Direttor Zanzi, lei dallo scorso dicembre è entrato nella Direzione generale di BancaStato con la responsabilità dell’Area Retail e Aziendale. Può già tracciare un primo bilancio?
«È certamente possibile tracciare un primo bilancio qualitativo: ho trovato la conferma della bontà della scelta fatta. I primi mesi in BancaStato sono sicuramente molto positivi. Lavoro in un istituto non solo ben organizzato e professionale, ma pure contraddistinto da un grande attaccamento alla maglia. Il bel clima di lavoro è anche merito dell’importante lavoro riorganizzativo effettuato negli ultimi anni, che ben traspare anche dai vari risultati finanziari ottenuti. A livello più personale sono anche contento di svolgere la mia attività all’interno di una Direzione generale in cui regna coesione e collegialità».
Ci descrive la sua giornata tipo?
«Forse è proprio questo il bello del mio lavoro: non esiste una giornata tipo! Le mie attività quotidiane sono molto variate e oltre alla conduzione della mia Area continuo a occuparmi direttamente di alcuni clienti».
Lei però è un alto dirigente: come mai non delega a qualcun altro il contatto con la clientela?
«Perché è molto importante non perderlo mai. Io credo che abitare in una torre d’avorio sia controproducente. Incontrare la clientela, invece, si rivela cruciale per avere il polso della situazione, per capire come variano le esigenze di chi si rivolge a noi, per individuare come migliorare i prodotti e i servizi che offriamo. Ritengo dunque essenziale, anche e soprattutto per il responsabile dell’Area Retail e Aziendale, trovare sempre spazio per parlare con i clienti trovando il giusto equilibrio con i doveri di conduzione e dirigenziali».
A che ora si sveglia?
«Sono una persona mattiniera. Mi piace arrivare in ufficio verso le 7 e la sveglia suona dunque tra le 5.30 e le 6».
Cosa significa per un manager ticinese lavorare per la “banca del Cantone”?
«Amo fortemente il Ticino e per me è veramente una fonte di orgoglio poter lavorare per BancaStato. Devo ammettere che è stato uno degli aspetti che mi ha molto motivato nella decisione di raccogliere questa sfida professionale. È un sentimento che condivido con tutte le collaboratrici e i collaboratori della banca: contribuire alla crescita di un’azienda con un mandato pubblico così chiaro e importante, che ha la “ticinesità” nel suo DNA, è decisamente gratificante perché la portata del proprio lavoro è molto visibile. Tra l’altro da quest’anno BancaStato ha un nuovo “slogan” che riassume bene proprio questo concetto: “noi per voi”. Mostra in maniera molto chiara il ruolo di istituto al servizio del Ticino e di chi lo abita».
Cosa l’ha sorpresa maggiormente del suo nuovo incarico?
«Oltre al senso di appartenenza di chi lavora per BancaStato, che ho già citato, mi ha molto colpito l’orgoglio che la clientela ha nello scegliere proprio questo istituto. È un aspetto ben radicato e che fa piacere riscontrare».
È vero, BancaStato è la banca dei ticinesi, ma in passato è stata spesso rimproverata per una certa mancanza di efficienza…
«Questo era in parte vero anche per ragioni storiche, dovute a una Legge che limitava il suo campo di attività e che ha frenato il suo sviluppo. La legge, però, è stata modificata e l’istituto ha saputo recuperare il terreno perso. BancaStato è molto cambiata negli ultimi anni. I dirigenti e tutto il personale hanno lavorato moltissimo in tal senso e posso assicurare che ora l’istituto è scattante e dinamico».
Ma ha ancora senso parlare di “banca cantonale” a oltre cento anni dalla sua istituzione?
