100 Paesi da tutto il mondo, 7000 espositori. Questi sono i numeri della 68ma Buchmesse di Francoforte, la più autorevole fiera editoriale internazionale, che si svolge ogni anno ad ottobre: non solo libri, ma un’infinità di spettacoli culturali.

Già nel 1500 la Buchmesse era conosciuta come la più importante fiera libraria del Rinascimento europeo, nata su una solida base di imprese artigianali di stampatori che erano anche librai, e già allora avevano agenti che si si spostavano ad Augusta, a Lipsia e in altri centri di produzione libraria. Coinvolgeva tipografi, correttori di bozze, rilegatori, rivestitori di libri in pelle e altri materiali di pregio. L’umanista Henri Estienne parlava dell’emporium dei libri di Francoforte come di un grande momento di scambio commerciale, ma anche intellettuale. 

La storia cominciò nella seconda metà del 1400 quando Johannes Gutenberg, a Magonza, inventò la stampa a lettere mobili che avrebbe rivoluzionato il mondo del libro e le prime copie della sua Bibbia furono messe in vendita proprio a Francoforte. Fu la più importante in Europa fino alla fine del Seicento, quando fu scalzata da quella di Lipsia, diventata il centro dell’industria dei libri e dell’editoria. 

La storia moderna della Buchmesse ricominciò nel settembre del 1949 quando qualche centinaio di editori, librai e stampatori tedeschi si trovarono nella chiesa di St. Paul, già sede nel 1849 del Parlamento di Francoforte, primo organo elettivo nella storia della Germania. Il successo fu cosi inaspettato che si decise di trasferire la manifestazione culturale in un luogo più adatto, pronto ad accogliere migliaia di appassionati.

Per chi scrive o si occupa di libri e cultura una visita a questo salone internazionale oggi è un’esperienza indimenticabile. È principalmente per addetti ai lavori, ovvero è aperta solo a editori, agenti, scrittori, illustratori e giornalisti, ma nel week end anche il grande pubblico può immergersi in questo ricco mondo d’inchiostro! Si comprano e si vendono diritti, si fanno affari con paesi lontani, si fa cultura scambiando titoli, autori e idee. Ed è importante anche per il turismo.

C’è chi dice che ormai, da quando esiste Internet, la fiera non serva più a niente, ma non è vero. È innegabile che l’editoria sia in crisi, anche la Germania, noto Paese di lettori forti, denuncia un calo delle vendite, eppure l’edizione appena conclusasi ha avuto 277.000 visitatori, con un aumento del 1.3% rispetto all’anno precedente, di cui 142.000 professionali e 10.000 giornalisti e 2000 blogger.

Oltre a proporre come sempre una scelta sterminata di libri, l’edizione 2016 si è occupata molto da vicino di arte, 3D e dell’impatto delle tecnologie digitali sull’editoria e dell’attualità economica e politica. Il convegno di apertura ha voluto sottolineare proprio come il settore culturale possa giovare delle nuove tecnologie. Come spiega l’americano Jeff Jarvis, uno dei più importanti giornalisti ed esperti di media della nostra epoca, teorico dell’apertura totale di Internet, nel suo ebook Gutenberg il geek, tradotto ora anche in italiano, bisogna vedere le situazioni da diverse prospettive: il primo imprenditore tecnologico della storia fu proprio Gutenberg, che dovette affrontare sfide simili a quelle che, oggi, si presentano a chi vuole fondare la propria start up nella Silicon Valley o in qualsiasi altra parte del mondo.

La fiera continua quindi ad essere ricca di contenuti, indipendentemente dal loro formato.

Tra le principali attrazioni della cinque giorni ci sono state anche esperienze di realtà virtuale, con diverse esposizioni che hanno fatto tuffare i visitatori in un mondo che fino ad ora esisteva solo sulla carta, interagendo, ad esempio, con i personaggi di libri riprodotti in realtà virtuale, indossando occhialini 3D. L’attenzione dei media sui contenuti creativi è sempre talmente alta che quest’anno c’è stata una “fiera nella fiera”, chiamata Arts+, dove artisti e architetti hanno discusso sulle sfide e le opportunità che offre la tecnologia.

