Non è più solo una tendenza, ma una scelta curatoriale sempre più consapevole: portare l’arte contemporanea nelle sale ristorante e negli spazi dell’accoglienza. In questo solco si inserisce Sogni d’Oriente, una mostra d’arte al ristorante Artè del Grand Hotel Villa Castagnola, a Lugano Cassarate. Un progetto che conferma come il contesto gastronomico possa trasformarsi in luogo di contemplazione, senza rinunciare alla propria funzione originaria.

L’esposizione, visitabile fino al 21 novembre 2026, organizzata da Gammert & Partner AG e curata dalla galleria Punto sull’Arte di Varese, si sviluppa in un percorso che accompagna il pubblico tra opere pittoriche e scultoree, integrate negli spazi del celebre albergo affacciato sul Ceresio.

Cinque artisti, un unico orizzonte simbolico

Il progetto riunisce cinque artisti provenienti da contesti culturali differenti, accomunati da una riflessione sul pensiero orientale inteso non come esotismo, ma come postura interiore. Sogni d’Oriente diventa così un’indagine sul cambiamento, sull’equilibrio e sulla relazione tra l’essere umano e la natura.

Le opere di Annalù esplorano il tema della metamorfosi attraverso sculture realizzate in vetroresina, carta e vetro. Il ginkgo, elemento ricorrente nel suo lavoro, si fa simbolo di longevità e rinascita, evocando l’impermanenza come valore fondante dell’esistenza.

Jernej Forbici propone una riflessione sul paesaggio come memoria stratificata. Le sue vedute, ispirate ai rotoli pittorici orientali, costruiscono un ponte visivo tra Oriente e Occidente, invitando a una contemplazione lenta e silenziosa.

Nei dipinti di Lara Martinato, la figura del samurai emerge come archetipo di disciplina ed equilibrio. L’uso di oro e pigmenti preziosi apre a una dimensione sospesa, dove forza e vulnerabilità coesistono come elementi complementari.

Il confine tra sogno e realtà è invece il terreno di ricerca di Alice Zanin, che realizza creature leggere in cartapesta, materiale dalle radici antiche nella tradizione cinese. Le sue opere evocano spiriti-guida e risvegliano una dimensione immaginativa spesso trascurata nello sguardo adulto.

Chiude il percorso Kyoji Nagatani, con sculture in bronzo dalle forme ascendenti. Le sue opere richiamano il respiro dell’Estremo Oriente e riflettono sull’armonia tra vuoto e pienezza, suggerendo una meditazione sul rapporto tra uomo e ambiente.

La mostra d’arte al ristorante come esperienza immersiva

Inserita negli spazi di un hotel storico, Sogni d’Oriente rafforza il concetto di mostra d’arte al ristorante come esperienza integrata. Le opere non interrompono la quotidianità del luogo, ma la accompagnano, offrendo al visitatore – e al cliente – un’occasione di incontro informale con l’arte contemporanea.

Il percorso non segue una logica museale tradizionale, ma si adatta ai ritmi dell’ospitalità, favorendo una fruizione spontanea e non mediata. Una scelta che amplia il pubblico potenziale e rende l’arte parte di un’esperienza sensoriale più ampia.

Mostra d’arte al ristorante a Lugano: Sogni d’Oriente al Villa CastagnolaIl ruolo della galleria Punto sull’Arte di Varese

All’interno del progetto espositivo, un ruolo significativo è svolto dalla galleria Punto sull’Arte di Varese, realtà attiva nella promozione dell’arte contemporanea e nel dialogo tra artisti, collezionisti e istituzioni. La galleria, con sede in Viale Sant’Antonio e in via San Martino a Varese, è da anni impegnata nella valorizzazione di percorsi artistici che coniugano ricerca formale e profondità concettuale.

La presenza di Punto sull’Arte conferma l’asse culturale transfrontaliero tra Ticino e Lombardia, sottolineando come progetti di questo tipo possano nascere dalla collaborazione tra mondi diversi ma complementari.

L’Oriente come direzione dell’anima

Nel suo insieme, Sogni d’Oriente non propone una lettura geografica dell’Oriente, ma una dimensione simbolica e interiore. La mostra suggerisce un cambio di sguardo, invitando a percepire il mondo attraverso l’equilibrio, il rispetto della trasformazione e l’ascolto dei ritmi naturali.

In questo senso, la mostra diventa non solo un evento espositivo, ma un dispositivo narrativo che accompagna il visitatore in un viaggio silenzioso, dove forma, materia e spazio si incontrano senza clamore, lasciando spazio alla riflessione personale.