Nei prossimi 15 anni, inoltre, il numero delle successioni è destinato a salire per motivi demografici: il 55% dei titolari di PMI ha oggi un’età compresa tra 50 e 65 anni. La percentuale di donne alla guida di PMI ammonta ancora a un esiguo 10%, anche se negli ultimi decenni è aumentata. Complessivamente, il 75 percento delle PMI svizzere è costituito da imprese di famiglia. Però oltre la metà viene ceduta all’esterno della famiglia. In base al sondaggio, la maggioranza delle PMI preferirebbe ripartire la proprietà in parti uguali tra tutti i discendenti nell’alveo di una successione aziendale all’interno della famiglia mentre, per quanto concerne il trasferimento della direzione, opterebbero per il soggetto più capace sotto il profilo imprenditoriale. Inoltre, per le successioni all’interno della famiglia, le PMI tendono a ricorrere maggiormente a strumenti di governance come i patti di sindacato rispetto invece a una cessione dell’azienda all’esterno dell’ambito familiare. La pianificazione successoria è uno dei compiti strategici più cruciali di ogni imprenditore. La quota di PMI che prevede di realizzare il passaggio generazionale entro i prossimi cinque anni è scesa leggermente rispetto al 2013, passando dal 22 al 205. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, con ogni probabilità si tratta di una flessione solo temporanea. Oltre la metà degli amministratori di PMI oggi ha un’età compresa tra 50 e 65 anni e appartiene quindi alla generazione dei babyboomer. Attualmente i residenti in Svizzera di età compresa tra 60 e 65 anni, e quindi prossimi al pensionamento, sono circa 560.000. Nel 2030 saranno 750.000, quasi un terzo in più. Nei prossimi 15 anni, il ritiro dalla vita lavorativa di questa generazione così numerosa comporterà con ogni probabilità un sensibile aumento delle successioni. Nel contempo, poiché la classe di età della generazione successiva cresce a ritmo decisamente più lento, i prossimi 15 anni potrebbero palesare sempre più un carenza di potenziali successori. Sempre secondo gli autori dello studio, una possibile strategia per colmare la lacuna che si sta profilando è rappresentata da una maggiore inclusione delle donne nei vertici aziendali. Infatti, malgrado negli ultimi decenni la loro presenza nei piani alti sia aumentata, oggi le donne gestiscono solo circa il 10% delle PMI. Una più marcata presenza femminile in cabina di regia potrebbe forse compensare parzialmente il futuro gap tra cedenti (uomini) e successori (uomini) dovuto a fattori demografici. 

Alla luce dei forti legami finanziari e personali dell’imprenditore con l’azienda, la successione è una tematica particolarmente sentita per le imprese di famiglia. Secondo il sondaggio, attualmente il 75% delle PMI svizzere è costituito da imprese familiari. Rispetto al 2013 questa percentuale risulta in leggera diminuzione. I motivi di questo calo possono essere di natura sia economica, sia sociologica. Da un lato, negli ultimi anni la Svizzera ha visto l’espansione soprattutto di settori, come la sanità, in cui il ruolo delle imprese familiari è meno marcato. Dall’altro, i cambiamenti sociali degli ultimi decenni hanno fatto sì che un numero sempre maggiore di discendenti di famiglie di imprenditori aspiri a una carriera al di fuori dell’azienda familiare. Secondo gli autori dello studio, ormai i piani di successione all’interno e all’esterno della cerchia familiare sono in sostanziale equilibrio. Benché una maggioranza relativa pari al 41% delle PMI continui a privilegiare una successione interna, circa un quinto di esse prende in considerazione anche soluzioni esterne alla famiglia. Nel complesso oggi le PMI orientate verso una soluzione esclusivamente esterna (34%) superano solo di pochissimo quelle orientate verso una soluzione esclusivamente interna alla famiglia (33%). Tra i piani di successione esterna alla cerchia familiare, la soluzione preferita è la vendita a ex collaboratori (con funzioni dirigenziali), ossia il management buyout (25%), seguita dalla vendita a un’altra impresa, o a una società di private equity (21%), e dalla vendita a persone esterne all’azienda (management buy-in, 17%). In realtà, soprattutto il management buy-in si verifica più spesso di quanto previsto da molte PMI. Il 46% degli attuali amministratori ha rilevato l’azienda da un suo familiare, il 25% nel quadro di un management buyout e il 30% in seguito a un management buy-in. 

L’influenza della famiglia nell’azienda e, in particolare, i rapporti familiari tra i proprietari possono condizionare in modo determinante la scelta della forma di successione. Le PMI, i cui proprietari non sono membri della famiglia, prevedono per lo più di cedere un giorno l’azienda ai collaboratori (con funzioni dirigenziali). Maggiore è la presenza di familiari tra i proprietari e nella direzione, tanto più probabile è l’affermazione del family buyout a scapito del management buyout. Per contro, l’influenza della famiglia nell’azienda condiziona solo marginalmente la disponibilità a vendere a soggetti esterni alla famiglia e all’impresa. Secondo il sondaggio, l’intenzione di mantenere l’impresa nelle mani della famiglia è più forte se tra i proprietari vi sono genitori e figli, o fratelli. Se la proprietà è costituita solo da coniugi, quasi la metà delle imprese familiari è orientata verso una cessione all’esterno della cerchia familiare. 

Nell’ambito della successione all’interno della famiglia sorge sempre la questione della scelta dei familiari ai quali trasferire la direzione e la proprietà. Secondo gli autori dello studio, i principi di ripartizione adottati possono variare. In base al sondaggio, la maggior parte delle PMI preferirebbe ripartire equamente la proprietà tra tutti i discendenti (65%). Tuttavia, per quanto concerne il trasferimento della gestione aziendale, le PMI favorirebbero il discendente con le migliori doti imprenditoriali (81%). Come si evince dalle analisi di Credit Suisse e dell’Università di San Gallo, la scelta del principio di ripartizione si riflette anche sulla performance dell’azienda. Stando al giudizio degli attuali amministratori delegati, le imprese in cui la generazione precedente ha impostato l’avvicendamento alla direzione sulla base del merito hanno una performance migliore rispetto alle aziende dove è stato applicato il principio dell’equità. 

Dal sondaggio emerge che i titolari di PMI si avvalgono ampiamente di vari strumenti di governance. Il 42% delle PMI ricorre alla stipulazione di patti di sindacato, il 36% a patti successori e il 35% a contratti di matrimonio. Gli strumenti di governance, tra l’altro, possono servire a preparare il terreno a una successiva regolamentazione della successione. Ad esempio, le PMI che utilizzano un maggior numero di strumenti di governance sono maggiormente orientate a pianificare la successione all’interno della famiglia. Pertanto, le imprese familiari sembrano ricorrere agli strumenti di governance per consentire alla famiglia il futuro controllo dell’azienda, impedendone così la vendita a soggetti esterni. 

La pubblicazione «La successione aziendale nell’esperienza pratica – La sfida del ricambio generazionale» è disponibile su Internet in tedesco, francese, italiano e inglese all’indirizzo: credit-suisse.com/research (Economia svizzera)