Nei suoi sette anni di vita, il centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura è diventato un punto di riferimento per la danza, settore per il quale il direttore artistico Carmelo Rifici, avvalendosi della curatela di Lorenzo Conti (consulente danza dal 2020), ha dedicato un’attenzione particolare. Attenzione confermata dalla prima edizione di Lugano Dance Project, festival che per cinque giorni – dal 25 al 29 maggio 2022 – ha puntato i riflettori sulla danza contemporanea grazie a decine di performance, workshops, incontri, portando a Lugano una platea internazionale di oltre sessanta artisti, operatori culturali e giornalisti.
Dopo il successo di Lugano Dance Project, la stagione artistica 2022/23 attesta la vocazione del centro culturale per l’arte coreutica, offrendo uno spaccato sulle principali realtà della danza, sia svizzere che internazionali, attraverso un programma composto da quattordici appuntamenti che spaziano tra grandi ensemble e affermati talenti della scena coreografica del nostro tempo.
Atteso dagli appassionati di questa arte, il cartellone dedicato ai grandi ensemble si è aperto con due performance che hanno incantato il pubblico: Hollow Bones della Frankfurt Dance Company diretta dal coreografo italiano di fama internazionale Jacopo Godani, già collaboratore di William Forsythe (22 ottobre), e Ce que le jour doit à la nuit dell’acclamato franco-algerino Hervé Koubi (19 novembre), di ritorno al LAC con la sua compagnia dopo il successo di Les nuits barbares ou les premières matins du monde.
L’avvicinarsi delle feste di fine anno regala la bella occasione di vedere, venerdì 9 e sabato 10 dicembre, Il lago dei cigni di Angelin Preljocaj, di cui alcuni ricorderanno Romeo e Giulietta. Il grande coreografo francese di origine albanese porta in scena la sua versione del famoso balletto classico, intersecando il capolavoro musicale di Čajkovskij con la musica elettronica. Una versione del balletto decisamente urbana, dall’afflato post-industrial e libera da molti degli stilemi della classicità.
Nella seconda parte della stagione, sabato 21 gennaio, arriva al LAC una delle compagnie coreografiche contemporanee di creazione e di repertorio tra le più importanti d’Europa, il CCN Ballet de Lorraine, con un programma composto da tre strepitosi lavori, diversi tra loro ma accomunati da un’intensa sperimentazione artistica: For Four Walls/ Sounddance/ Static Shot. Segue domenica 2 aprile la Batsheva Dance Company, celeberrimo ensemble israeliano fondato da Martha Graham e dalla Baronessa Batsheva de Rothschild nel 1964 – oggi guidato da Ohad Naharin, coreografo che la dirige da anni con immutato successo – che presenta il suo ultimo lavoro intitolato MOMO, di cui sono protagonisti diciotto danzatori.
Dopo l’incursione estiva dello scorso anno, torna sul palco del LAC sabato 11 febbraio, il figlio d’arte e pluripremiato ‘bailaor’ sivigliano Israel Galván, artista che ha saputo stravolgere i canoni del flamenco tradizionale dosando sapientemente virtuosismo e contemporaneità, con La Edad de Oro.
Accanto a questi grandi appuntamenti, anche quest’anno il LAC esplora tematiche del contemporaneo, ospitando la scena coreutica attuale. Dopo le performance di Alexandra Bachzetsis, Chasing a Ghost, presentata nell’ambito della trentunesima edizione del FIT Festival (28 settembre), e di Out of Me, Inside You della giovane artista ticinese, residente al LAC, Francesca Sproccati (25-30 ottobre), la programmazione accoglie martedì 18 gennaio Corpomemory di AiEP, lavoro del videoartista Claudio Prati e della coreografa e danzatrice Ariella Vidach. In oltre vent’anni di attività, il duo ha esplorato l’utilizzo dei media interattivi in relazione al corpo e al movimento, creando opere d’arte multimediale raffinate e suggestive. Il loro nuovo lavoro si concentra sul ruolo dello smartphone nell’era delle migrazioni e delle smart cities. Recente vincitore del Premio Ubu come miglior performer Under 35, Marco D’Agostin firma Gli anni, performance pensata con Marta Ciappina, artista cara al LAC, in programma martedì 14 febbraio, mentre sabato 4 marzo avremo l’occasione di vedere, o rivedere, il lavoro della coreografa e performer ticinese Lorena Dozio, Audiodanza, che ha debuttato proprio in occasione della prima edizione di Lugano Dance Project.
Il cartellone dedicato dal LAC alla danza si conclude con un trittico di performance riassunte nel focus intitolato Il corpo fragile. Negli anni recenti, una generazione di artisti e artiste ha lavorato contro gli stereotipi che ancora considerano la disabilità come uno stato di vulnerabilità e fragilità. Sul palco del LAC vedremo, domenica 12 marzo, l’atto conclusivo di una trilogia che Alessandro Sciarroni – Leone d’Oro alla carriera 2019 – dedica ai concetti di sforzo, resistenza e concentrazione in Aurora, miglior spettacolo di danza ai Premi Ubu 2021; giovedì 27 aprile Gentle Unicorn, spettacolo di cui è protagonista e autrice Chiara Bersani, anch’essa Premio Ubu Under 35, in cui prosegue la sua ricerca sul corpo politico, consacrando il proprio – carne, muscoli e ossa, cuore, occhi e respiro – all’unicorno; mercoledì 03 maggio Doppelgänger – Chi incontra il suo doppio, muore di Abbondanza/Bertoni dà forma all’incontro tra i corpi dei suoi due interpreti, Francesco Mastrocinque, attore con disabilità, e il danzatore Filippo Porro. Il focus che intende ragionare sul tema, aprendo la strada a nuove estetiche, si arricchisce di un incontro aperto al pubblico con Flavia Dalila D’Amico, autrice del volume Lost in translation, le disabilità in scena (edito da Bulzoni), in dialogo con Lorenzo Conti.