La nostra regione è diventata l’angolo gourmand della Svizzera con 10 stelle Michelin con 9 cuochi, facendo dell’enogastronomia uno dei principali motivi che spingono il turista a scegliere il Ticino come meta per le proprie vacanze. In questo contesto, il progetto di Sapori Ticino dedicato ai ristoranti stellati, Ticino Land of Stars, assume un ruolo ancora più importante. Cosa comporta tutto ciò? Lo abbiamo chiesto a chi ospita quotidianamente i turisti sul territorio.
Hanno partecipato all’inchiesta:
Barbara Gibellini (B.G.), GM Villa Principe Leopoldo, Lugano
Giuseppe Rossi (G.R.), GM Hotel Splendide Royal, Lugano
Ivan Zorloni, (I.Z.) GM Grand Hotel Villa Castagnola, Lugano
Wolfram Merkert (W.M.), GM Hotel Giardino, Ascona
Avere un numero così importante di ristoranti stellati sul nostro territorio cambia qualcosa a livello turistico?
B.G.: «Sicuramente sì. Ha acceso un faro di visibilità sulla regione e sulla città e rappresenta uno degli ingredienti di qualificazione di una destinazione per il mercato del lusso. Il tesoro culinario del nostro territorio diventa secondo me un vero richiamo soprattutto quando viene elaborato in un ventaglio di offerta gastronomica ricca e variegata, interpretata con professionalità e qualità. Nella piramide del consumo, è dimostrato che il mercato del lusso alimenta anche tutti gli altri segmenti, il contrario invece non può avvenire».
G.R.: «Ormai tutti siamo consapevoli che la gastronomia costituisce una parte fondamentale dell’esperienza di viaggio, ed è innegabile che la stella Michelin diventa un’attrazione aggiuntiva. La cucina è necessità, piacere e radicamento al territorio, soprattutto quando si parla di uno stile culinario che racconta i prodotti tipici del luogo. Di certo i riconoscimenti delle guide gastronomiche costituiscono una spinta ulteriore per la scelta di una destinazione».
I.Z.: «La mia opinione è che forse non si sceglie una destinazione esclusivamente per l’offerta gastronomica, ma è un elemento fondamentale insieme alla cultura e al benessere. Per tanto tempo siamo stati con l’Arté l’unico ristorante stellato su Lugano, ed è stata una grande mancanza per la nostra città. Siamo contenti che siano arrivati nuovi stellati, sono un valore aggiunto per la destinazione. Ognuno di noi può decidere azioni di marketing, ma insieme si è più forti. E quando i turisti si fermano più giorni in hotel, hanno la possibilità di andare a provare anche gli altri ristoranti».
W.M.: «Sì, i ristoranti stellati sono una buona pubblicità per l’hotel e per tutta la regione. È un’occasione per offrire agli ospiti esperienze culinarie ed emozionali e quindi un motivo per ritornare. È un vantaggio per tutti perché noi ospitiamo anche clientela esterna nel nostro ristorante Ecco e i nostri ospiti dell’hotel possono godere anche degli altri ristoranti stellati. Sono sinergie positive che significano più ospiti per tutti».
Che ruolo ha l’offerta enogastronomica all’interno della vostra struttura?
B.G.: «Per noi la “C” di cucina e di cultura rappresenta un pilastro da oltre trent’anni. Siamo un Relais&Chateaux che l’ospite sceglie proprio perché sicuro di trovare lo charme di una casa e una forte connotazione culinaria, fatta di tradizioni, di rispetto del territorio e di impegno etico».
G.R.: «L’enogastronomia ha un ruolo importante allo Splendide, non potrebbe essere diversamente. Offriamo diverse tipologie di ristorazione: si va dal ristorante stellato alla pizza in terrazza, passando attraverso un ristorante dall’anima mediterranea, senza contare gli aperitivi, i light meals o gli eventi gastronomici a tema. Questo ci consente di diventare attrattivi anche per una clientela locale».
