Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: Il FFDDL ci racconta un mondo pieno di guerre e ingiustizie sociali, ma la grande affluenza con cui il pubblico ha partecipato ci racconta anche di un mondo pieno di sensibilità, di persone di ogni età che non restano indifferenti. Che vogliono capire, sentire con il cuore, farsi coinvolgere ed essere portatrici di una nuova visione, di un modo diverso e possibile. Quando il Film Festival Diritti Umani Lugano ha chiuso ieri – 18 ottobre 2026 – la sua XXIII edizione, infatti il contatore “ha dato i numeri”: il festival ha portando al cinema oltre 5.000 spettatori e un programma che, iniziato l’11 ottobre, in 8 giorni ha offerto alla città proiezioni, dibattiti e testimonianze su alcuni dei principali conflitti e nodi sociali contemporanei. 27 film provenienti da tutto il mondo, di cui 15 in anteprima svizzera, e oltre 30 appuntamenti hanno caratterizzato otto giorni di attività, confermando l’interesse attivo e partecipe del pubblico ticinese per un’offerta culturale che mette al centro i diritti fondamentali e le loro violazioni.

Pubblico, non solo spettatori! Dalle guerre in Palestina e Ucraina alle migrazioni, dalle eredità del colonialismo agli autoritarismi, passando per l’attivismo, la condizione delle donne e le implicazioni dell’intelligenza artificiale, il programma ha affrontato questioni diverse, accomunate dall’attenzione per le disuguaglianze e per le forme di resistenza che attraversano le società. Il festival ha proposto il cinema non soltanto come strumento di racconto, ma anche come punto di partenza per interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive e chi era in sala ha partecipato attivamente, ponendo domande, facendo proposte, interloquendo quando possibile con gli autori, i registi… Pubblico come parte attiva del processo. Film come inizio di un percorso, non come prodotto finale di un lavoro.

Un ruolo centrale è stato infatti riservato al confronto successivo alle proiezioni, con incontri che hanno permesso di approfondire le vicende raccontate sullo schermo e di metterle in relazione con i rispettivi contesti politici e sociali. Per il secondo anno consecutivo, la manifestazione si è svolta sotto la co-direzione di Antonio Prata e Margherita Cascio, con Roberto Pomari alla presidenza.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: Il Film Festival Diritti Umani Lugano e il valore del confronto

«Immaginare, sperare e ritrovare un mondo più giusto è sempre più necessario», hanno dichiarato i co-direttori Antonio Prata e Margherita Cascio al termine della manifestazione. Un’esigenza emersa, secondo i responsabili, attraverso i film, gli incontri con autrici e autori e il dialogo con un pubblico composto da appassionati, studenti, rappresentanti di organizzazioni non governative e istituzioni.

Tra le opere che hanno segnato questa edizione figura Promised Spaces, vincitore del Premio della giuria per il miglior film del Concorso internazionale. Il lavoro, ambientato in Cambogia, invita a riconoscere le disuguaglianze anche quando rimangono poco visibili, mettendo in relazione situazioni geograficamente distanti con dinamiche che riguardano anche le società europee.

Un altro momento significativo è stato il conferimento del Premio Diritti Umani per l’Autore 2026 alla regista camerunense Rosine Mbakam. Il suo lavoro, hanno osservato i co-direttori, richiama la necessità di interrogarsi sulle discriminazioni che possono essere interiorizzate e riprodotte anche senza piena consapevolezza. L’obiettivo dichiarato del festival è continuare a offrire uno spazio aperto di confronto sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze, attraverso storie capaci di stimolare una lettura critica della realtà.

Film Festival Diritti Umani LuganoOltre 2.000 studenti coinvolti nelle proiezioni scolastiche

La partecipazione delle scuole è stata uno degli elementi più rilevanti dell’edizione 2026. Oltre 2.000 studentesse e studenti hanno preso parte alle proiezioni organizzate in orario scolastico, accompagnate da momenti di approfondimento e dialogo sui temi affrontati dai film.

Per il presidente Roberto Pomari, il festival si conferma una piattaforma di confronto sui diritti umani attraverso il linguaggio cinematografico. Le proposte hanno offerto punti di vista provenienti da diverse aree del mondo, richiamando i principi della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

Il coinvolgimento delle classi rappresenta anche un investimento sul futuro della manifestazione. La possibilità di discutere con registi, ospiti e testimoni permette infatti di affiancare alla visione dei film un percorso di approfondimento, nel quale le immagini diventano occasione per affrontare questioni che riguardano la vita pubblica e la convivenza civile.

