L’ambito risultato è il frutto dell’affabile e direi famigliare atmosfera lavorativa che regna tra i titolari e i collaboratori della cucina e del servizio, una piccola squadra di cinque persone molto affiatate e con una lunga esperienza professionale. Giuseppe Greco e la moglie Heike, i titolari, accolgono l’ospite con un sorriso, subito pronti a metterlo a proprio agio e allora si apre la carta delle vivande con quell’aspettativa benaugurante, preludio di un’esperienza promettente.

La carta è stagionale e i prodotti, scelti con il criterio della massima qualità, provengono, per quanto possibile, dal nostro territorio. La pasta è fresca e fatta in casa e la cucina, come dice lo chef Jacopo Rovetini, si rifà alla tradizione, ma in un connubio abilmente congegnato con l’innovazione, mentre presenti restano, sia la cucina classica francese, sia in particolare l’impronta mediterranea. I coperti sono 35 all’interno, mentre nella bella stagione in cortile sotto il bel pergolato i coperti arrivano fino a 45. In fondo al cortile poi, c’è la piccola cantina – enoteca, dove tra mille bottiglie di gran pregio e un bel tavolo, si può cenare in 4 persone in modo intimo e riservato.

Giuseppe Greco, emozionato per aver raggiunto il traguardo della prima stella Michelin, ci confida di avere clienti che frequentano il locale da decenni, poiché anche se nel corso degli anni ci sono stati avvicendamenti con gli chef, la qualità dell’offerta è stata comunque sempre di alto livello. Ora lo chef Jacopo Rovetini, 44 anni, mette a frutto con successo le sue numerose esperienze professionali acquisite in modo particolare nei ristoranti dei grandi alberghi soprattutto engadinesi.

È giunta quindi l’ora di mettersi a tavola e iniziare con un etereo stuzzichino con patè di piccione, cialda di riso e humus di fagioli neri. Due gli antipasti: capesante, variazione di cavolfiori, salsa teriyaki, gel al limone; terrina di foie gras e cioccolato, pera e pane dolce senese che viene preparato nel periodo della festa di Ognissanti. Di seguito sono arrivati i fusilloni di Gragnano, crema di mais e zafferano, spuma di parmigiano e ragù di cinghiale (avrei fatto il bis e il tris!). Perfetta la cottura del trancio di merluzzo, valorizzato con bieta rossa, burro bianco al Pernod, ristretto di crostacei, uova di pesce di lago. Per la carne lo chef ha puntato su: anatra, rapa rossa, daikon (una cultivar del ravanello), gallinacci, gel di melograno. Predessert: fichi marinati al gin e sorbetto al shiso rosso (pianta aromatica giapponese). Dessert: spuma di yogurt, sorbetto e gel all’uva, miele e crumble.

Una rassegna di piatti che hanno confermato, sia la bravura e la fantasia dello chef, sia la meritata stella sulla nuova guida rossa. Per quanto riguarda i vini la scelta si basa su grandi e prestigiosi nomi della viticoltura svizzera, francese e italiana, mentre un plauso particolare lo merita il gran numero di viticoltori ticinesi, grandi e piccoli presenti sulla lista, d’altronde ci troviamo all’Osteria dell’Enoteca. Una considerazione che si può ancora fare riguarda il costo di un’esperienza gastronomica raffinata che comporta cinque portate con ingredienti di primissima scelta, costo veramente onesto se si calcola tutto l’insieme, compresa la deliziosa amabilità del servizio attento e premuroso, sia di Giuseppe e Heike, sia della brava Aurys.

Osteria dell’Enoteca

Contrada Maggiore 24
6616 Losone
Tel. +41 (0) 91 791 78 17
https://www.osteriaenoteca.ch