I.Z.: «Penso che la gastronomia sia uno degli elementi essenziali da sempre nell’offerta di Villa Castagnola. Cambia il cliente, cambiano le esigenze, ma sempre grande qualità e bontà in 3 concetti di ristorazione: un’offerta fresca e leggera, valida sia per chi è in vacanza che per il businessman con la Rucola; una gastronomia più importante, una cucina classica, ma innovativa con Le Relais e lo stellato Galleria Arté, aperto solo la sera, dove il rapporto fantastico che abbiamo con lo chef da più di 20 anni permette di essere sempre all’avanguardia».
W.M.: «L’offerta gastronomica è sempre stata una parte importante della filosofia generale dei nostri hotel. Siamo orgogliosi di poter offrire due concetti diversi sia al Giardino Ascona, che al Giardino Mountain a St. Moritz-Champfèr durante l’inverno: l’Ecco, premiato con due stelle Michelin come il migliore del Ticino, con una cucina aromatica con leggere influenze asiatiche, così come i nostri ristoranti Hide & Seek, con una cucina mediterranea e piatti di ispirazione ayurvedica, così come vegetariani e vegani».
Come è cambiata la vostra clientela, se è cambiata, dopo la stella Michelin e le esigenze?
B.G.: «Al momento il mercato turistico internazionale è ancora in fase evolutiva di ripresa dopo questi ultimi due anni e frenato anche da condizioni geo politiche mondiali. È quindi presto per esprimere un parere in merito. Le esigenze sono comunque cambiate e sono cambiati anche i viaggiatori. L’accesso al viaggio è più trasversale, si affacciano anche le nuove generazioni foriere di culture e riferimenti diversi. C’è una forte tendenza a veder riprodurre il proprio mondo di abitudine piuttosto che a sperimentare e lasciarsi incuriosire».
G.R.: «La stella Michelin ha di certo acceso i riflettori sul Ristorante I Due Sud e di conseguenza anche sull’intera struttura. Oggi gli ospiti sono più attenti ai dettagli e ascoltano con piacere la storia dello chef, i racconti di come nasce un piatto perché sono sempre più alla ricerca di situazioni autentiche, quasi “famigliari”, connesse al territorio. Non si parla più di lusso, ma di un’esperienza dove l’ospite è al centro, e intorno a lui ruota l’hotel e tutta la città».
I.Z.: «Abbiamo visto meno degli altri il cambiamento perché L’Arté con Franck Oerthle ha la stella da 12 anni, ma sono felice che ci siano nuovi colleghi perché tutto questo porta a Lugano una nuova clientela in cerca di gastronomia e benessere nella nostra regione. Anche se le aspettative del cliente sono cambiate, spetta comunque sempre a noi migliorare».
W.M.: «Fondamentalmente, non ci sono stati grandi cambiamenti. Da quando abbiamo ricevuto la prima stella Michelin nel 2007, abbiamo avuto ospiti che cercavano un’esperienza culinaria raffinata fin dall’inizio. Con l’arrivo della seconda stella nel 2010, abbiamo avuto ancora più ospiti da fuori città che sono diventati clienti abituali e il fatturato è aumentato ulteriormente. All’epoca, il nostro chef 29enne Rolf Fliegauf era il più giovane chef a 2 stelle d’Europa. La qualità costante della cucina e del servizio in un’atmosfera rilassata è molto apprezzata dai nostri ospiti».
Dalla vostra postazione privilegiata come vedete il futuro del turismo?
B.G.: «Come gruppo leader del Ticino monitoriamo costantemente i diversi trend: il viaggio sta diventando sempre più significativo di un desiderio importante e personale di fare esperienze uniche di vita, investendo al meglio il proprio tempo a disposizione».
