Come è stato vissuto il 2020 dal punto di vista del settore dei campeggi?

«Sono stati mesi anomali, dominati prima dalla paura, poi dalla frustrazione per non aver potuto aprire insieme agli altri, ed infine segnati da moltissimo lavoro a partire dal 6 giugno e fino alla fine di ottobre. In quest’ultimo periodo abbiamo ottenuto ottimi risultati, recuperando parte delle perdite dei mesi di chiusura. La previsione delle perdite è così passata dall’80 al 30 per cento. Le nostre strutture hanno favorito una percezione di sicurezza, aumentando anche la presenza dei camperisti. Il fatto di poter stare molto all’aperto, gli ampi spazi individuali e l’attenzione alle misure di sicurezza rendono per molti particolarmente tranquilla la vacanza in campeggio».

A quanto ammonta l’indotto generato ogni anno (pre-Covid) e quanti sono i pernottamenti annuali nel settore dei campeggi?

«In Ticino sono circa 700mila paganti escluso gli ospiti stagionali (con i quali si supera 1 milione) per un indotto superiore a 73 milioni di CHF. A pesare molto sull’andamento dell’anno è stata sicuramente l’impossibilità di aprire le porte nel momento cruciale di inizio stagione. Anche se la Pasqua era ormai persa, si sperava di poter almeno recuperare qualcosa in occasione dell’Ascensione o di Pentecoste. Così non è stato e gli amanti di tende, roulotte e camper hanno dovuto attendere fino a giugno per poter tornare in Ticino. Questo ritardo (che ci ha fatto molto male) ha avuto tuttavia anche risvolti positivi. Abbiamo infatti avuto più tempo per equipaggiarci e per adottare le necessarie misure di sicurezza».

In che modo la pandemia ha cambiato le abitudini degli ospiti?

«In generale, non sono cambiate le abitudini, se non come ovunque per le distanze e maggior igiene ed attenzione. In ogni caso, come ogni anno, abbiamo cercato di cogliere le esigenze dell’ospite per adattare l’offerta ed i servizi, ma questo a prescindere dalla pandemia».

È cambiata anche la provenienza degli ospiti?

«Si, sono chiaramente aumentati gli svizzeri ed inoltre si è pure abbassata un po’ l’età media. I circa 40 campeggi ticinesi (di cui circa 15 nel solo Locarnese) hanno accolto soprattutto ospiti confederati, consolidando anche l’affluenza di romandi. Grazie all’immagine di qualità che ci siamo costruiti, sono tornati anche i clienti abituali dalla Germania. In generale sono stati parecchi i ‘novizi’, ora spetterà a noi riuscire a fidelizzarli continuando a investire sulla qualità del prodotto e sull’accoglienza dell’ospite».

Il consigliere di Stato Christian Vitta ha sottolineato più volte che il settore dei campeggi sta cambiando pelle, attuando numerosi investimenti. Può confermalo?

«Posso confermare che il Consigliere di Stato ci ha sempre reputati un settore importante e siamo grati alla politica per questo “sostegno”. Fiducia corrisposta con grandi numeri sia di pernottamenti, come pure di investimenti effettuati e pure previsti per il futuro per migliorare l’offerta. Non posso nascondere che anche con ATT, OTR nonché Gastro ed Hotellerie abbiamo un ottimo rapporto».

Il cosiddetto “glamping” sta prendendo piede anche alle nostre latitudini?

«Glamping è la nuova frontiera del turismo green e negli ultimi anni ha visto un rapido sviluppo in tutto il mondo. Si tratta a tutti gli effetti di tende, ma non si deve pensare alla classica canadese o alle piccole tende che si acquistano nei negozi sportivi. Il glamping è molto più di questo: in pratica unisce i servizi di un classico hotel con la bellezza di vivere nella natura. Un modo diverso di immergersi in paesaggi incontaminati. In Scandinavia o in Svizzera, pur essendoci diversi mesi all’anno di freddo e neve, i glamping proseguono nella loro diffusione. Rientra a tutti gli effetti nel turismo sostenibile perché le tende, pur essendo perfette per ogni condizione climatica, sono comunque smontabili e preferiscono solitamente l’utilizzo di materiali riciclati e biodegradabili. Per il Ticino intravedo una grande potenzialità di sviluppo di questo tipo di turismo: abbiamo infatti a disposizione un ambiente naturale di grande varietà e interesse e al tempo stesso abbiamo dimostrato di essere in grado di organizzare il più alto livello di servizi: per ora è una soluzione di nicchia ma in prospettiva può diventare una scommessa vincente».

Da ultimo, che previsioni si sente di fare per i prossimi mesi per il turismo ticinese?

«Tutto dipenderà da quelli che saranno i tempi di diffusione della pandemia. I campeggi riapriranno a marzo dell’anno prossimo e dunque c’è da sperare che per quel periodo la situazione sia senz’altro migliorata. Se non dovesse essere il caso, il nostro auspicio è comunque quello di non essere penalizzati dalle autorità federali. Come detto poc’anzi, nel 2020 abbiamo potuto aprire più tardi rispetto ad altre strutture ricettive e questo ritardo non ci è parso giustificato. I grandi numeri registrati quest’estate da tutto il settore dimostrano che i campeggi sono da considerarsi sicuri. Per quanto riguarda invece la stagione invernale domina una grandissima incertezza: al momento gli impianti sono aperti, c’è solo da augurarsi che tutto prosegua senza il ripetersi di eventi negativi».