre più la funzione di supervisore e garante finale di elaborazioni prodotte da sistemi automatizzati.
Le procedure più semplici e ripetitive potrebbero infatti essere gestite quasi interamente da strumenti digitali, mentre i casi più complessi continueranno a richiedere il giudizio umano.
L’automazione, secondo questa visione, potrebbe contribuire a risolvere almeno in parte il cronico problema della carenza di personale. Parallelamente, però, pone interrogativi rilevanti sulla formazione delle future generazioni di magistrati e giuristi.
Il rischio individuato è che la progressiva automazione delle attività svolte tradizionalmente da praticanti e giovani collaboratori riduca le occasioni di apprendimento diretto, compromettendo la costruzione dell’esperienza professionale necessaria per valutare criticamente le stesse risposte generate dall’intelligenza artificiale.
Il rischio di una giustizia algoritmica privata
Tra gli scenari delineati da Stefani emerge anche la possibile crescita di forme di giustizia privata basate su algoritmi.
Se cittadini e imprese potessero ottenere rapidamente soluzioni a controversie che oggi richiedono tempi molto lunghi, la tentazione di rivolgersi a piattaforme digitali alternative ai tribunali tradizionali potrebbe diventare sempre più forte.
L’intelligenza artificiale offre infatti rapidità, accessibilità e costi contenuti. Tuttavia, secondo il presidente del Tribunale d’appello, la funzione giudiziaria non può essere ridotta a un semplice processo tecnico.
La giustizia continua infatti a rappresentare uno strumento di garanzia democratica, tutela dei diritti e protezione delle persone più vulnerabili. Per questo motivo, la responsabilità finale delle decisioni deve restare nelle mani di individui indipendenti e responsabili.
Le priorità indicate dal Consiglio di Stato
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha confermato la consapevolezza del Governo riguardo alle difficoltà che attraversano le autorità giudiziarie.
Tra le principali emergenze figurano il sovraccarico di lavoro, la crescente complessità delle procedure e l’aumento delle richieste di potenziamento degli organici.
Particolarmente significativa è risultata l’esplosione delle procedure fallimentari in seguito all’entrata in vigore della nuova legislazione federale contro gli abusi nel settore dei fallimenti, che ha avuto effetti diretti su Preture, Tribunale d’appello e uffici amministrativi coinvolti.
Anche il settore penale continua a registrare forti pressioni, in un contesto caratterizzato da strutture detentive vicine alla saturazione.
Nuove sedi e riorganizzazione della giustizia
Zali ha inoltre aggiornato sullo stato delle riflessioni relative alla logistica giudiziaria del Luganese.
L’obiettivo rimane quello di individuare soluzioni moderne per superare le criticità dell’attuale Palazzo di giustizia. Tra le ipotesi allo studio figura la realizzazione di nuove strutture, con particolare attenzione alle opportunità offerte dall’area di Bioggio e dai futuri collegamenti garantiti dalla rete tram-treno del Luganese.
Parallelamente proseguono i lavori per la riforma del sistema di nomina dei magistrati, che il Governo intende rendere più oggettivo e meno influenzato dalle dinamiche partitiche.
Verso una giustizia più moderna
L’anno giudiziario 2026 si apre dunque in un momento di transizione. Da un lato emergono problemi ormai noti: aumento delle pratiche, risorse limitate, necessità di investimenti e riforme organizzative. Dall’altro si profila una trasformazione tecnologica destinata a modificare profondamente il modo in cui la giustizia viene amministrata.
La sfida, come emerso dagli interventi delle autorità, sarà trovare un equilibrio tra innovazione ed elementi fondamentali dello Stato di diritto: indipendenza, trasparenza, competenza e attenzione alla dimensione umana delle decisioni.
Un equilibrio che la magistratura ticinese considera essenziale per affrontare il futuro senza rinunciare alla fiducia dei cittadini e ai principi che stanno alla base della funzione giudiziaria.



