de-angelis-gardel-susanna-cactus-scultura-resilienzaIn un tempo segnato da fragilità ambientali, trasformazioni sociali e continue necessità di adattamento, la scultura può ancora diventare un linguaggio capace di condensare riflessioni profonde in una forma immediatamente riconoscibile. È in questa direzione che si colloca l’ultima opera di Sussanna De Angelis Gardel, una monumentale opuntia realizzata in acciaio inox e verniciata a forno in un giallo intenso e luminoso.

L’opera, di dimensioni imponenti — 220x150x100 centimetri per 260 chilogrammi di peso — prende ispirazione da una delle piante più resistenti del paesaggio mediterraneo e desertico. La scelta del cactus non nasce da un interesse puramente botanico o decorativo, ma da un preciso intento simbolico. Nella lettura dell’artista, l’opuntia rappresenta infatti la capacità della vita di adattarsi anche agli ambienti più estremi, conservando energia e risorse interne laddove tutto sembra ostile.

Il cactus diventa così metafora della perseveranza umana, della resilienza silenziosa e della possibilità di continuare a crescere nonostante le difficoltà. Una riflessione che assume particolare forza nel contesto contemporaneo, segnato da crisi ambientali e instabilità diffuse.

Secondo l’artista, anche la radice linguistica della parola “cactus” contribuisce a rafforzare questa interpretazione. Nella lingua araba, infatti, il termine si collega semanticamente all’idea di pazienza. Un’associazione che amplia ulteriormente il significato dell’opera, trasformandola in una rappresentazione della capacità di resistere al tempo, agli ostacoli e alle tensioni senza perdere la propria energia vitale.

de-angelis-gardel-susanna-cactus-scultura-resilienzaLa scelta dei materiali segue la stessa direzione concettuale. L’acciaio inox, resistente e durevole, viene utilizzato come elemento coerente con il tema della permanenza e della solidità. Al tempo stesso, la superficie verniciata di giallo introduce un elemento visivo inatteso: la pianta spinosa, normalmente associata a difesa e rigidità, assume una presenza luminosa, quasi solare, che richiama vitalità e attrazione.

Ne emerge un equilibrio tra forza e vulnerabilità, tra protezione e apertura. La struttura mantiene il carattere deciso del cactus, ma lo trasforma in un segno visivo che dialoga con lo spazio in modo energico e contemporaneo.

Nella riflessione dell’artista, anche Venezia assume un ruolo centrale nella lettura dell’opera. Inserire un simbolo di adattamento e resistenza in una città fragile e preziosa significa evocare inevitabilmente il rapporto tra uomo, ambiente e sopravvivenza culturale. Il cactus diventa allora anche un segnale collettivo, un invito a interrogarsi sulla capacità delle comunità di affrontare le trasformazioni senza perdere identità e memoria.

L’intervento scultoreo lavora dunque su più livelli: quello estetico, grazie all’impatto monumentale della struttura e alla scelta cromatica; quello simbolico, attraverso il richiamo alla resilienza; e quello sociale, nella riflessione sul rapporto tra equilibrio ambientale e permanenza della vita.

In un panorama artistico sempre più orientato verso opere immersive e immediate, De Angelis Gardel Susanna sceglie invece una forma essenziale e riconoscibile, affidando al simbolo la forza del messaggio. Il cactus, pianta spesso associata alla sopravvivenza nei territori più difficili, si trasforma così in una presenza contemporanea che parla di adattamento, pazienza e resistenza, senza rinunciare a una forte componente visiva.

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