Il cuore della fiera di Francoforte, però, restano pur sempre i libri.

La concorrenza del digitale e delle forme alternative di editoria sul web non ha cambiato le aspettative della Buchmesse: in programma 3.000 manifestazioni – presentazioni di libri, conferenze, letture – con un migliaio di autori presenti. C’era anche un padiglione sui libri da viaggio, la Travel Gallery e un altro sulla gastronomia, la Gourmet Gallery, un’area interamente dedicata alle pubblicazioni enogastronomiche che coinvolge editori, autori, associazioni mediante dibattiti ed esibizioni culinarie, e con grandi chef ai fornelli. In linea con la tendenza del momento, che vede tutto ciò che è gastronomia ed enologia ai primi posti del gradimento, anche questo salone ha organizzato un vero e proprio spazio enogastronomico. Vent’anni fa gli stand dei libri di cucina erano quasi introvabili, oggi rappresentano un pilastro importante del settore editoriale internazionale, con una quota di mercato raddoppiata rispetto a cinque anni fa. 

Nata 2 anni fa da un accordo siglato tra Juergen Boos, direttore della Fiera del libro di Francoforte e Edouard Cointreau junior, vice presidente del World Cookbook Fair, la Gourmet Gallery si prefigge l’obiettivo di diventare un hub riconosciuto a livello internazionale per l’editoria culinaria con un business center, un ricco programma di eventi e conferenze, presentazioni di libri e progetti futuri, mostre, e anche una cucina a vista.

In questa edizione ha occupato uno spazio di grandissime dimensioni dove sono stati presentati oltre mille nuovi libri, pubblicati da oltre 80 editori. Ma non solo veri e propri ricettari: e infatti c’era anche la Svizzera italiana con il libro Menu per Orchestra ospitato come ‘Best TV Chef Book in Switzerland’ e ‘Best Innovative Book’, riconoscimenti che il premio internazionale ‘Gourmand World Cookbook Awards 2016’ ha assegnato alla pubblicazione curata dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana), edito da Armando Dadò e sostenuto dal Cantone Ticino, dall’Associazione Amici dell’Orchestra della Svizzera italiana e da Migros Ticino, a cui l’Orche¬stra della Svizzera italiana ha abbinato in un CD brani del proprio repertorio, coniugando l’armonia e il piacere che entrambe le arti trasmettono.

I Gourmand World Cookbook Awards, ideati da Edouard Cointreau, sono il riconoscimento più importante nel settore dell’editoria enogastronomica da oltre vent’anni. La competizione avviene nei settori legati alla televisione, alla storia, alla musica, e al cinema. I cookbooks selezionati sono strettamente legati al turismo e alla cultura del territorio da cui provengono. 

Insieme alla CORSI e agli autori, ambasciatore del gusto e dell’identità della Svizzera italiana è stato Dario Ranza, executive chef dell’hotel Villa Principe Leopoldo di Lugano che ha presentato una ricetta dal ricco menu del libro premiato. Di fronte a un numeroso pubblico internazionale, abbiamo avuto l’occasione di far conoscere la cultura gastronomica, e non solo, del nostro territorio, come prodotto di un aggregato di storia e di tradizioni, registrando un grande interesse.

La nostra ricca convivialità si può esprimere con grande creatività, in modi differenti, ma con lo scopo di ritrovarsi insieme per gustare il piacere del cibo, piacere che è stato offerto anche allo stand degli editori svizzeri, SBVV – Schweizer Buchhändler- und Verleger-Verband, dove il Console Generale di Svizzera a Francoforte Markus Meli ha voluto fortemente la presenza di Dario Ranza e del libro vincitore per il cocktail d’inaugurazione, sottolineando la filosofia dell’ospitalità come accrescimento culturale e di civiltà.

