Le proposte toccano tutti i periodi della letteratura, dal barocco al contemporaneo alla nuova musica, dalle tradizioni extraeuropee ai linguaggi di confine, con riletture e attraversamenti di epoche, stili e geografie sonore sempre diverse, che guardano al futuro, anche al futuro della tradizione. Gli artisti coinvolti – fra i più grandi della scena mondiale – rispecchiano questa koinè stilistica: Svizzera, Europa centrale, Mediterraneo, Medio Oriente, area nordica, Stati Uniti non sono etichette identitarie, bensì luoghi specifici di elaborazione della musica, emblemi di una storia delle scuole di appartenenza.
La stagione del LAC si inaugura il 12 settembre con il Concerto di Gala Opera for Peace Academy. In scena saliranno nove giovani cantanti selezionati a livello internazionale che presentano il risultato di una settimana di lavoro intenso, affiancati dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Kamal Khan, che ha curato il progetto.
Uno dei capitoli portanti del plot narrativo della stagione è il pianoforte, strumento cardine della storia della musica. Il percorso prende le mosse in una zona di sconfinamento con Hiromi: The Trio Project feat. James Genus on Bass and Simon Phillips on drums (29 ottobre), dove il pianismo di Hiromi assorbe jazz, rock, fusion e musica classica. Il pianoforte è anche compagno insostituibile di viaggio per la voce: arriva al LAC Asmik Grigorian (20 gennaio), soprano tra le più acclamate della scena contemporanea che, con il pianista Lukas Geniušas, interpreterà le pagine delle romanze di Čajkovskij e Rachmaninov. Pianismo puro, invece, è quello dello straordinario Evgeny Kissin (5 febbraio) che concentra l’ascolto su Beethoven, di Hélène Grimaud (8 giugno), che accosta due estremi testamentari, le ultime due Sonate di Beethoven e Schubert, della funambolica Yuja Wang (17 giugno), impegnata nella duplice veste di solista e direttrice della Mahler Chamber Orchestra nei due concerti di Brahms.

Fazıl Say, pianista “visionario” insieme alla Camerata Salzburg (30 aprile) tocca la purezza del Concerto K 414 di Mozart, incastonato tra due intense pagine di sua composizione. Conclude il concerto la Sinfonia n. 5 di Schubert. Ma pianoforte è anche Ólafur Arnalds (6 maggio), pianista e compositore islandese, una delle figure più rilevanti della scena contemporanea.
Il grande repertorio sinfonico, affidato alle maggiori orchestre e ai direttori più autorevoli costituisce un ulteriore paragrafo della stagione 2026/27. Si parte dalla solidità di impianto classico di Daniele Gatti sul podio della Staatskapelle Dresden (28 ottobre), di cui è direttore principale dal 2024, che nel suo programma impagina il Concerto per violino op. 61 di Beethoven nell’interpretazione di Augustin Hadelich, e la Sinfonia n. 2 di Brahms. Un’altra illustre presenza è quella della Freiburger Barockorchester e del Collegium Vocale Gent (5 dicembre) diretti dall’altrettanto celebre Pablo Heras-Casado, impegnati – con strumenti originali – nell’Ouverture “in stile italiano” D 590 e nella Sinfonia n. 9 di Schubert e ne La morte di Didone di Rossini nell’interpretazione del soprano Julie Fuchs. Nel giorno della vigilia di Pasqua Diego Fasolis sale sul podio de I Barocchisti, del Coro della Radiotelevisione Svizzera e dell’OSI (27 marzo) per la Missa Solemnis di Beethoven.
La Zürcher Kammerorchester (18 aprile) con Julia Hagen, nel confronto fra Saint-Georges, Haydn e Beethoven, riassorbe il discorso in una forma estesa che non rinuncia però alla precisione del pensiero cameristico. Si superano i confini tra le arti con REVOLTA (1° marzo), progetto della Geneva Camerata guidata da David Greilsammer, su coreografie di Kader Attou e Grichka, che offre una radicale rilettura della Sinfonia n. 5 di Dmitrij Šostakovič.
Una diversa struttura del sinfonismo emerge con Tovel (aka Matteo Franceschini).
Leone d’Argento per la Musica alla Biennale di Venezia 2019, nel suo Songbook – commissionato della stessa Biennale – (18 novembre), ridefinisce la nozione stessa di scrittura orchestrale, in un progetto realizzato in coproduzione con il Conservatorio della Svizzera italiana.
Dopo il successo della proiezione di Psycho di Alfred Hitchcock con musica dal vivo, la stagione offre un’occasione unica per vedere sul grande schermo il capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner (14 e 15 novembre) con la leggendaria colonna sonora di Vangelis eseguita da The Avex Ensemble.

Star Wars tra musica e scienza (8 maggio) è, invece, un viaggio nel cinema attraverso musica e narrazione, sospeso tra scienza e fantascienza. In scena Luca Perri, astrofisico e divulgatore, che condurrà il pubblico in un percorso sinfonico tra galassie lontane, scienza e immaginario cinematografico, accompagnato dalle musiche di John Williams nell’interpretazione dell’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Jacopo Brusa.