«Certamente, forse anche più di prima! La forza di BancaStato è sempre stata il suo legame con il territorio e i suoi abitanti. Questo aspetto non perderà mai d’attualità. Prendiamo ad esempio quella che attualmente costituisce la più grande sfida non solo per il settore bancario, ma per l’intera economia, ovvero la digitalizzazione. Le abitudini di tutti noi, anche nei gesti più semplici, sono profondamente cambiati e lo saranno ancora maggiormente in futuro; ma un contatto così profondo e trasparente con i ticinesi, così come lo ha BancaStato, è un fattore determinante che tra l’altro assume un ruolo ancora più distintivo in un contesto in cui i vari prodotti e servizi delle banche non si differenziano più di quel tanto. La nostra volontà per i prossimi anni è di consolidare ancora di più questa vicinanza con i ticinesi, ponendo sempre di più il cliente al centro delle nostre attenzioni, e ciò vale naturalmente anche per le aziende che ogni giorno producono ricchezza sul territorio. Non dobbiamo dimenticare che BancaStato ha un mandato pubblico molto chiaro: favorire lo sviluppo economico dell’economia e offrire la possibilità di investire i propri risparmi in maniera sicura e redditizia».
Ha parlato della digitalizzazione, ma quali altre sfide attendono la piazza finanziaria?
«In questi anni non sono certo mancate le difficoltà per il settore bancario, confrontato a una situazione economica difficile e a regolamentazioni sempre più stringenti. La piazza ha saputo però reagire con tenacia e prontezza. In futuro, tra le sfide maggiori, credo che oltre la digitalizzazione vi sarà la necessità di prestare grande attenzione all’efficienza».
Direttore, lei ha alle spalle oltre vent’anni di esperienza nel settore bancario che le ha consentito di conoscere molto bene la realtà economica ticinese. Come ha visto cambiare la nostra regione?
«Quando ho iniziato a lavorare si diceva spesso che in Ticino vigeva un’economia “a rimorchio”. Ora, io non so se fosse vero già all’epoca, ma di sicuro oggi non lo è. La forza della nostra realtà economica è cresciuta ed è estremamente solida. Lo si è potuto constatare nelle recenti crisi, ad esempio durante il forte rafforzamento del franco nei confronti dell’euro, quando la reazione ticinese è stata anche migliore di altre regioni elvetiche. Ciò è dovuto a una grande capacità imprenditoriale presente sul territorio e a una diversificazione dell’economia che consente di adattarsi velocemente ai cambiamenti. In questi venti anni ho dunque visto un’evoluzione molto positiva in termini di solidità e innovazione, tanto che nel nostro Cantone si sono anche sviluppate concentrazioni di settore che rappresentano eccellenze mondiali: penso ad esempio al comparto farmaceutico e delle life science, al settore della moda, della meccatronica, della tecnologia dell’informazione o ancora del trading di materie prime. Non va poi scordato che il nostro territorio ha visto la nascita e la crescita di diversi centri di ricerca di grande qualità che hanno indubbiamente rinforzato le condizioni quadro nel quale operano le aziende ticinesi, favorendo la crescita innovativa e qualitativa dell’economia. L’Università della Svizzera italiana, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana, l’Istituto di Ricerca in Biomedicina, il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico o l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale sono esempi di poli di ricerca di eccellenza, tutti in Ticino».
Ora la domanda forse più delicata. Lei è un fervente tifoso dell’Hockey Club Lugano, tanto da esserne anche un membro del Consiglio di amministrazione. Fabrizio Cieslakiewicz, Presidente della Direzione generale di BancaStato, è invece un grandissimo tifoso dell’Hockey Club Ambrì-Piotta. Come vivete questa rivalità sportiva?
«È senza dubbio una sana rivalità sportiva. Fabrizio ha molto a cuore l’HCAP e diciamo che ci divertiamo a punzecchiarci, specialmente nei momenti caldi della stagione, ad esempio durante i derby. In Ticino abbiamo la fortuna di poter vivere simili partite, che devono assolutamente essere vissute come momenti di aggregazione e mai di divisione: i veri valori sportivi sono proprio questi!».