È vero che la rete è anche una sorta d’immenso libro in cui troviamo tutto, tuttavia non sostituirà mai la stampa tradizionale. Diciamo che è un aiuto di rapida consultazione, che fornisce ricette valide e meno valide. Noi continuiamo a preferire il profumo della cultura cartacea, ancora di più se enogastronomica. Ma quali sono le caratteristiche di questo odore amato da tutti gli appassionati di libri? La risposta arriva da Andy Brunning, un chimico inglese che nel suo blog ha spiegato l’origine scientifica di questa fragranza: cellulosa e lignina contenuti nella carta rilasciano una reazione le cui componenti sembrano essere vaniglia, benzaldeide, che aggiunge un profumo di mandorla, odori dolci prodotti dall’etilbenzene e il contributo floreale apportato dall’etilesanolo!  

Leggere un libro stampato bene è quindi un’altra cosa. Come mangiare in fretta un panino o sedersi a tavola e concedersi la piacevolezza e il rito di un pasto. 

La Svizzera italiana ha tante ricette da proporre grazie a un territorio ricco e diversificato e a personaggi che possono far conoscere nel mondo un’arte conviviale eccelsa!

Nei giorni della fiera ogni editore annunciava le proprie novità con cartelli e volantini ante litteram, che venivano distribuiti ovunque.

: The Gaza Kitchen: a Palestinian Culinary Journey, Just World Books

Questo libro scritto a quattro mani da Laila El-Haddad, residente nella Striscia, e dalla giornalista Maggie Schmitt è diventato un piccolo gioiello dall’editoria gastronomica, incensato dalla stampa e da esperti come Claudia Roden e Michael Pollan. Attraverso 120 ricette rende l’idea della cucina in un luogo di guerra: piatti che si devono reinventare ogni giorno, eppure squisiti

Qualcuno stampava una sorta di catalogo essenziale. Prima che venisse stilato quello generale della fiera, strumento preziosissimo per gli studiosi che vogliono sapere quanto si stampava e soprattutto cosa si leggeva. Si viene così a sapere che nei primi cento anni della stampa a caratteri mobili furono stampati circa 25mila titoli.

Una collaborazione che si inserisce perfettamente nella strategia di Fiera del Libro di Francoforte per valorizzare i settori editoriali più rilevanti.

Quello del food, anche in Germania, è un mercato in piena espansione, grazie anche a fortunate trasmissioni tv. Durante i giorni della Fiera, nel Salone della Gallery, intenso programma di dimostrazioni di cucina. Da 21 anni Edouard Cointreau è una figura di spicco dell’editoria culinaria. 

Il Gourmand Cookbooks Award, ideato da Edouard Cointreau, è il riconoscimento più importante nel settore dell’editoria enogastronomica dal 1997. Al premio partecipano editori di tutto il mondo, in media 200 nazioni (quest’anno 209) e la competizione avviene nei settori legati alla televisione, alla storia, al turismo, alla musica, e al cinema. È una vetrina internazionale per i migliori libri enogastronomici del mondo, inseriti nei cataloghi cartacei e virtuali annuali.

I cookbooks selezionati sono strettamente legati al turismo e alla cultura del territorio da cui provengono: secondo Cointreau, per avere successo queste opere devono offrire più delle semplici ricette, devono riuscire a restituire le emozioni e l’orizzonte culturale in cui tali piatti sono nati.

La cultura gastronomica è tra i primi criteri a livello mondiale per il turismo internazionale.

All’ultima edizione (ottobre 2015) la Gourmet Gallery ha ospitato 80 espositori da oltre 30 paesi, diventando il settore più frequentato di tutta la fiera da esperti del settore, base per la negoziazione di vendita/acquisizione diritti, traduzioni, organizzando presentazioni e conferenze, lanciando nuovi progetti, showcooking nello spazio Miele, degustazioni e promozione turistica, interviste su canali digitali e non.

Negli ultimi anni i criteri di assegnazione del premio sono diventati più selettivi: il “Gourmand World Cookbook Award” infatti è conferito solo a quelle pubblicazioni che hanno dato un contributo fondamentale all’editoria gastronomica. Numerosi i famosi chef che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento e i cui libri di cucina sono divenuti ormai dei “best sellers”: da Alain Ducasse con“Le Grand Livre” a Ferran Adrià con “El Bulli 1983-2002”, dal pasticcere Pierre Hermé, autore di“PH10”, al dizionario “Larousse Gastronomique”.

