L’isola di Ponza è emersa dalle acque come Venere in seguito ad eruzioni vulcanici e fenomeni erosivi, e ancora oggi conserva la sua bellezza leggendaria. Con le sue bianche coste calcaree, le innumerevoli baie ed insenature frastagliate, le grotte sommerse, quest’isola vanta alcuni dei paesaggi più scenografici del Golfo di Gaeta, in provincia di Latina. L’abbiamo raggiuta in traghetto partendo dal porto di Formia dopo un viaggio in treno di qualche ora. Arrivando al porto, spiccano una miriade di case variopinte abitate dai villeggianti e da qualche residente. Ci danno il loro benvenuto il Sindaco Francesco Ambrosino e altri membri della Giunta Comunale, persone estremante affabili e con una grande voglia di raccontare la bellezza e il valore storico di quest’isola, essendo ancora ben visibili le strutture romaniche e testimonianze di diverse dominazioni succedutesi nel corso della storia.

Ci spiegano che anche la sera non mancano le attrazioni, si può scegliere tra attività più mondane e quelle più tranquille, o semplicemente ottimi ristoranti in cui gustare quanto pescato in giornata. I negozietti del centro, nelle viuzze e nei pressi del porticciolo propongono artigianato locale, profumi, abbigliamento nello stile inconfondibile e coloratissimo dell’isola e molto altro ancora.

Dopo esserci sistemati in un grazioso hotel con una vista strepitosa sul mare, andiamo a cena al Ristorante Acqua Pazza, il ristorante stellato dell’isola, situato a Ponza Porto. L’ambientazione è molto gradevole, ci sono varie terrazze su differenti livelli che offrono una bella vista e la cucina di Gino e Patrizia Ronca celebra i prodotti dell’isola e il suo pescato con un pizzico di fantasia e tanto gusto. La filosofia della cucina è basata su ingredienti tradizionali, è sofisticata e moderna e il pesce che viene servito è assolutamente pescato: sono infatti banditi tutti i pesci di allevamento. La maggior parte delle verdure proviene dai terreni dei contadini isolani, mentre pasta e pane sono preparati quotidianamente nella loro cucina. Non manca una fornitissima cantina con oltre 900 etichette, italiane ed internazionali.

Al risveglio del giorno successivo all’arrivo, diamo inizio alla visita dell’isola di Ponza, la maggiore dell’arcipelago, che comprende anche le isole di Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano. Cominciamo il nostro tour con la visita di Chiaia di Luna, una delle spiagge sabbiose sull’isola di Ponza (nella foto di apertura). La forma ed il colore richiamano quella di una falce di luna in una notte chiara d’estate, da cui deriva il suo nome. Questa spiaggia è la più spettacolare e rinomata di tutto l’arcipelago, oltre ad essere la più grande. Molto suggestive sono le scogliere verticali che cadono a strapiombo sul mare. Questo aspetto della sua bellezza al contempo è fonte di disagi, visto che purtroppo questa spiaggia è stata chiusa a causa della caduta delle rocce. Infatti, in seguito ad una frana che ha bloccato il tunnel per arrivarvi, Chiaia di Luna è raggiungibile solo via mare.

Cala Feola ha un fondale basso e sabbioso, quindi è la più adatta alle famiglie e ai giovani, visto che vi si trova anche un bar adibito anche al noleggio di attrezzatura da spiaggia, che organizza eventi con la musica più gettonata e un ristorante. Cala Feola è raggiungibile via terra tramite un sentiero, che si conclude con una lunga scalinata.

Grotte di Pilato

Le piscine naturali di Ponza erano usate dai pescatori per riparare le loro barche. In alta stagione sono molto affollate, ma grazie allo stabilimento balneare locale, si possono noleggiare canoe e pedalò per stare in tranquillità in mezzo al mare. Le piscine sono raggiungibili via terra grazie ad una scalinata di circa 300 scalini scavati nella pietra.

La Spiaggia del Frontone è formata in parte da sabbia e fondali bassi e in parte da una lunga scogliera. L’unica pecca è il tramonto precoce a causa della scogliera che la circonda. Questa spiaggia è attrezzatissima e molto conosciuta per l’happy hour e la vita notturna, grazie anche ai frequenti taxi boat provenienti e diretti dal porto di Ponza e dalla baia di S. Maria.

