Febbraio 2022 verrà ricordato come «il mese che ha cambiato un secolo». Dopo due anni di pandemia, non ancora del tutto debellata, la crisi Russia/Ucraina sta ulteriormente cambiando la storia dell’Europa e del mondo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. L’equilibrio mondiale che si era venuto a creare si è spezzato, generando una situazione magmatica dove le certezze di una direzione già tracciata sono messe in pesante discussione. L’Agenda ONU 2030, con i suoi 17 principi per lo sviluppo sostenibile, subisce importanti cambiamenti. La crisi del gas sta portando alla riapertura delle centrali a carbone. Stiamo forse tornando indietro?
Eppure c’è qualcosa che mi fa pensare che questi shock daranno una accelerazione e ne usciremo meglio di prima. Almeno fino alla prossima grande crisi, perché a questi strappi ci stiamo pian piano abituando. Diventeremo “antifragili”, termine forgiato da Nassim Nicholas Taleb per descrivere il nostro nuovo DNA. Da piccoli ci hanno insegnato a diventari “forti” per affrontare la vita. Ma la forza serve a poco quando i venti del cambiamento soffiano più forti.
Per non essere spazzati via bisogna diventare flessibili, quindi resilienti, in grado di ritornare nel nostro stato originale senza riportare danni. Le prove di questi ultimi mesi dimostrano che anche questo non basta, perché le discontinuità e le crisi sono talmente frequenti che addirittura dobbiamo prepararci ad attraversarle come fossero quotidianità, cercando di uscirne addirittura migliori. Eppure si continua ad affrontare questi momenti alla vecchia maniera: facendo previsioni su crescita, PIL, inflazione, fornendo numeri che il giorno stesso vengono smentiti sulla base di altre non precisate “proiezioni”. Ma pensiamo veramente che si possa “prevedere” qualcosa di questi tempi?
Mi metto dalla parte degli amici imprenditori, di quelli che fanno i conti con le responsabilità verso i propri collaboratori, i clienti, i fornitori, l’ecosistema in generale, come si dice oggi. Come stanno andando le aziende, che aria tira? Gli ordinativi sono ancora sostenuti, per i prossimi mesi il fatturato “tiene” ma si percepiscono i segnali del rallentamento dell’economia. Ma questa percezione è data dall’influenza delle notizie dei giornali e dei media, o perché è realmente così?
Vi dico come la vedo io. 20 anni fa mi occupavo di componentistica per elettrodomestici. Ero in Inghilterra con il mio team commerciale a discutere di delocalizzazioni con alcuni produttori di elettrodomestici. Producevamo componenti per frigoriferi e forni, fatti con passione e ai migliori prezzi. Già avevamo certificazioni e sistemi idonei per lavorare con standard di qualità e sicurezza.
Ma il messaggio dei produttori era chiaro: o delocalizzate o non avrete futuro. Benvenuta globalizzazione! E via quindi a trovare basi produttive in Romania, in Cina, in Turchia. Dovevamo produrre nel mondo per essere competitivi. Unico obiettivo: prezzo. Eravamo nel pieno della globalizzazione, o meglio della glocalizzazione: pensare globale e agire locale. Trovare quindi fonti di approvvigionamento a livello mondiale, cercare le migliori combinazioni produttive per garantire i migliori prezzi. Sembrava la fine della produzione in Europa. Nel nome della ottimizzazione dei costi non ci eravamo accorti che stavamo creando delle pericolose concentrazioni, creando dei veri e propri regimi di monopolio. E gli effetti si stanno vedendo: dai rincari delle materie prime, a quello dei noli, allo shortage dei componenti. Aumenti reali o speculazione?
Il dopo 2022 sarà l’economia del disordine, anche se può essere un disordine “organizzato”.
- Lato acquisti. Va rivista la catena di fornitura, nel nome di: ben tornati a casa! Dall’offshoring totale, quello che ho vissuto 20 anni fa, al reshoring (mi rifornisco nella mia nazione) o al nearshoring (non nel mio paese, ma non in continenti lontani).
- Lato clienti. Creazione di rapporti di filiera. Aziende “muscolose” che hanno risorse importanti per affrontare mercati lontani faranno da capofila. Altre aziende, di taglio più piccolo, che si mettono in filiera tra loro. Va ripensata la catena di vendita. Chi è piccolo può lavorare nel mondo se si mette in scia di altri “Clienti intermedi”
- Lato metodi e sistemi. Uso dei più moderni sistemi di vendita, cresciuti tra l’altro dopo il 2000, come le soluzioni Advanced Plus di Linkedin, che ci vedono anche quest’anno impegnati in un intenso programma formativo con 150 nuovi modern seller. Cosa cambia nel nuovo disordine economico? Apri la mappa del mondo e ragioniamo insieme in quali Paesi fare business. L’Europa ha il fiato corto? Pensiamo a USA e Sudamerica. Ovviamente sei spaventato dalle distanze e dagli investimenti per raggiungere questi mercati. Devi trovare l’importatore, fare la fiera, fare le indagini di mercato anni ’90. Rottama queste vecchie pratiche e inizia a cambiare metodi e sistemi nel Nuovo Disordine economico. Tutti i mercati oggi sono ad un colpo di click, i mercati sono fatti di persone, e queste stanno in un Grande Paese, dove non ci sono barriere, confini, limiti: Linkedin-Landia.
Lo shock che stiamo vivendo sarà quindi benefico per accelerare sulla via della trasformazione verso obiettivi più sostenibili. Dalle crisi sono sempre nate nuove opportunità, ecco perché, di fronte allo spavento del momento, gli shock sono benefici. Accelerano il cambiamento perché spingono a scegliere con maggior decisione. Il cambiamento è inevitabile, è fonte di vita. Ma va percepito e vissuto da “antifragili”. Come? Mettendo da parte vecchi metodi e sistemi, come le “previsioni”, allenandoci invece alla “predisposizione”. Meno teoria e più pratica, agire velocemente “predisponendoci” ad attraversare “venti impetuosi” anziché cercare “porti sicuri”. Si può prosperare nel disordine? Provare per credere: il Nuovo Disordine Mondiale.