La vita è musica e la musica è vita.
La natura stessa è musica e il vento, per esempio, è addirittura un creatore di suoni, un vero e proprio compositore. Certo il piacevole suono prodotto da un ruscello può essere interrotto dal fragore di un tuono o dal boato di una valanga, ma resta il fatto che la natura produce suoni per ricordarci che è viva. Anche gli animali fanno musica e emettono suoni per richiamarsi e per esprimersi. Alcuni addirittura cantano felici dal sorgere del sole fino al tramonto.
La musica accompagna dunque ogni momento della nostra vita, anche nel silenzio perché anche il silenzio lo si sente. Logico dunque che l’uomo abbia sviluppato da sempre la produzione e il controllo dei suoni, fino ad arrivare addirittura a abbinarli e coordinarli per poterli poi trascrivere e non dimenticarli.
Se è vero che la vita è musica e noi siamo musica, tu di che musica sei? Io sono figlio dei Pink Floyd e la maggior parte dei ricordi della mia vita sono legati alla elegante vibrazione della Stratocaster di David Gilmour, il loro chitarrista. Sì, penso che se la vita è musica, allora i Pink Floyd sono la colonna sonora della mia vita. Ma siccome è anche vero che la musica è vita, amo ascoltare ogni genere musicale, purchè i suoni e le liriche mi trasmettano qualcosa.
Molto dipende dal momento e tanto anche dal luogo. Magari sotto la doccia cantare un brano dei Black Sabbath non ti viene proprio spontaneo ed è più facile che mi ritrovo a cantare qualcosa di più leggero. In auto molto dipende dal percorso, dal clima e dall’ora. Ci sono poi le musiche che accompagnano gli stati emozionali, quali l’allegria o la tristezza, la gioia o la solitudine.
Ma la musica che davvero mi fa “impazzire” è quel motivetto che detesti e che ti entra d’improvviso nella testa, come per un malefico sortilegio e non riesci più a cacciarlo dalla tua mente. Ti si ripresenta mille volte durante la giornata e non ne capisci il perché. Ma anche non capire fa parte della vita.
Editoriale M. Mantegazza
La vita in musica
16 Marzo 2020