Chi era Angela Balzan e come e quando è nata la Fondazione?

«Sono nel Consiglio della Fondazione Internazionale Balzan “Premio” dal 2006, Vicepresidente dal 2014 (allorché ero anche Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei) e Presidente dall’anno scorso, quindi conosco molto bene questa istituzione. La storia di Eugenio Balzan e della Fondazione a lui dedicata è raccontata nella biografia elaborata da Renata Broggini, una ticinese molto colta, uscita nel 2001 e intitolata Eugenio Balzan – Una vita per il “Corriere”, un lascito per l’umanità.

In breve, Angela Lina Balzan è la figlia di un amministratore del Corriere della Sera che, per sottrarsi all’ostilità crescente nei confronti dell’autonomia del giornale, si trasferisce nel 1933, in età pensionabile, in Svizzera, tra Zurigo, i Grigioni e Lugano. Alla sua morte improvvisa, la figlia eredita il suo cospicuo patrimonio. Eugenio Balzan, che muore di infarto proprio a Lugano, nell’allora albergo Croce Bianca nel 1953, è un mecenate che vuole realizzare numerosi progetti. Uno di essi passa “in eredità” alla figlia che, ispirandosi ai propositi del padre, destina il patrimonio a un’istituzione che ne onori la memoria: si tratta della Fondazione Internazionale Premio Eugenio Balzan, creata nel 1956, che, negli anni, adempirà a quel disegno».

Quali sono gli scopi statutari della Fondazione?

«La Fondazione Internazionale Balzan “Premio”, con sede a Milano, ha lo scopo di incoraggiare nel mondo, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di religione, la cultura e le scienze nonché le più meritevoli iniziative umanitarie di pace e di fratellanza tra i popoli. Vi provvede mediante l’assegnazione annuale di premi – la cui somma (attualmente ciascun premio è di 750.000 franchi svizzeri) è messa a disposizione dalla Fondazione Internazionale Balzan “Fondo”, con sede a Zurigo – e altre iniziative che si ritengono utili per il perseguimento dello scopo, come convegni e seminari interdisciplinari nonché tramite l’organizzazione di conferenze a cui intervengono i premiati».

Oggi la Fondazione Balzan ha due sedi, una a Milano e una a Zurigo. Perché questa scelta e come sono suddivise le finalità e i compiti delle due fondazioni?

«La ragione per la quale esistono due fondazioni è quella di voler tener separata la gestione del patrimonio, da una parte, dalla gestione scientifico-culturale, dalla scelta dei premiati e da tutto ciò che li valorizza, come il conferimento dei premi e l’organizzazione degli eventi. Ciò avviene in armonia fra le due Fondazioni e i due Paesi, Italia e Svizzera. A riprova di ciò, va evidenziato che il Consiglio direttivo della “Premio” ha deciso di tenere la cerimonia annuale della consegna dei Premi Balzan – di norma quattro all’anno, due nelle scienze umanistiche e due nelle scienze naturali –, un anno nella capitale italiana e l’altro anno nella capitale svizzera. A queste cerimonie nei rispettivi Paesi presenziano le massime cariche istituzionali. In Italia il Presidente della Repubblica, in Svizzera il Presidente della Confederazione o un Consigliere Federale. A sua volta, la Fondazione Internazionale Balzan “Fondo” sostiene sempre le nostre iniziative. Lo scopo della Fondazione Internazionale Balzan “Fondo” è di raccogliere, preservare e amministrare il patrimonio lasciato da Eugenio per mettere a disposizione della Fondazione Internazionale Balzan “Premio” i mezzi finanziari necessari all’attuazione della sua finalità».

Parliamo del Premio Balzan: di che cosa si tratta e come selezionate le candidature?