Per la prima volta il magazine «Newsweek» aveva un suo stand, coprendo giorno per giorno con interviste e servizi i momenti salienti della Fiera. La condirettrice Naina Bajekal, di «Newsweek» Europa, ha intervistato Nujeen Mustafà, la diciassettenne emigrata siriana arrivata in Germania su una sedia a rotelle il cui libro, Nujeen, viene ora tradotto in nove Paesi.

Calcolare oggi quanti libri enogastronomici vengono stampati al mondo è quasi impossibile, ma grazie a fiere come quella di Francoforte e a premi come i Gourmand Cookbooks Awards, si conoscono i più importanti provenienti da oltre 200 nazioni.

Il mercato europeo occupa ogni segmento, pubblicando sia volumi di qualità sia a buon mercato. I libri più ricercati puntano molto sulla qualità delle foto e vantano testi eccellenti, ma compatti. Alcuni volumi sono quasi opere poetiche e sono esposti nelle gallerie d’arte. 

I libri di cucina americani sono destinati principalmente al mercato di massa a buon mercato, mentre in America Latina si punta sulla cucina tradizionale, ma in modo innovativo. Oltre alle ottime conoscenze della tradizione culinaria, la loro produzione libraria denota una grande sensibilità per la qualità. L’Africa si distingue per eccellenti libri di cucina di rilevanza locale. In questo continente, il filo conduttore tematico è rappresentato dalla regionalità. Ogni Paese vuole ritrovare le proprie radici e guarda al futuro cercando di lasciarsi alle spalle l’epoca del colonialismo. I libri di cucina asiatici sono pieni zeppi di testo e hanno pochissimo spazio bianco. Come in Europa, anche qui vengono pubblicati libri di qualità per il mercato di massa. L’Australia sta vivendo grandi cambiamenti ed è alla ricerca di nuove ispirazioni, guardando sempre più verso l’Asia. È un momento interessante, come quando per anni gli autori australiani hanno fatto scuola nel mondo intero in fatto di design dei libri di cucina e sono stati molto copiati.

Numerosi i famosi chef che hanno ricevuto negli anni il prestigioso riconoscimento e i cui libri di cucina sono divenuti ormai dei best sellers: da Alain Ducasse con Le Grand Livre a Ferran Adrià con El Bulli 1983-2002, dal pasticcere Pierre Hermé, autore di PH10, al dizionario Larousse Gastronomique. Per arrivare a libri anche politicamente importanti come The Gaza Kitchen: a Palestinian Culinary Journey, Just World Books. Questo libro scritto a quattro mani da Laila El-Haddad, residente nella Striscia, e dalla giornalista Maggie Schmitt è diventato un piccolo gioiello dall’editoria gastronomica, incensato dalla stampa e da esperti come Claudia Roden e Michael Pollan. Attraverso 120 ricette rende l’idea della cucina in un luogo di guerra: piatti che si devono reinventare ogni giorno, eppure squisiti.

L’evoluzione del mercato odierno nel segmento enogastronomico va comunque chiaramente nella direzione del libro stampato. Solo il 3 percento dei titoli pubblicati in tutto il mondo si può scaricare come e-book. È interessante constatare che oltre la metà di tutti i libri pubblicati viene finanziata dagli stessi autori, che vogliono rimanere indipendenti e dare forma alle loro idee senza dover accettare compromessi e imposizioni. Per quanto riguarda la distribuzione e il marketing, il discorso è diverso, perché in questo ambito internet è fondamentale. L’autore, gli editori e i distributori utilizzano il web per raggiungere un gruppo molto eterogeneo di persone in tutto il mondo.

Ne è passato di tempo da quando nei giorni delle prime edizioni della fiera ogni editore annunciava le proprie novità con semplici cartelli e volantini ante litteram, che venivano distribuiti ovunque. Qualcuno stampava una sorta di catalogo essenziale, prima che venisse stilato quello generale della fiera, strumento preziosissimo per gli studiosi che vogliono sapere quanto si stampava e soprattutto cosa si leggeva. Si viene così a sapere che nei primi cento anni della stampa a caratteri mobili furono stampati circa 25mila titoli, con anche contenuti colorati e saporiti!