Il programma ha inoltre rinnovato il dialogo con le realtà culturali e sociali del territorio attraverso OLTREFESTIVAL, iniziativa che estende gli appuntamenti oltre le sale cinematografiche e favorisce occasioni di incontro tra pubblico, ospiti e organizzatori.

Promised Spaces vince il Concorso internazionale

Ad aprire il festival è stato il Concorso internazionale di lungometraggi, articolato in otto film selezionati tra circa 200 opere provenienti da tutto il mondo. La giuria, composta dalla produttrice Gudula Meinzolt, dal curatore e programmatore cinematografico Dimitris Kerkinos e dalla regista Robin Petré, ha assegnato il Premio della giuria per il miglior film a Promised Spaces, consegnato al regista Ivan Marković, presente a Lugano.

Il Premio ONG, assegnato da Amnesty International Svizzera, è andato a Effondrement (Collapse). Il Premio del pubblico, promosso dalla Città di Lugano in collaborazione con BancaStato, è stato invece attribuito a Trop c’est trop.

Tra gli incontri legati al concorso si segnalano quello con la regista Marta Bergman, dopo la proiezione di L’enfant bélier, e il confronto con Ezequiel Erriquez Mena al termine di Emi. Occasioni che hanno permesso agli spettatori di approfondire le scelte narrative e i percorsi artistici degli autori, andando oltre la visione delle opere.

Tra gli appuntamenti che hanno registrato maggiore interesse figura anche la doppia proiezione di Naza, film di Yuval Abraham e Rachel Szor, entrambe esaurite. La proiezione ha seguito la cerimonia di premiazione del Concorso internazionale. L’opera è destinata inoltre a proseguire il proprio percorso nelle sale ticinesi, con l’uscita cinematografica prevista a partire dalla settimana successiva alla conclusione del festival.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: Rosine Mbakam premiata per il suo lavoro sui diritti umani

Il Premio Diritti Umani per l’Autore 2026 è stato conferito a Rosine Mbakam, regista camerunense le cui opere si collocano tra documentario e finzione. I suoi film indagano le eredità del colonialismo, le migrazioni, il razzismo sistemico e le forme di sfruttamento che interessano le donne africane e le comunità della diaspora.

Ospite a Lugano, Mbakam ha incontrato il pubblico in occasione delle proiezioni di Mambar Pierrette e Chez jolie coiffure. Nel ricevere il riconoscimento, ha espresso gratitudine e ha sottolineato la responsabilità che accompagna un premio dedicato al rapporto tra cinema e diritti fondamentali.

Il riconoscimento si inserisce nella linea del festival, che attraverso il lavoro degli autori cerca di dare visibilità a esperienze spesso marginalizzate e di interrogare gli stereotipi che condizionano la rappresentazione delle persone e delle comunità.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: Guerre, migrazioni e attivismo al centro degli incontri

L’edizione 2026 ha ospitato anche Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati fino al 2025, intervenuto all’inaugurazione con una testimonianza dedicata soprattutto alla complessità dei fenomeni migratori. Il suo contributo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di andare oltre le rappresentazioni semplificate di una questione che coinvolge responsabilità politiche, dinamiche internazionali e percorsi individuali.

Tra gli altri ospiti figurano il regista Francesco Del Grosso, arrivato a Lugano per presentare Nyumba, e Francesco De Augustinis, autore di Come nutrire il pianeta.

La guerra in Ucraina è stata affrontata anche attraverso Traces, film dedicato alle donne ucraine sopravvissute a violenze sessuali e torture. La proiezione è stata introdotta da una testimonianza video di Oleksandra Matvijčuk, insignita del Premio Nobel per la pace nel 2022 insieme al Centro per le Libertà Civili di Kyiv.

Un altro momento di approfondimento ha riguardato la politica migratoria svizzera e le responsabilità oltre confine. La tavola rotonda, organizzata in collaborazione con l’Istituzione Svizzera per i Diritti Umani, ha accompagnato la presentazione di Mums, documentario in lavorazione del giornalista Luca Attanasio, dedicato alle storie delle madri delle persone migranti.

Il programma ha dato spazio anche alla condizione delle donne saharawi. Alle vetrine del Cinema Corso è stata allestita una mostra dedicata alle attiviste che si impegnano per i diritti del proprio popolo, spesso affrontando rischi personali. All’inaugurazione ha partecipato Nadjet Handi, nuova rappresentante in Svizzera e presso l’ONU a Ginevra del Fronte Polisario, che ha condiviso la propria testimonianza.

