Prima Facie in Ticino debutta al LAC di Lugano dal 6 all’8 marzo: la Compagnia Finzi Pasca porta in scena il testo di Suzie Miller, tra teatro, giustizia e diritti delle donne.La violenza di genere in Ticino entra nelle scuole attraverso il linguaggio del teatro, affiancato da momenti di confronto con professionisti della giustizia, della prevenzione e del sostegno alle vittime. È questa la direzione del progetto sviluppato attorno a Prima Facie, il testo dell’autrice australiana Suzie Miller portato in scena dalla Compagnia Finzi Pasca, che tra il 28 settembre e il 1° ottobre ha coinvolto il Teatro Sociale di Bellinzona in un percorso di sensibilizzazione rivolto anche alle giovani generazioni.

Interpretato da Melissa Vettore e diretto da Daniele Finzi Pasca, lo spettacolo affronta il tema della violenza sessuale e delle difficoltà che possono emergere nel percorso giudiziario delle vittime. La rappresentazione è diventata il punto di partenza per un’iniziativa che ha coinvolto oltre 850 allievi e allieve delle scuole medie superiori e professionali del Cantone, chiamati non soltanto ad assistere alla pièce, ma anche a confrontarsi con le questioni sollevate dalla vicenda.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Compagnia Finzi Pasca e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), con il coinvolgimento della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità e del Soroptimist Club di Lugano. Una rete di competenze diverse che ha permesso di affiancare alla proposta artistica un lavoro di approfondimento sui diritti, sulle responsabilità e sulle possibilità di chiedere aiuto.

Il teatro come strumento per affrontare la violenza di genere in Ticino

La scelta di proporre Prima Facie alle scuole risponde all’esigenza di affrontare temi complessi attraverso uno strumento capace di suscitare domande e stimolare il confronto. La narrazione teatrale permette di avvicinarsi alle esperienze delle persone coinvolte nella violenza sessuale, mettendo in evidenza anche le difficoltà che possono accompagnare la ricerca di giustizia.

Il testo di Suzie Miller si concentra sulle contraddizioni che possono emergere quando l’esperienza individuale di una vittima incontra le regole e le procedure del sistema giudiziario. La pièce invita così a interrogarsi sul rapporto tra consenso, credibilità, prova e tutela dei diritti, senza ridurre la questione a una semplice contrapposizione tra responsabilità individuali e funzionamento delle istituzioni.

Per gli studenti ticinesi, lo spettacolo ha rappresentato l’occasione per affrontare questi argomenti in un contesto strutturato, nel quale le emozioni suscitate dalla rappresentazione potessero trovare uno spazio di elaborazione e approfondimento.

Al termine dei tre spettacoli dedicati alle scuole, ragazze e ragazzi hanno infatti potuto partecipare a incontri di discussione. I temi affrontati hanno riguardato il significato del consenso, le conseguenze penali della violenza sessuale e di genere, i percorsi di assistenza e le forme di sostegno disponibili per chi subisce un reato.

L’obiettivo non era soltanto trasmettere informazioni, ma offrire agli allievi e alle allieve la possibilità di porre domande, esprimere dubbi e confrontarsi con persone che operano quotidianamente nei settori interessati.

violenza-di-genere-ticinoUn confronto tra studenti, giustizia e servizi di aiuto

Gli incontri successivi alle rappresentazioni hanno coinvolto un’équipe multidisciplinare composta da docenti mediatori e mediatrici, rappresentanti della giustizia e delle forze dell’ordine, la Delegata cantonale per le pari opportunità, professionisti del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati e dei Consultori di salute sessuale dell’EOC, oltre all’interprete dello spettacolo.

La presenza di interlocutori con esperienze professionali differenti ha consentito di affrontare la violenza sessuale da più prospettive: da quella educativa a quella giuridica, fino alla dimensione sanitaria e psicologica legata alla necessità di accompagnare le persone che chiedono assistenza.

Il confronto ha inoltre permesso di chiarire quali siano i riferimenti a disposizione di chi vive una situazione di violenza o desidera aiutare una persona coinvolta. La conoscenza dei servizi e delle procedure costituisce infatti una componente importante della prevenzione, soprattutto quando si tratta di superare l’incertezza e il timore che possono ostacolare la richiesta di aiuto.

Le testimonianze e le domande degli studenti hanno dato concretezza a un percorso che intende collegare la riflessione culturale alla conoscenza degli strumenti disponibili sul territorio.

Il coinvolgimento delle scuole si inserisce in una prospettiva educativa più ampia. Il tema del consenso, il rispetto dell’integrità personale e la capacità di riconoscere comportamenti violenti o discriminatori richiedono infatti occasioni di approfondimento che non si esauriscano in un singolo appuntamento.

Marina Carobbio Guscetti: «La cultura del rispetto è una responsabilità condivisa»

Il 1° ottobre, la rappresentazione aperta al pubblico è stata introdotta da Marina Carobbio Guscetti, presidente del Consiglio di Stato e direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino.

Nel suo intervento, Carobbio Guscetti ha richiamato la necessità di intensificare gli sforzi contro le violazioni dell’integrità della persona, definendole «una vera e propria piaga sociale».

«La cultura del rispetto è una responsabilità condivisa. Ciascuno contribuisce al modo in cui una società previene la violenza. Il cambiamento passa da ognuno di noi. È allora fondamentale educare al rispetto, sin da piccoli e poi durante l’intero percorso scolastico», ha affermato.

Le parole della presidente del Governo cantonale hanno ricondotto l’iniziativa a una questione che riguarda non soltanto le istituzioni incaricate di intervenire nei casi di violenza, ma anche la società nel suo insieme.

