Eurozona e resto del mondo registrano una crescita sincronizzata che fa bene ai mercati: infatti, anche qualora in Europa si verificasse uno shock sui consumi, vi sarebbero altri mercati a evitare una caduta in recessione. Uno scenario che fin qui ha consentito ai mercati di correre, nonostante le tensioni geopolitiche, dalla Corea del Nord alla Spagna, dall’Olanda alla Germania e all’Italia. Per il proseguio del 2018, UBS si attende una crescita del 3,8% a livello globale, un livello simile allo scorso anno, ma con un differente mix geografico perché gli Stati Uniti beneficeranno della riforma fiscale di Trump mentre l’Eurozona è attesa in decelerazione per via della forza dell’euro. «La Cina si confermerà il principale motore di crescita dell’economia mondiale contribuendone poco meno di un quarto, aggiunge Ramenghi, che comunque vede segnali di tensione a Pechino per il crescente indebitamento delle aziende statali».
Per quanto riguarda il futuro, gli esperti invitano a monitorare l’evoluzione della rivoluzione digitale in corso. La robotica prende sempre più piede, siamo tutti connessi a Internet e lo stesso vale per molti degli oggetti che utilizziamo quotidianamente e che producono una quantità di dati senza precedenti. La finanza è permeata di questo cambiamento strutturale, dato che le prime cinque società mondiali per capitalizzazione di mercato sull’indice globale sono tutte tecnologiche. Un’altra dimensione da tenere in considerazione è legata all’attività automatizzata sui mercati che, negli Stati Uniti, ormai vede ben oltre il 50% degli scambi decisi da algoritmi senza l’intervento umano. «L’Eurozona resta indietro su questo fronte, ma anche da noi si registra una rapida crescita, chiarisce Elena Guglielmin. Eppure la produttività cresce a un ritmo molto contenuto e l’accesso diffuso alle tecnologie non sta impedendo la progressiva polarizzazione sociale. «Nonostante la disoccupazione sia scesa ai minimi storici, i redditi delle famiglie americane sono rimasti per lo più stagnanti. Dunque, siamo alle prese con una serie di paradossi, che influenzano le nostre vite, aprendo le porte a un’affermazione dei movimenti populisti». In Spagna è stato necessario quasi un anno per formare un governo dopo le elezioni del 2016, in Olanda 225 giorni, circa 6 mesi sono trascorsi in Germania prima di arrivare ad una alleanza di governo, mentre in Austria l’estrema destra ha preso dei ministeri chiave.
L’Italia poi, dopo le elezioni del 4 marzo resta un rebus politico con forti rischi di prolungata ingovernabilità. Tutte queste consizioni si traducono comunque, per quanto attiene alle indicazioni d’investimento per il breve termine, in un rinnovato ottimismo verso l’equity, con una concentrazione sulla componente globale e posizioni più contenute sull’Eurozona
Istituti bancari e Finanza
Sui mercati continua a regnare l’ottimismo
03 Settembre 2018