«Le candidature ai Premi Balzan vengono vagliate da un Comitato Generale Premi (giuria) al quale appartengono attualmente 20 accademici di tutt’Europa. Questo Comitato si rivolge alle istituzioni accademiche e culturali di tutto il mondo per richiedere candidature ai Premi dell’anno. Il riscontro è solitamente di oltre il 30% delle istituzioni contattate. Le candidature vengono vagliate durante diverse riunioni distribuite in cinque mesi per arrivare a settembre alla decisione finale dei vincitori dell’anno, seguita da un annuncio pubblico a Milano, alla Fondazione Corriere della Sera. Con un intervallo non inferiore a un triennio, la Fondazione Internazionale Balzan assegna anche un Premio per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli – l’ultimo è stato conferito all’associazione Terre des hommes. I lavori preparatori per arrivare a una rosa di candidature vengono svolti da una Commissione mista formata da membri degli organi della Fondazione che ne riporta il risultato al Comitato Generale Premi, unico organo incaricato di deliberare sui vincitori».

Secondo quali criteri identificate le materie?

«Le materie vengono sempre identificate e decise dal Comitato Generale Premi: i criteri sono una certa rotazione delle materie, tenendo in considerazione anche i filoni di studio particolarmente specifici, innovativi o trascurati da altri premi internazionali. La rotazione annuale delle materie, all’interno di questi due ambiti, consente di privilegiare filoni di ricerca nuovi o emergenti, e di sostenere ambiti di studio importanti. In un certo senso la Balzan ha scoperto spesso temi fortemente innovativi e scienziati geniali che poi hanno successivamente ricevuto anche altri famosi riconoscimenti».

Quali sono le ricadute del Premio e delle attività dei premiati per la società civile? Che impatto ha avuto l’attività della Fondazione negli ultimi vent’anni?

«Premetto che negli ultimi 20 anni il numero dei premi annuali è aumentato per arrivare a un massimo previsto dagli Statuti, così come il numero dei componenti il Comitato Generale Premi e delle manifestazioni, grazie alla buona gestione del patrimonio a Zurigo. Inoltre, dal 2001, ciascun vincitore dal Premio Balzan è tenuto a destinare metà della somma al finanziamento di progetti di ricerca condotti da giovani umanisti e scienziati. A parte il premio speciale per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli – che indica il suo impatto civile nella sua stessa definizione, i premi annuali hanno un impatto significativo sul mondo della ricerca, della cultura e sulla promozione e delle scienze nel rispetto del dettato dei nostri Statuti. Grazie all’introduzione della clausola che permette di coinvolgere, attraverso i premiati, giovani ricercatori, abbiamo avuto modo di coinvolgerne un numero davvero notevole, ormai difficile da quantificare, e di mantenere dei contatti piuttosto regolari con istituzioni culturali in tutto il mondo e con dei giovani talenti».

Nonostante il fatto che i premiati siano personalità prestigiose e che il premio abbia una lunga tradizione, la notorietà dell’attività della Fondazione Balzan è ancora relativa non solo fra il largo pubblico ma anche nelle reti filantropiche. Quali sono le ragioni che spingono la Fondazione a tenere questo low profile?

«È vero che fra il largo pubblico la Fondazione Internazionale Balzan ha un profilo diplomatico, ma mi sento di ribadire che il profilo accademico è eccellente. Siamo in contatto con le più importanti istituzioni accademiche in tutto il mondo, e autori e ricercatori di ogni angolo del mondo si rivolgono a noi chiedendo di poter accedere a documentazioni su premiati recenti nonché degli anni passati. Il mondo della scienza ci conosce benissimo: ben nove Premiati Balzan hanno successivamente ricevuto il Premio Nobel; un esempio concreto della lungimiranza e della capacità di visione del nostro Comitato Generale Premi. Infine, l’obiettivo della Fondazione Internazionale Balzan non è quello di investire in propaganda, relazioni pubbliche e costose agenzie di stampa, ma piuttosto di devolvere la rendita del patrimonio per la promozione e l’avanzamento del sapere scientifico e umanistico».

Qual è la sua visione per il futuro della Fondazione e del Premio?

«Spero che la Fondazione Internazionale Balzan possa mantenere i suoi criteri di serietà e saggezza e che il patrimonio continui come ora ad essere gestito – anche in tempi difficili – con grande prudenza e professionalità. Molto importante è che questa Fondazione “bicefala”, italiana e svizzera rafforzi altresì un nesso culturale generale tra due Paesi che da sempre hanno ottime relazioni».