L’arte rappresenta per Daniela Rebuzzi una terapia emozionale da cui trae beneficio non solo chi la fa bensì anche chi si lascia andare con trasporto all’ascolto di ciò che da una tela fuoriesce in modo forte e potente. Partendo da questa premessa, la sua pittura e scultura si fondono con elementi altri, in assemblages ove confluisce la parola, in foggia di scrittura o di poesia, simbolo di una codificazione esistenziale, sulla scia del desiderio di far emergere profonde istanze dalle pieghe dell’animo.

Con queste parole l’artista stessa si racconta: «Il mio universo personale si è andato ampliando anche grazie alla passione per i viaggi, che per me sono un vero percorso interiore, da tracciare, spesso, in solitaria, al fine di entrare in comunione con i luoghi e le culture incontrate, una sorta di studio che, successivamente, dai miei taccuini si traduce in opere. Dall’Europa e grazie alla conoscenza di cinque lingue, il tempo mi ha permesso di originare una profonda connessione con terre vicine o lontane, come la Siberia, il Messico, l’India e il mondo arabo».

Dal 2013 ad oggi, dunque, la sua fortuna critica è cresciuta, anche grazie a mostre ed eventi internazionali, in Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Emirati Arabi, Austria e al di là dell’oceano, negli Stati Uniti, a Miami e New York. Il suo stile è materico-concettuale, e si lega al suo percorso spirituale in virtù del quale si libera nelle suo opere il forte legame con la natura in connessione con l’interiorità dell’individuo; in questo dualismo espressivo ha sperimentato che in fondo è anche in virtù della materia e della concretezza che è possibile scoprire l’interiorità, come se l’una non potesse fare a meno delle altre, come se senza il pragmatismo non si scoprisse il desiderio di superarlo ammorbidendosi e aprendosi al possibilismo. L’interesse per la materia, il suo comporsi e ricomporsi continuo in forme diverse e in costante movimento, diventa così la metafora del profondo travaglio che attraversa la psiche dell’uomo contemporaneo, impegnato in un percorso di trasformazione e accrescimento che accompagna ogni momento della sua esistenza. Ecco dunque che la materia, con un ordine completamente differente, si trasforma in un linguaggio vitale proprio perché consente a Daniela Rebuzzi, attraverso il processo creativo e di costruzione dell’opera, di riflettere, ricordare e lasciar riemergere le emozioni percepite magari proprio durante uno dei suoi viaggi. In questo processo i colori sono essenziali tanto quanto lo è la leggerezza della materia, metafora delle ingannevoli certezze dietro cui spesso ci nascondiamo prima di scoprire che sono effimere e volatili davanti al cambiare degli eventi.

Di lei ha scritto la critica d’arte Azzurra Immediato: « Osservando l’intero corpus di opere di Daniela Rebuzzi, si comprenderà bene la pluralità di linguaggi afferenti alla sua personalissima grammatica, contraddistinta da un idioma singolare, il più delle volte subitaneamente affidabile all’emersione di eventi e rimandi, ad un salto nel passato, ad un intrecciarsi con l’abisso mnemonico interiore – non già e non solo dell’artista ma di tutti, secondo un carattere prettamente universale, elargito da una riflessione specifica –. La tangibilità offerta dalla Rebuzzi, affonda le proprie radici nella sfera del pensiero spirituale, proiettando una immedesimazione di valore emozionale. Lo spazio pittorico, la tela, si offrono quali luoghi su cui proiettare tale rinnovata vividezza, la riscoperta di ricordi, la vibrazione di un sentire latore d’una inattesa spinta espressionista. La fenomenologia narrativa proposta dalle opere di Daniela Rebuzzi è metafora di un fare arte che del processo creativo porta il segno, quasi si trattasse di una azione sospesa pronta a riprendere in un altrove immaginifico, abitato da coinvolgenti cosmogonie».