Tra fine marzo e metà maggio il Ticino si trasforma in un laboratorio culturale diffuso dedicato a Francesco Borromini, figura centrale dell’architettura europea del Seicento. Con il progetto Borromini 2026, in programma dal 31 marzo al 19 maggio, il territorio propone un calendario articolato di iniziative che coinvolgono più città e istituzioni, superando il perimetro della commemorazione tradizionale.

La rassegna, ideata dallo storico dell’architettura Nicola Soldini, si sviluppa lungo un asse geografico che unisce Bissone, Bellinzona, Lugano e Mendrisio, offrendo al pubblico un percorso che intreccia ricerca, divulgazione e produzione artistica contemporanea. Al centro resta il legame tra Borromini e la sua terra natale, con Bissone come fulcro simbolico dell’intero progetto.

Un programma tra storia e interpretazione contemporanea

L’impostazione della rassegna punta su una pluralità di linguaggi. Accanto agli appuntamenti accademici, trovano spazio concerti, teatro e momenti di approfondimento aperti a un pubblico non specialistico. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere accessibile la complessità dell’opera borrominiana, evitando una lettura esclusivamente celebrativa.

Tra gli eventi principali figurano incontri con studiosi di rilievo internazionale come Joseph Connors, Richard Bösel, Marisa Tabarrini, Martin Raspe e Augusto Roca De Amicis. Le conferenze affronteranno non solo la produzione architettonica di Borromini, ma anche la sua fortuna critica e la ricezione nei secoli successivi.

Parallelamente, la Biblioteca cantonale di Lugano ospita una mostra dedicata alla rilettura dell’opera borrominiana dal Seicento a oggi, offrendo uno sguardo sull’evoluzione dell’interpretazione storica e artistica dell’architetto.

Musica e teatro per raccontare il Barocco

Il calendario include anche momenti performativi. A Chiesa di San Carpoforo è previsto un concerto di musica barocca, pensato per restituire il contesto sonoro dell’epoca in cui Borromini operò.

A Teatro Sociale di Bellinzona va invece in scena uno spettacolo teatrale che rievoca il rapporto, spesso conflittuale, tra Borromini e Gian Lorenzo Bernini, proponendo una lettura drammaturgica di una delle rivalità più note della storia dell’arte.

Una rete di istituzioni sul territorio

Borromini 2026 nasce dalla collaborazione tra diversi attori culturali del Cantone. Tra questi figurano il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, il Comune di Bissone, la Accademia di Architettura di Mendrisio con il suo Archivio del Moderno, la Biblioteca Salita dei Frati e il Teatro Sociale di Bellinzona, con il supporto dell’Mendrisiotto Turismo.

Questa rete contribuisce a costruire un progetto che si propone come esempio di “cultura diffusa”, capace di attivare diversi luoghi e pubblici, mettendo in relazione ricerca scientifica, valorizzazione territoriale e produzione culturale.

Borromini: un’eredità che supera i confini locali

Nato a Bissone il 27 settembre 1599, Borromini fu uno dei principali innovatori del linguaggio architettonico barocco, distinguendosi per un approccio radicale alle forme e agli spazi. La sua attività, svolta in gran parte a Roma, ha lasciato un’impronta duratura nella storia dell’architettura europea.

La rassegna ticinese si inserisce in questo solco, proponendo una riflessione che guarda oltre il dato biografico e locale. Borromini 2026 si configura così come un’occasione per rileggere criticamente il contributo dell’architetto, ma anche per interrogarsi sul modo in cui il patrimonio culturale viene trasmesso e reinterpretato nel presente.

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