La prevenzione, in questa prospettiva, richiede un lavoro continuativo che coinvolga famiglie, scuole, associazioni, mondo sportivo e servizi pubblici. L’educazione al rispetto e alla parità deve accompagnare le diverse fasi della crescita, favorendo la capacità di riconoscere le situazioni problematiche e di comprendere il valore dei confini personali.

La partecipazione delle giovani generazioni assume quindi un significato particolare. Portare questi argomenti negli istituti scolastici significa creare uno spazio in cui affrontare questioni spesso difficili da discutere, fornendo strumenti per comprendere i comportamenti e le responsabilità che caratterizzano le relazioni.

Prima Facie in Ticino debutta al LAC di Lugano dal 6 all’8 marzo: la Compagnia Finzi Pasca porta in scena il testo di Suzie Miller, tra teatro, giustizia e diritti delle donne.Una rete cantonale che coinvolge istituzioni e associazioni

La serata del 1° ottobre ha riunito rappresentanti delle istituzioni, società e club sportivi, associazioni attive nel sostegno alle donne e cittadini provenienti da diverse regioni del Cantone.

Erano presenti, tra gli altri, l’Associazione ticinese assistenti di farmacia (ATAF), Rete Donna Svizzera e le realtà del Soroptimist di Lugano, Bellinzona e Moesano, oltre a rappresentanti istituzionali delle città di Locarno, Mendrisio, Lugano e Balerna.

La composizione del pubblico ha evidenziato il carattere trasversale dell’iniziativa, che ha messo in relazione amministrazioni pubbliche, organizzazioni della società civile e professionisti impegnati in ambiti differenti.

La collaborazione tra questi soggetti rappresenta uno degli elementi centrali del progetto. La violenza di genere non può essere affrontata esclusivamente attraverso la risposta giudiziaria o l’assistenza alle persone che l’hanno subita. Richiede anche attività di informazione, educazione e prevenzione, oltre a una rete in grado di facilitare l’accesso ai servizi.

In questo senso, l’iniziativa collegata a Prima Facie si propone di favorire una maggiore continuità tra sensibilizzazione culturale e intervento concreto. Il teatro offre un punto di partenza per affrontare il tema; il dialogo con le istituzioni e le associazioni consente di approfondire le questioni emerse e di conoscere le risorse disponibili.

Il progetto si inserisce così in un percorso che punta ad ampliare progressivamente il numero delle persone e delle organizzazioni coinvolte, con l’intento di consolidare una responsabilità condivisa nella prevenzione della violenza.

«Qualcosa dovrà cambiare»: il progetto prosegue al LAC nel 2027

«Qualcosa dovrà cambiare» è la frase con cui si conclude Prima Facie. Un messaggio che, nel percorso avviato in Ticino, è diventato anche l’invito a trasformare la riflessione in un impegno concreto.

Dopo il debutto dello spettacolo al LAC lo scorso marzo, da questa espressione ha preso forma il progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere promosso dalla Città di Lugano, dal LAC, da Rete Donna Svizzera e dalla Compagnia Finzi Pasca. La frase è stata scelta come titolo e manifesto dell’iniziativa, che intende utilizzare il linguaggio artistico per allargare la rete di persone e realtà impegnate nella prevenzione.

«Il progetto parte da una convinzione molto semplice: utilizzare il linguaggio dell’arte per creare una rete sempre più ampia di persone e realtà che scelgono di contribuire alla prevenzione della violenza e alla costruzione di una cultura del rispetto», ha spiegato Ana de las Heras, direttrice della Divisione delle risorse umane della Città di Lugano e membro del gruppo di sensibilizzazione.

Il percorso non si conclude quindi con gli appuntamenti di Bellinzona. Una nuova tappa è prevista nel marzo 2027 al LAC, durante la settimana dedicata alla Giornata internazionale della donna.

La prosecuzione dell’iniziativa punta a mantenere attivo il dialogo tra il mondo culturale, le istituzioni, le scuole, le associazioni e i professionisti coinvolti. La partecipazione registrata durante le giornate di settembre e ottobre costituisce un primo riscontro dell’interesse suscitato da una proposta che affianca alla rappresentazione teatrale momenti di approfondimento e confronto.

Dalla sensibilizzazione alla prevenzione: la sfida della continuità

L’esperienza di Prima Facie mostra come una produzione teatrale possa diventare l’occasione per affrontare questioni sociali che richiedono competenze diverse e un coinvolgimento ampio della comunità.

Gli oltre 850 studenti che hanno assistito agli spettacoli costituiscono il dato più significativo dell’iniziativa sul fronte educativo. Accanto alla partecipazione delle scuole, la presenza di rappresentanti delle istituzioni, dei servizi di assistenza e delle associazioni ha contribuito a collegare la dimensione culturale alla conoscenza degli strumenti di tutela.

Resta centrale la continuità del lavoro. La sensibilizzazione può favorire la consapevolezza e incoraggiare le persone a interrogarsi sui comportamenti individuali e collettivi, ma la prevenzione richiede anche servizi accessibili, competenze diffuse e la capacità di intervenire quando emergono situazioni di rischio.

Il progetto promosso dalla Compagnia Finzi Pasca e dai suoi partner si muove in questa direzione, proponendo un modello nel quale arte, educazione e istituzioni collaborano per rendere il tema della violenza di genere parte del dibattito pubblico.

Il messaggio finale dello spettacolo, «Qualcosa dovrà cambiare», acquista così un significato che va oltre la rappresentazione. La sfida è fare in modo che il confronto avviato a teatro prosegua nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni e nella vita quotidiana, contribuendo a costruire una cultura del rispetto che non rimanga soltanto una dichiarazione di principio.