Il conflitto israelo-palestinese è stato al centro della presentazione del saggio Un deserto senza pace. Capire il conflitto israelo-palestinese, pubblicato da Edizioni Casagrande. Gli autori Roberto Antonini e Naima Chicherio hanno discusso con il pubblico le radici storiche e gli sviluppi contemporanei della questione mediorientale.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: Le storie dei giovani e le nuove tecnologie

Tra i progetti che hanno affiancato le proiezioni figura La vita in un minuto, iniziativa culturale e partecipativa promossa dall’Associazione REC in collaborazione con l’Istituto della Transizione e del Sostegno e il FFDUL.

Il progetto coinvolge giovani del Pretirocinio d’Integrazione in un percorso di narrazione autobiografica. Attraverso scrittura, registrazione, fotografia, riprese e montaggio, i partecipanti trasformano ricordi ed esperienze personali in cortometraggi della durata di circa un minuto e in un podcast articolato in tre puntate.

Durante il festival, i cortometraggi sono stati proiettati prima degli appuntamenti cinematografici, offrendo al pubblico la possibilità di conoscere direttamente le storie delle ragazze e dei ragazzi coinvolti.

Curiosità ha suscitato anche Il sospetto, cortometraggio di Piero Martinis realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, che ha registrato il tutto esaurito. La presenza dell’opera ha introdotto nel programma una riflessione sulle possibilità e sulle implicazioni delle nuove tecnologie nella produzione audiovisiva.

Altri incontri hanno seguito le proiezioni di A Fox Under the Pink Moon, mentre Enjoy Your Stay ha dato origine a un dibattito sul mondo del lavoro e sui diritti. Dopo The Encampments, il confronto si è concentrato invece sull’attivismo studentesco e sulla repressione delle proteste nei campus statunitensi.

Film Festival Diritti Umani Lugano 2026: OLTREFESTIVAL, il dialogo continua fuori dalle sale

La dimensione culturale della manifestazione si è estesa anche agli appuntamenti di OLTREFESTIVAL. Durante gli otto giorni, il Caffè dei Diritti al Mamitas Caffè & Bar ha accolto il pubblico e le dirette di Radio Gwen, diventando un luogo informale di incontro tra organizzatori, ospiti e spettatori.

Il programma si è concluso con una festa all’Auberge Club, accompagnata dal set in vinile We have a dream del dj leMox.

La scelta di affiancare alle proiezioni momenti di socialità e confronto risponde all’intenzione di mantenere vivo il dialogo anche al di fuori delle sale, coinvolgendo le realtà del territorio e creando occasioni di scambio tra persone con esperienze e interessi differenti.

Volontariato e collaborazioni per la prossima edizione

Il bilancio della tredicesima edizione è stato accompagnato dai ringraziamenti di Bruno Bergomi, presidente della Fondazione Diritti Umani di Lugano, che ha sottolineato il contributo dello staff e dei numerosi volontari impegnati nell’organizzazione.

Tra gli episodi ricordati da Bergomi, quello di un collaboratore di origini filippine che lavora in una struttura sanitaria locale e che, da nove anni, dedica una settimana delle proprie ferie al festival. Un esempio del contributo continuativo di chi rende possibile la manifestazione anche al di là degli incarichi formali.

Il presidente ha riconosciuto che non mancano difficoltà e incertezze, ma ha indicato nella partecipazione del pubblico e nell’impegno dei collaboratori le ragioni per proseguire e migliorare il progetto.

Il festival, fortemente voluto dalla Fondazione Diritti Umani di Lugano, presieduta da Bergomi, ha rinnovato anche le collaborazioni con associazioni e ONG locali e internazionali. Nel 2015 il FFDUL aveva contribuito a costituire il network nazionale dei Film Festival e Forum sui Diritti Umani insieme al FIFDH di Ginevra e all’Human Rights Film Festival Zurich. Oltre confine prosegue inoltre la collaborazione con il Festival dei Diritti Umani di Milano.

La manifestazione è sostenuta dalla Confederazione attraverso il DFAE, dal Cantone Ticino attraverso il DECS, dalla Città di Lugano e da LuganoRegion, oltre che da fondazioni ed enti privati.

Con oltre 5.000 spettatori e più di 2.000 studenti coinvolti, la tredicesima edizione si chiude dunque con una partecipazione significativa e un programma che ha intrecciato cinema, testimonianze e approfondimento. L’appuntamento con il Film Festival Diritti Umani Lugano è fissato per ottobre 2027, quando la manifestazione tornerà a proporre nuove storie e occasioni di confronto sui diritti e sulle trasformazioni delle società contemporanee.