Per gli amanti del diving, Ponza è una meta ideale, ricca di fondali interessanti e di grotte sottomarine. E se non si ha esperienza d’immersioni, si può diventare diver grazie ai corsi dei centri sportivi. Ma anche il suo entroterra collinoso è ideale anche per gli amanti della scoperta del territorio a piedi. I percorsi propongono in generale escursioni leggere, alla portata di chiunque. Per chi ama scoprire la storia, la tradizione e il folclore delle località, un’altra attività da non perdere è la visita al Museo Etnografico Ponzese che si trova all’interno di una grotta a Cala Frontone.

Nel nostro programma è prevista anche una visita guidata alla Cantina Casale del Giglio, in via Scotti. Di proprietà della famiglia Santarelli che da generazioni commercia in vino, vanta etichette memorabili per il pubblico di appassionati e critici. Antonio Santarelli e il suo enologo Paolo Tiefenthaler hanno anche saputo valorizzare i vitigni autoctoni, uno dei quali è la Biancolella, che venne importata dai coloni campani sotto il regno borbonico. Il loro vino di punta è il Faro della Guardia (dedicato nel nome all’omonimo faro costruito nel 1886, che si erge maestoso sul lato meridionale di Ponza) un tripudio di erbe officinali, fiori di ginestra e frutta agrumata di pompelmo rosa, arancia e cedro. Colpisce la profondità del sorso, salino e speziato dal finale elegante e tagliente su note iodate.

Porto Borbonico Ponza. Credit Rossano di Loreto

Gli stessi vini li possiamo poi degustare anche al Ristorante Oreste Romagnolo, in Corso Carlo Pisacane 51: affacciato direttamente sul porto di Ponza, è un punto di riferimento per gli isolani e per i turisti ed è specializzato nella cucina a base di pesce; vanta inoltre una carta di oltre ottocento etichette.

Nel nostro viaggio non manca poi una visita alle Cisterne Romane della Dragonare e del Corridoio, uno dei tesori archeologici dell’isola. Si tratta di un sistema ingegnoso e funzionale di raccolta dell’acqua piovana e si può visitare camminando nei corridoi sotterranei a volta illuminati da luci soffuse, scavati nel tufo morbido dell’isola.  A Ponza i Romani costruirono tre grandi cisterne, essendo l’isola di origine vulcanica e con scarse risorse idriche a disposizione.

Al termine di queste interessanti visite, la sera siamo accolti dal Ristorante La Campanella, in via Forna Grande, località Le Forna. Qui vanno per la maggiore il tonno, i calamari e le tartare e come dessert i gustosi tiramisù, affogato e millefoglie.

Il giorno successivo ci attende una gita in barca con visita dell’Isola Palmarola (nell’immagine acanto). Considerata una delle isole più belle del Mediterraneo, così chiamata per le particolari palme nane che crescono spontaneamente sull’isola, è un piccolo gioiello nascosto tra le acque turchesi del mar Tirreno. Terza in ordine di grandezza nell’arcipelago delle Isole Pontine dopo Ponza e Ventotene è sicuramente la più particolare. Un paradiso selvaggio e quasi totalmente disabitato, composto da grotte, faraglioni, piccole spiagge e baie incontaminate di rara bellezza e di enorme impatto visivo. Proprio grazie al suo stato selvatico non modificato dalla presenza umana, dal 1998 Palamarola è una riserva naturale protetta dove le poche abitazioni si trovano nell’approdo di Cala del Porto o nelle grotte rupestri scavate dal vento, dette case grotta.

Chiaia Di Luna Ponza. Credit Rossano di Loreto

Come sospesa nel tempo e su un mare che ne riflette la bellezza incantata, Palmarola non ha un vero centro urbanizzato, non ha delle vere strade, è accessibile solo dall’approdo ciottoloso di Cala del Porto dove si trova l’unico ristorantino e un’esclusiva villa privata. Rientrando a Ponza, la sera ci attende il Ristorante Ciro Miramare, in via Calacaparra, Località Le Forna. La cucina è a base di pesce e il locale è a conduzione familiare con arredi semplici e accoglienti di legno e un’ampia terrazza. La vista è meravigliosa e le pietanze ottime, specialmente l’assaggio di antipasti. L’indomani purtroppo ci attende il rientro, e partendo penso al fascino ammaliante di Ponza appartenente da sempre alla letteratura: infatti fu celebrata dal poeta premio Nobel Eugenio Montale, come “un’isola che ha saputo rimanere un’isola, un microcosmo a sé”.