Un progetto lungimirante, che potrebbe far scuola nel family tourism. Era nei vostri piani 24 anni fa o anche voi ne siete oggi sorpresi?
«Siamo partiti fra la diffidenza generale e noi stessi non eravamo certi del successo, perché quanto ci accingevamo a fare era una novità assoluta. Ecco un aneddoto chiarificatore: nel momento in cui il Consorzio Como Turistica ci approvò la prima edizione su un preventivo di 70 milioni di euro, un consigliere disse: “Figuriamoci! Se davvero parte, mi dimetto”. Abbiamo perso un consigliere… E in più, già quella prima edizione ci diede una grande soddisfazione, poiché la Rai registrò qui una puntata di Sereno Variabile: non esisteva nulla di simile. Nulla di incentrato sull’atmosfera, sul Natale, la famiglia e i suoi valori. A Bolzano da 2 anni si erano inaugurati i primi mercatini, ma si trattava di stand di vendita, non c’era un’idea di festa a 360°».
Pullman e hotel prenotati da oltralpe da marzo dell’anno precedente: qual è il motivo principale che spinge i cugini europei a venire lì invece che altrove?
«L’atmosfera che si crea anche grazie a una peculiarità tutta comasca che, per una volta, non è il lago, ma le tre piazze, tutte collegate fra loro, che creano il cuore del centro storico, con la basilica come fulcro. E poi da lì ancora i portici Plinio, fino al lago e a una quarta meravigliosa piazza. Questo ci offre la scenografia perfetta per il nostro spettacolo di luci, che in questo modo diventa unico al mondo. Monumenti immersi, non incorniciati o sottolineati come a Lione, da architetture luminose pensate proprio per creare un’atmosfera».
Parliamo dell’indotto, chi sono i primi beneficiari della Città dei Balocchi e degli eventi correlati?
«Como è stata sempre considerata una meta di turismo congressuale. Con la Città dei Balocchi, gli alberghi hanno accettato la sfida a cambiare pelle e attrezzarsi per le nuove esigenze di un turismo tutto di cultura, svago e relax. Affrontato questo cambiamento, di certo hanno beneficiato della nuova situazione perché, anche grazie a Città dei Balocchi, a Como stiamo risolvendo il problema della destagionalizzazione del turismo. Prima addirittura le strutture chiudevano da novembre fino alla primavera, ora arrivano durante le festività invernali ad avere pieno anche il 100% delle camere».
Di cosa avreste bisogno per migliorare ancora? Che cosa vi piacerebbe poter realizzare e chi potrebbe muoversi per mettervi nelle condizioni di farlo?
«Vorremmo allargarci alla provincia e sul lago. Vorremmo che il Lario diventasse il lago di Natale, coinvolgendo tutte le rive, di anno in anno, fino a farlo diventare il più grande presepe naturale del mondo. Ma tutti gli aspetti procedurali sono difficili e soprattutto esiste uno scoglio economico. In più, consci che il Natale non ha confini nei suoi valori, vorremmo mettere in atto delle collaborazioni più ampie, per esempio con il Canton Ticino. Attirare visitatori da lontano, che si muovano in un tour di atmosfere, tra Como e Lugano, perché tutto fa crescere e collaborare non può che far bene ad entrambe. I nostri competitors devono essere invece le città austriache e tedesche, che con quei 2 mesi di turismo natalizio, vivono floride tutto l’anno».
Questi anni sono stati difficili? Chi ha remato contro?
«La burocrazia. E in particolare (anche se siamo fiduciosi che già a partire del prossimo Natale la cosa migliorerà) i tempi ristrettissimi del bando che, dandoci garanzia della fattibilità della manifestazione soltanto ai primi di ottobre, di fatto ci ha sempre impedito una buona ed efficace promozione. Ma è di certo più lungo l’elenco di chi invece ha dato una mano: la Città dei Balocchi viene realizzata principalmente grazie al contributo privato di imprenditori, alcuni dei quali legati ad Amici di Como e Consorzio Como Turistica. Poi sicuramente è importante il sostegno del Comune, di Regione Lombardia e della Fondazione Cariplo. Ma anche in questo senso, la manifestazione si alimenta del suo successo, tant’è vero che quest’anno si potranno illuminare due nuove piazze – Volta e San Fedele – grazie all’impegno di negozianti e gestori di altre attività che, affascinati dalle precedenti edizioni, hanno raccolto contributi per ampliare il Magic Light Festival, portandolo fin davanti alla pro.