Celebrare il 130° anniversario del primo impianto di risalita turistico di tutto il Ticino proprio nel 2020 è stato – malgrado la pandemia di coronavirus e le limitazioni – un traguardo, anche perché non è mai venuta meno la voglia di continuare a offrire attività di vario tipo, oltre al panorama mozzafiato dal monte simbolo di Lugano, conosciuto come il Pan di zucchero della Svizzera.

Come fate a suscitare continuamente interesse?

«Per una meta come la nostra è fondamentale la diversificazione dell’offerta di destinazione: un intento che negli anni è stato portato avanti, tramite numerosi mezzi e misure, proponendo iniziative di carattere temporaneo e permanente. Anche l’anniversario del 130° ha potuto godere di svariati eventi duranti i quali siamo riusciti con determinazione a concretizzare i nostri progetti. Con la diversificazione, appunto, riteniamo di costituire una piattaforma ideale che permetta di divulgare i valori e le eccellenze che la nostra regione sa offrire a un pubblico trasversale. Tutto quello che realizziamo è quindi sempre correlato con il nostro territorio, la montagna, l’impianto di risalita, la storia del monte, il panorama. Inoltre le nostre attività rispecchiano evidentemente la volontà di dimostrare all’ospite cura nei dettagli, professionalità, accoglienza, dinamicità e creatività».

Avete messo in atto collaborazioni a tutto campo, esplorando ambiti e sinergie, per esempio con il Conservatorio della Svizzera italiana per il concerto all’alba d’estate…

«Da sempre siamo aperti a valutare proposte di collaborazione con enti pubblici e privati. In questo senso nel tempo abbiamo presentato iniziative esclusive con interlocutori diversi sia per un pubblico di adulti sia per bambini e famiglie».

Nella lunga storia della funicolare per la prima volta a dicembre 2019 avete lanciato l’apertura invernale…

«È stata una vera e propria novità strategica che ha fornito riscontri andati oltre ogni più rosea aspettativa, a dimostrazione del fatto che la lungimiranza, il coraggio e lo spirito dinamico orientato al mercato che la nostra società ha saputo dimostrare sono stati paganti. I riscontri quantitativi e qualitativi ci hanno dato ragione. Purtroppo l’apertura invernale 2020-2021 è stata pesantemente condizionata dalle chiusure forzate che hanno visto in particolare la ristorazione soffrire della situazione; tuttavia abbiamo continuato a garantire un’apprezzata offerta ai nostri ospiti, mantenendo nel periodo invernale l’accessibilità alla vetta in funicolare più il servizio d’asporto per il ristorante».

Come gestite la “coabitazione” con le altre vette del nostro territorio e, in particolare, con quelle più vicine?

«Storicamente la nostra è una società anonima privata, ma di pubblica utilità. Non godiamo di sostegni dell’ente pubblico per la gestione corrente e sappiamo cosa significhi il rischio imprenditoriale. Nel corso degli anni abbiamo effettuato importanti investimenti sull’impianto e sulle imprese accessorie. Il San Salvatore, simbolo di Lugano per antonomasia, è conosciuto anche come il “Top of Lugano” e turisticamente è un reale valore aggiunto per la nostra regione. Con la nostra offerta ci inseriamo in maniera complementare agli altri prestatori di servizio sul territorio».