American Pop Art: Warhol, Lichtenstein, Indiana, Haring è la mostra, realizzata in collaborazione con Federica Moro, segue al successo di Andy Warhol, A Private View, realizzata l’anno passato sempre da M45 .

La nuova esposizione espanderà quindi i confini della ricerca a tutta la Pop Art Americana, movimento capace di incarnare e descrivere la rivoluzione visuale che è intervenuta nella percezione del mondo occidentale e consumistico a partire dal dopoguerra.

I frammenti provenienti dal mondo dei mass media che, prima hanno costituito materiale per gli assemblage New Dada di Jasper Johns e di Robert Rauschenberg, sono divenuti nella Pop Art materiale per Andy Warhol, presente alla mostra con l’iconico ritratto di Marilyn, la notissima “Campbell’s Soup”, oltre a “Mickey Mouse” del 1981, della serie Myths dedicata dall’artista ai “soggetti mitologici” tipicamente americani.

La mostra prosegue con diverse serigrafie di Roy Lichtenstein, tra cui “Shipboard Girl” del 1965 e la più tarda “Woman in Bath”, in cui l’artista interrompe la continuità temporale del fumetto e ne preleva un dettaglio, significativo dal punto di vista della forma, non del racconto. L’immagine prelevata viene riproposta in una scala inconsueta, ingigantita, tanto da porre in risalto il retino tipografico, il ben – day che diventerà la cifra stilistica dell’artista.

Il percorso espositivo si arricchisce con “Love” del 1966, un grande arazzo di Robert Indiana e un’opera diventata negli anni una vera e propria icona della Pop Art. Suggestionato dalla segnaletica stradale, dai numeri, dalle insegne dei negozi, dai cartelloni pubblicitari e dai loghi commerciali, il vocabolario di Indiana allude a un processo di spoliazione del linguaggio che punta all’essenzialità stilistica, un approccio formale e concettuale in cui ogni lettera diviene immagine e ogni parola si trasforma in scultura o pittura.

Un vocabolario iconico e riconoscibilissimo caratterizza anche il linguaggio di Keith Haring, presente all’interno della mostra con diverse serigrafie, tra cui un autoritratto, frutto di una collaborazione con Warhol del 1986 e “Pop Shop VI” del 1989, in cui Haring rappresenta una delle sue figure più distintive. L’artista americano crea un linguaggio in grado di fondere significato ed estetica, caratterizzato da un sistema di segni grafici, linee, forme e figure, un peculiare vocabolario visivo che è diventato una sorta di alfabeto universale.

La mostra – in scena dall’11 ottobre al 29 novembre 2024, è visitabile previo appuntamento da M45, in via Manzoni 45 a Milano.