La stagione del Teatro dell’architettura prosegue il suo articolato programma espositivo che arricchisce il panorama della mostre a Mendrisio, intrecciando fotografia contemporanea, storia culturale e sperimentazione didattica. Fino al 29 marzo 2026, lo spazio espositivo dell’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana propone tre progetti distinti ma complementari: Stefano Graziani. Reality Show, Archisatire. Una controstoria dell’architettura e l’installazione didattica Due esercizi.
Promosse dall’Accademia di architettura dell’USI, le mostre si affiancano come tre prospettive diverse sul tema della rappresentazione dell’architettura e sul modo in cui questa entra nella vita quotidiana, nella cultura visiva e nella formazione dei futuri progettisti.
La fotografia come interrogazione del reale
Stefano Graziani. Reality Show
Allestita al secondo piano del Teatro dell’architettura, la mostra Stefano Graziani. Reality Show, curata da Francesco Zanot, riunisce una selezione di fotografie dell’artista e fotografo italiano Stefano Graziani, alcune già esistenti e altre realizzate appositamente.
Il percorso espositivo non segue un tema unico né una narrazione lineare. Al contrario, le immagini mettono in relazione architetture, oggetti, paesaggi urbani, persone e frammenti di realtà che convivono all’interno della stessa inquadratura. L’effetto è quello di una trama visiva stratificata, in cui nessun elemento assume un ruolo dominante.
Nel lavoro di Graziani la fotografia diventa uno strumento di interrogazione piuttosto che di spiegazione. Le immagini spesso sembrano documentarie, ma allo stesso tempo suggeriscono una dimensione ambigua, sospesa tra realtà e costruzione. L’artista mette in discussione l’idea stessa di fotografia come mezzo per fornire risposte certe.
Le sue opere funzionano come sistemi aperti: immagini che accolgono molteplici letture e che generano connessioni inattese tra oggetti e situazioni. Tutto ciò che appare nello scatto è reale, ma il modo in cui questi elementi convivono nello spazio fotografico produce spesso un effetto di straniamento.
Il titolo della mostra, Reality Show, allude proprio a questa tensione tra documentazione e simulazione. Non si tratta di rappresentare la realtà, ma di riflettere su come essa venga esposta e percepita.
In occasione dell’esposizione è prevista anche la pubblicazione del volume Stefano Graziani. Reality Show, curato da Francesco Zanot e pubblicato da Mendrisio Academy Press in coedizione con Silvana Editoriale.
Satira e architettura: una storia alternativa
Archisatire. Una controstoria dell’architettura
Se la prima mostra indaga la fotografia come linguaggio contemporaneo, Archisatire. Una controstoria dell’architettura affronta invece il rapporto tra architettura e cultura visiva attraverso una prospettiva insolita: quella della satira.
Curata dallo storico dell’architettura Gabriele Neri, con la collaborazione della Biblioteca dell’Accademia di architettura dell’USI, l’esposizione propone un percorso attraverso caricature, vignette, fotomontaggi, manifesti e sequenze cinematografiche che raccontano con ironia le trasformazioni urbane e architettoniche degli ultimi secoli.
Molte delle immagini presentate furono originariamente pubblicate su giornali e riviste e destinate a una circolazione effimera. Riunite in mostra, rivelano invece il loro valore come strumenti di critica culturale, capaci di mostrare l’impatto dell’architettura sulla società e sulla vita quotidiana.
Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni tematiche.
L’architetto in caricatura analizza la rappresentazione dell’architetto nella cultura popolare, mettendo a confronto ritratti celebrativi e interpretazioni ironiche che attraversano secoli di storia visiva.
Scandali urbani raccoglie le reazioni satiriche alle grandi trasformazioni delle città e a edifici controversi, come il Crystal Palace di Londra, le opere di Antoni Gaudí a Barcellona, la Loos Haus a Vienna, il Centre Pompidou di Parigi o la Sydney Opera House.
La casa irrazionale esplora invece le caricature dedicate ai nuovi modelli abitativi moderni — dalla casa razionalista a quella prefabbricata o interamente vetrata — che spesso hanno suscitato perplessità o ironia.
Infine Caricature d’architetto presenta il lavoro di progettisti che hanno utilizzato il disegno satirico come mezzo di espressione, tra cui Alessandro Mendini e Ugo La Pietra.
In mostra compaiono opere di numerosi artisti e illustratori, tra cui William Hogarth, Honoré Daumier, George Cruikshank, Mino Maccari, Leo Longanesi e Saul Steinberg. Il percorso comprende anche la proiezione di sequenze cinematografiche celebri, da One Week di Buster Keaton a Mon Oncle e Playtime di Jacques Tati.
L’esposizione è accompagnata dalla pubblicazione del libro Satira dell’architetto. Controstoria di una professione attraverso la caricatura, firmato da Gabriele Neri e pubblicato da Mendrisio Academy Press in coedizione con Edizioni Casagrande.
La sperimentazione degli studenti
Due esercizi in mostra a Mendrisio
Accanto alle due mostre principali, il piano terra del Teatro dell’architettura ospita l’installazione Due esercizi, realizzata dalle studentesse e dagli studenti del primo anno di Bachelor dell’Accademia di architettura.
Il progetto nasce all’interno dell’Atelier orizzontale Blumer, laboratorio didattico diretto dal professor Riccardo Blumer, che da oltre vent’anni propone agli studenti esercizi progettuali basati su pratiche costruttive e performative.
L’installazione raccoglie i risultati del lavoro svolto nel secondo semestre dell’anno accademico 2024–2025 e nel primo semestre 2025–2026, coinvolgendo circa settanta studenti per semestre.
I due esercizi presentati in mostra indagano il rapporto tra movimento, corpo e percezione.
Il primo progetto è dedicato alle “ruote campanarie”, dispositivi in legno progettati per generare suoni attraverso il movimento rotatorio e oscillatorio di un battacchio. Ogni studente ha sviluppato una variante personale della struttura, esplorando le relazioni tra spazio, suono e costruzione.
Il secondo esercizio consiste invece in articolazioni mobili realizzate con cilindri in legno collegati da fili di nylon e messi in movimento da un pendolo. Azionati manualmente, questi oggetti generano configurazioni dinamiche che trasformano continuamente la forma dell’installazione.
Come da tradizione dell’atelier, i lavori sono stati presentati anche in momenti pubblici: le campane, ad esempio, sono state attivate nelle strade di Mendrisio nel dicembre 2024, mentre le articolazioni vengono messe in funzione durante l’esposizione.
Il Teatro dell’architettura Mendrisio è aperto giovedì e venerdì dalle 14 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 18, con chiusura dal 22 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026.
Ulteriori informazioni, aggiornamenti sugli eventi e prenotazioni per gruppi sono disponibili sul sito ufficiale.
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