G.R.: «Vedo un futuro positivo per il nostro turismo. Lugano non ha ancora espresso tutto il suo potenziale turistico, e credo che i prossimi anni potranno regalare delle piacevoli sorprese. Oggi molti turisti privilegiano città a misura d’uomo, a contatto con la natura, per vivere in pieno relax i giorni di vacanza. E Lugano ha tutto questo».
I.Z.: «Noi siamo molto positivi per il 2022, abbiamo già una buona base di prenotazioni e questo ci dà molta fiducia. Se abbiamo lavorato bene, gli ospiti svizzeri che abbiamo ospitato l’anno scorso torneranno, forse non per 2 settimane, ma per un week end, o un’occasione speciale, e non si sa se nello stesso hotel, ma speriamo possano rimanere nella regione. Facendo un paragone con il 2019, ad oggi sia la cifra d’affari che le prenotazioni già confermate sono migliori».
W.M.: «L’industria del turismo, e con essa l’industria alberghiera, è stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia. Questo ha portato anche a un ripensamento generale e a un ulteriore cambiamento di valori. Il Ticino, con la sua offerta diversificata, ne ha potuto beneficiare. Dei molti ospiti che abbiamo accolto per la prima volta, alcuni ritorneranno sicuramente, anche se per soggiorni più brevi. In futuro, il fattore lusso sarà definito ancora di più da altri valori e l’esperienza emotiva personale sarà in primo piano. Gli ospiti sono alla ricerca di luoghi dove possono ritrovarsi con tutto il loro stile di vita e realizzarsi. Anche il fattore natura e la qualità giocheranno un ruolo sempre più importante, ed è per questo che vedo un futuro positivo per il nostro Ticino».
Il turismo di lusso avrà un ruolo sempre più importante?
B.G.: «Il mercato del lusso ha per definizione una sua forza endemica anche di fronte a cicli storici, inoltre nel mercato globale la clientela alto spendente rappresenta il target più attraente e a cui tutti puntano».
G.R.: «Il concetto di lusso non è più così attuale, o almeno si è ridisegnato. Oggi l’ospitalità di qualità è quella che sa offrire un arricchimento culturale al visitatore, oltre a un soggiorno a 5 stelle. Lugano, con la sua anima mitteleuropea e il suo particolare connubio tra vocazione mediterranea e anima svizzera, regala alla destinazione un’identità unica».
I.Z.: «La passione per l’ospitalità e la volontà di rendere il soggiorno un’esperienza indimenticabile sono sempre stati i nostri punti di forza. Non si tratta di superare le aspettative del cliente, ma mantenerle, aggiungendo una componente umana. Questo è il vero lusso».
W.M.: «Sì, considerando la nostra offerta nel settore alberghiero e gastronomico. Un buon mix di segmento alto e di lusso sarà la base per un tasso di occupazione costante. L’esclusività delle esperienze è un fattore importante nel segmento del lusso, e il Ticino può offrirne molte e di qualità. Tuttavia, sarà necessario che le offerte diventino più creative e più speciali, come fondamentale sarà la comunicazione».
In questo contesto cosa pensate del progetto Ticino Land of Stars?
B.G.: «Lo vedo come un abito sartoriale per il nostro Ticino. Proprio per le caratteristiche tipiche di una città salotto come Lugano, nel nostro caso, dove ogni elemento è fatto di qualità e come tale va rispettato».
G.M.: «È di certo un’occasione per far brillare le eccellenze gastronomiche del nostro territorio, per ispirare i giovani talenti della cucina locale a migliorarsi di continuo e, cosa importantissima, costituisce un volano per la nostra città a livello turistico».
I.Z.: «È un progetto ben pensato per una necessità. È importante far conoscere, comunicare e ci vuole una regia per accrescere le nostre prestazioni al cliente per farlo sentire bene».
W.M.: «È un progetto che dimostra la grande qualità degli chef, dei ristoranti e degli hotel ticinesi, è una grande promozione per il Ticino e offre agli chef una buona piattaforma per mostrare le proprie abilità».