Stiamo andando ormai verso la fine della stagione estiva. Con quali prospettive per un settore che ha attraversato uno degli anni certamente più difficili degli ultimi decenni?
«Non è certo una novità sostenere che il settore turistico è stato particolarmente colpito dall’emergenza sanitaria e dalle misure restrittive adottate per contenere l’epidemia. Il Ticino è stato travolto dall’emergenza e il rilancio si conferma essere molto duro: la concorrenza è forte e la predisposizione a viaggiare ancora scarsa. La primavera, aprile e maggio soprattutto, è andata completamente persa e l’andamento positivo di giugno e luglio non basta certo a bilanciare le perdite fin qui registrate. Dopo una fase di ripristino durante la quale alberghi e ristoranti hanno gradualmente riaperto, il rilancio sta ora avvenendo a scaglioni: prima i visitatori svizzeri, poi quelli provenienti dall’estero. Abbiamo lavorato molto nei confronti di turisti autoctoni, persone invitate a riscoprire il territorio, ma il loro apporto da solo non è sufficiente ed è necessario focalizzarci prima sui mercati di prossimità, come la Germania, e in ultimo, sui turisti di Oltreoceano».
Lei parla di una concorrenza particolarmente agguerrita. A cosa si riferisce?
«Tutte le destinazioni turistiche svizzere e del mondo stanno investendo tantissimo nel rilancio: la concorrenza è dunque fortissima e la domanda debole, poiché in molti saranno toccati economicamente e la predisposizione a viaggiare sarà minore. Nei mesi abbiamo lanciato successive campagne indirizzate sia ai ticinesi che ai turisti della Svizzera interna, soprattutto francese, aventi come obiettivo principale quello di lanciare un messaggio di empatia e speranza ai nostri ospiti ed amici confederati. Ora che la situazione sta gradualmente tornando alla normalità il Ticino, si muove secondo una strategia definita a livello cantonale e che ricalca quanto auspicato da Svizzera Turismo. Un percorso di rilancio da costruire nel tempo e la cui velocità dipenderà dall’evoluzione della situazione sanitaria nel nostro Cantone, in Svizzera e all’estero».
Nello specifico quali campagne avete promosso?
«La fase del “ripristino” è stata caratterizzata dallo slogan “#seeyousoon” (“Ci vediamo presto”) e faceva leva sui luoghi preferiti di chi già conosce e a ma il Sud delle Alpi. Per il rilancio, lo slogan è stato “#welcomeback” (“Bentornati”). Il messaggio principale è “Exotik liegt so nah” (“L’esotismo è così vicino”) insistendo sul fatto che non vi è la necessità di andare lontano per raggiungere mete incantevoli e mostra agli svizzeri tutte le sfaccettature della variegata offerta ticinese, dalle rive dei laghi con a loro atmosfera mediterranea agli splendidi paesaggi tipici del Sud delle Alpi. Altre campagne sono in preparazione per l’autunno, un periodo, quello tra settembre e inizio novembre, che in Ticino è ancora considerato alta stagione. Vi sono poi altre iniziative di rilancio, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tra cui incentivi rivolti ai ticinesi affinché possano riscoprire le bellezze del loro territorio e usufruire a prezzi agevolati delle strutture alberghiere, di ristorazione e di svago».
E per quanto riguarda il turismo d’Oltralpe?
«Resta la grande incognita. Almeno per il 2020, gli sforzi saranno concentrati sul mercato svizzero. Riguardo ai mercati esteri la situazione è in continua trasformazione e questo rende molto difficile il nostro intervento in quanto la pianificazione di iniziative e campagne implica una lunga preparazione mentre ora siamo costretti ad operare in un quadro in costante evoluzione».
C’è il pericolo che alcuni operatori del settore non riprendano più la loro attività?
«Le importanti misure messe in atto dalla Confederazione, dal Cantone e dal sistema bancario hanno sicuramente contribuito ad attenuare gli effetti dell’emergenza. Tuttavia, alcuni settori sono particolarmente toccati e richiedono degli interventi supplementari. Credo che le aziende che rischiano di non riaprire più siano quelle che già in precedenza manifestavano difficoltà a posizionarsi sul mercato. Per contro, devo dire che in questi mesi ho registrato una straordinaria spinta all’innovazione e una voglia di inventare nuove soluzioni da parte di ristoratori, albergatori, gestori di servizi vari, che hanno speso – al pari dei Comuni – tutta la loro fantasia e creatività per far fonte alle difficoltà e accelerare il più possibile i tempi di un duraturo rilancio».
La crisi rischia di avere ripercussioni anche sull’attività di Ticino Turismo?
«Il Cantone sostiene dal punto di vista finanziario Ticino Turismo ma uno dei pilastri di questo finanziamento è rappresentato dalle tasse turistiche che si sono notevolmente ridotte. Ciò rischia di determinare un grave problema di mancanza di risorse per compiere i necessari investimenti. Non potendo contare sulle entrate generate da milioni di visitatori e sulle relative tasse, è infatti a rischio la possibilità di pianificare efficaci campagne a sostegno del turismo ticinese».