Per la musica da camera quest’anno il LAC avvia una collaborazione con Le Dimore del Quartetto, realtà milanese attiva nella valorizzazione di giovani ensemble selezionati a livello internazionale, attraverso tre concerti riuniti sotto il tema “Grand Tour”. Il Desguin Kwartet (24 gennaio) impegnato in un percorso che da Puccini, Debussy e Frank Martin conduce a Schubert; il Quatuor Våren (21 febbraio) che accosta Schubert, Verdi, Ravel e Mendelssohn; l’Helix Trio (21 marzo) che attraverso Clara Schumann, Domenico Turi, Schubert, Juon e Ravel, introduce una diversa grammatica dell’interazione strumentale.
I Solisti della Scala Fabrizio Meloni, Sandro Laffranchini e Francesco Libetta (4 aprile) portano nel ciclo la densità di una prassi maturata al più alto livello, con un programma da Beethoven a Tenco tra memoria e scrittura contemporanea.
Con Don Li Cosmotonic Experience (20 settembre), realizzato in collaborazione con Jazz in Bess, il progetto esce dallo spazio teatrale e si sposta in Piazza Luini. Il poliedrico Don Li fa “orbitare” il pubblico, in un flusso musicale e teatrale di sei ore senza soluzione di continuità, attorno e all’interno della sua opera Orbital Garden Satellite, dove nove musicisti e un performer danno vita a una nuova esperienza di immersione nella musica. In Maybe a Concert (29 e 30 settembre) ideato da Raissa Avilés, cantante, performer e autrice svizzera di origini messicane, il confine tra concerto e azione scenica diventa sempre più labile.Le serate sono un’anteprima della 35° edizione del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea. Con Dhafer Youssef (16 ottobre) la linea di confine si sposta sul piano interculturale. L’oud, assunto nella sua dimensione storica, viene inserito in un contesto che include jazz ed elettronica.
Il concerto del Roberto Pianca Quartet feat. Johnathan Blake (11 novembre, sede Jazz in Bess) aggiunge alle performance improvvisative del chitarrista ticinese la presenza di Johnathan Blake, figura centrale della scena statunitense.
Il trombettista e compositore norvegese Nils Petter Molvær approda al LAC nella sezione dedicata al jazz, per offrire con il suo ensemble (10 gennaio) un arazzo sonoro tessuto su atmosfere rarefatte, paesaggi sonori evocativi con influenze che spaziano da ambient e dub fino al post-rock. È Melissa Aldana, celebre sassofonista cilena, tra le voci più autorevoli del sax tenore contemporaneo, che con il Melissa Aldana Quartet propone (17 marzo, sede Jazz in Bess), un concerto che diventa sempre territorio di esplorazioni sonore di sensuale eleganza. Con Kinan Azmeh & CityBand (11 maggio) si allungano i confini sonori su geografie multietniche e d’oltreoceano. Nell’ambito del progetto LAC edu, in occasione delle festività natalizie ci si ritrova anche quest’anno nella Hall per A Christmas Carol – Concerto di Natale al LAC (20 dicembre), ultimo appuntamento di una serie di concerti natalizi nelle chiese di Lugano realizzati in collaborazione con l’Associazione Bernardino Luini.
La contemporaneità musicale trova ancora una volta spazio al LAC attraverso due consolidate rassegne: Early Night Modern, curata da Oggimusica, e E.A.R. – Electro Acoustic Room, progetto di Spazio21 del Conservatorio della Svizzera italiana in coproduzione con il LAC. Oggimusica si dedica alla creazione contemporanea, affiancando anche in questa stagione alle produzioni che coinvolgono artisti locali e nazionali progetti provenienti da più lontano, con un’attenzione particolare alle generazioni dei più giovani. Tra i titoli in programma: erro. 4 (13 novembre), Canti di sangue e fate (1° dicembre), DADA Happening (26 febbraio), The Third extended wheel (24 marzo), Passatopresente (28 aprile), Oggimusica Meets Code 2027: La cupola plus (9 aprile), _non-persistent.memory (10 aprile), Suturee – live modular synthesizer set e Fragmented Landscapes (11 aprile).
EAR – Elettro Acoustic Room presenta una serie di concerti dedicati al repertorio acusmatico, con musica elettronica diffusa da un sistema multicanale e accompagnata da momenti di approfondimento su tematiche relative al suono e all’ascolto, da quest’anno con ospiti provenienti da ambiti apparentemente lontani.
Triton è invece il titolo di un progetto cross-mediale (3 dicembre) – in coproduzione con il MASI – di Invernomuto, duo formato da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi che integra forme sonore e visive in complesse installazioni audio-video, creando ambienti immersivi.
Torna la rassegna estiva LAC en plein air, che compie nove anni e si rinnova articolandosi in due momenti distinti, affidati a due curatele diverse, coerenti con la visione artistica del LAC. Dal 26 giugno al 4 luglio, sei serate ideate da Saul Beretta, che ancora una volta delinea un itinerario tra jazz, blues e sonorità dal mondo, che attraversa idealmente l’Italia e il Brasile. Dal 21 al 30 agosto, la proposta curata dall’etnomusicologo Johannes Rühl, indaga il rapporto tra musica popolare, area alpina e spazio transalpino, rivolgendo un’attenzione particolare alle forme contemporanee della Neue Volkmusik, con la presenza di artisti e progetti svizzeri.




