Il pregio di Como Città dei Balocchi è certamente quello di riportare, tra il 25 novembre e il 7 gennaio, in tutto il centro storico quell’atmosfera natalizia fatta di musiche, luci, profumi che in molte città occidentali si è ormai persa, relegando i giorni simbolo di Santa Claus a mere rincorse affannate per cercare gli ultimi regali. Una commercializzazione fine a se stessa che non soltanto faceva rinunciare allo spirito, ma cominciava a dimostrarsi controproducente, proprio perché ormai stucchevole e vuota. In più il festival, organizzato da 24 anni dall’Associazione Amici di Como, punta a rinvigorire l’indotto generato dal periodo natalizio anche riportando l’attenzione su un territorio e un lago ricchissimi di storia, tradizioni e risorse naturali. Como Città dei Balocchi, non dei giocattoli o peggio ancora dei videogames, ma di quei magici oggetti che ci ricordano l’infanzia di chi ci ha preceduto, bambini ormai cresciuti, che troveranno comunque all’interno della manifestazione grandi spazi a loro dedicati. Perché se la missione iniziale fu quella di ridare il Natale ai bambini, è anche vero che ormai da anni questo festival propone diverse forme di intrattenimento, teatro, mostre, musica e performance, tutte incorniciate dalla spettacolare scenografia del Magic Light Festival. Proiettori distribuiti in diversi punti del centro storico, disegnano sulle mura di eccellenze artistiche come la Cattedrale, il Teatro Sociale, le case storiche, luci mobili, per ammirare le quali nell’ultima edizione si sono mossi turisti da tutta Europa. Un intero centro storico, già pregevole artisticamente, che si veste dello spirito natalizio e ci permette di immergerci nella sua magia.
Il cuore pulsante della manifestazione saranno via Plinio e Piazza Cavour, nelle quali si svolgeranno i famosi mercatini natalizi, in cui oltre ai giochi per bambini, faranno la loro grande figura i prodotti enogastronomici locali. Nella passata edizione, 50 casette con 46 espositori hanno permesso, insieme agli eventi collaterali, un numero di presenze da urlo. Grazie infatti ad un contatore installato dal Politecnico di Milano, è stato possibile quantificare in più di un 1.850.000 le presenze nei 44 giorni di festival. Sempre in piazza, anche quest’anno non potrà mancare la pista del ghiaccio con vocazione solidale. La gestione sarà affidata alla Croce Azzurra che utilizzerà il ricavato per sostenere le sue attività. Attesissimo dai melomani, il concerto di Natale in cattedrale, con l’esibirsi della prestigiosa Filarmonica Arturo Toscanini. E poi la mostra dei presepi nella chiesa di San Giacomo e ovviamente l’arrivo di Babbo Natale e quello della Befana che anche quest’anno, grazie alle associazioni e alle aziende che si sono rese disponibili, distribuiranno ai bambini migliaia di doni. E ancora musica con le Note di Natale e i tanti altri eventi non solo in centro storico. A Capodanno i fuochi d’artificio incendieranno il lago e per tutto il periodo non mancano, insieme a decine di altri eventi e progetti, l’istallazione della ruota panoramica, della giostra del ‘700 e lo spettacolo dei burattini. Sarò invece una novità il Villaggio Africano, allestito nel palazzo del Broletto per stimolare la conoscenza e la comprensione dell’altro, attraverso le tradizioni natalizie delle zone rurali dell’Africa centrale.
Una manifestazione quindi, che dati i grandi numeri delle passate edizioni, non è soltanto un momento ludico-emotivo, ma è anche un grosso introito per la città e per le sue aziende. Presenze da record, come dicevamo, con picchi nel giorno dell’Immacolata e nei fine settimana. Numeri eccezionali soprattutto se pensiamo che per almeno 5 volte si sono registrate maggiori presenze che nei giorni di punta del periodo estivo, momento storicamente più gettonato per visitare Como, soprattutto per chi arriva dall’estero. A beneficiare di questa grande affluenza non sono stati soltanto in modo diretto i negozi e le bancarelle, ma in particolare le strutture ricettive. Ecco un dato percentuale che non lascia dubbi: l’indice di occupazione delle strutture nei giorni tra Natale e l’Epifania ha toccato il 75%. Mentre sotto Capodanno, gli hotel di Como sono arrivati a riempire quasi il 100% delle camere. Una cifra record in Lombardia, estremamente importante se si tiene conto di tutte le prestigiose mete montane e sciistiche della Valtellina e del bergamasco. È possibile anche capire da quali località si siano mosse queste persone, grazie agli accessi registrati all’infopoint e ai dati raccolti per via sondaggistica. Molti gli italiani (per circa il 50% formati da Lombardi) e un 20% di stranieri, con in testa spagnoli, francesi, britannici e tedeschi. Merito della Città dei Balocchi, è stato quello di intercettare un nuovo turismo che si sta radicando in tutta Europa, quello per bambini. Il fenomeno dei family hotel non può più fermarsi soltanto alle località di mare e alle mete sciistiche, ma deve prevedere una strategia che possa attirare questo tipo di clientela durante tutto l’anno, anche su mete che non rientrano in questi settori. Così come nel mercato del libro, anche in quello del turismo i prodotti dedicati ai piccoli risentono meno della crisi. Un mercato che non può prescindere da alcune peculiarità che chi si occupa di in-coming deve assecondare. In cui, per esempio, il passaparola è fondamentale e la soddisfazione del piccolo ospite è al primo posto fra le preoccupazioni del cliente pagante, l’adulto accompagnatore. Ma per accontentare il family tourism non basta una strategia di prezzi, è l’esperienza intera a dover essere adeguata alle specifiche esigenze. L’eliminazione delle barriere architettoniche che rendono complessa la mobilità con passeggino, guide specializzate che sappiano interagire in modo specifico, interessando il bambino senza annoiare l’adulto e ovviamente eventi adatti ai diversi momenti dell’infanzia, tenendo presente che le famiglie spesso si muovono con due o più bimbi di età diversa.
Non c’è dubbio che perseguendo questa strada si possa aprire un varco di prosperità nel settore turistico, come dimostrano i dati della passata edizione del festival lariano. In modo realistico, ci riferiamo a una cifra che supera i 10 milioni di euro, spesi fra parcheggi, bar, ristoranti e hotel. Oltre ovviamente a tutto ciò che è stato acquistato direttamente nelle casette del mercatino o nei negozi del centro storico, considerando che secondo i sondaggi, il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto shopping durante la presenza alla Città dei Balocchi. Dati certamente da non sottovalutare e che possono diventare uno sprone per il turismo della fascia alpina e Prealpina europea. Fenomeno che non è passato inosservato, tant’è che l’Università dell’Insubria ha deciso quest’anno di proporre ad una propria studentessa una tesi di laurea in Scienze del Turismo, impregnata proprio sull’indotto generato dalla Città dei Balocchi.
Turismo e viaggi
E le stelle stanno a guardare
26 Giugno 2018