Ultimo in ordine di arrivo è stato Andrew Gifford, pittore britannico che con il suo stile impressionistico sta raccogliendo i consensi della critica. La sua mostra “L’illusionista della luce” è ospitata nella sede di Axion a Lugano da settembre a marzo anche grazie alla collaborazione della John Martin Gallery di Londra,


Perché coniugare arte e affari?

«Io credo che la vera domanda, piuttosto, sia: perché no? Arte e “affari” possono benissimo coesistere anche negli stessi ambienti, negli stessi locali. Il fascino dell’arte è di essere capace di parlare direttamente al cuore di chi ne fruisce. Non c’è bisogno di essere degli esperti per farsi emozionare da una scultura, da un quadro o da una poesia. Ad Axion amiamo molto l’arte già di partenza: ospitare mostre di artisti fornisce dunque, per così dire, una tridimensionalità che a noi sta particolarmente a cuore e che è entrata a far parte della nostra cultura aziendale. Ci piace anche molto l’idea che il nostro lavoro quotidiano possa parallelamente aiutare a promuovere, divulgare e stimolare l’attività artistica».


Non è, dunque, un’operazione meramente “pubblicitaria”?

«Non direi. Ad esempio, da settembre a marzo presso Axion si possono ammirare le opere dell’artista britannico Andrew Gifford. Ebbene, se fosse stata una mossa di marketing, avremmo pubblicizzato la mostra molto più di quanto in realtà abbiamo fatto. Quello che ci ha guidato è stato proprio il piacere di accogliere un artista che stimiamo e poter dare la possibilità a chiunque, clienti e non, di ammirare le sue opere».


Quale il bilancio della mostra?

«Direi che sta andando molto bene. Il vernissage di inaugurazione ha registrato il tutto esaurito e questo ci ha fatto molto piacere. Nei giorni e nelle settimane successive non sono poi mancati i visitatori. Certo, è ovvio che entrare all’interno degli spazi di una banca per visitare una mostra è forse meno “naturale” che nel caso di un museo o di galleria classica, ma questo non ha scoraggiato chi ha voluto ammirare le opere di Andrew Gifford. Siamo dunque orgogliosi dell’esito della mostra. Per noi è un successo».


Come scegliete gli artisti ai quali consentite di esporre?

«Vi sono vari canali ma nel caso di Andrew Gifford è tutto frutto di una sua mostra precedente nella capitale inglese. L’avevo visitata personalmente e le sue opere mi sono subito piaciute molto. È così che è nato il contatto. Nei mesi successivi, insieme alla John Martin Gallery di Londra ci siamo dunque adoperati per allestire un’esposizione qui a Lugano. In tal senso devo anche naturalmente ringraziare il curatore, ovvero Andrei Bliznukov, storico dell’arte che ha raccolto e portato avanti il progetto con grande entusiasmo. Ad Axion siamo amanti dell’arte ma per simili operazioni occorrono, come è logico che sia, professionisti del settore. Naturalmente, siamo anche attenti agli artisti locali e oltre ad annoverarli nella nostra collezione d’arte in futuro li promuoveremo anche tramite esposizioni».


Esistono analogie tra “fare banca” e l’attività artistica?

«Sono due ambiti ben distinti, con tempi e realizzazioni differenti. Ma sono accomunati dalla passione e dall’impegno che richiedono per essere realizzati. Anche opere che possono sembrare apparentemente semplici nascondono in realtà un grande lavoro in termini di tecnica, progetti personali e maturazione umana: elementi che valgono anche per il lavoro di ogni collaboratrice e collaboratore di una banca come la nostra, che punta molto su servizi tagliati su misura del cliente».


Le opere che esponete entrano a far parte della vostra collezione?

«Non necessariamente. Axion ha una sua collezione d’arte, visibile tra l’altro a chiunque ne percorra corridoi, salottini e uffici. Non è però automatico che chi espone venda le sue opere all’istituto».


Axion fa parte del Gruppo BancaStato. Condividete con la casa madre il gusto per l’arte?

«Direi proprio di sì! La casa madre ha una collezione d’arte nutrita e variegata, incentrata soprattutto su artisti ticinesi, presentata negli spazi a contatto con la clientela. Basti pensare alla sede principale di Bellinzona: sulle scale dell’atrio principale spicca maestosa un’opera di Felice Varini, artista asconese ma di respiro internazionale. Un paio di anni fa, in occasione del Centenario di BancaStato, era poi stata offerta ai ticinesi una bella mostra fotografica dal titolo “Ticino in luce”, che raccoglieva gli scatti di fotografi del passato e di altri del presente. Insomma, si può dire che l’impegno per l’arte è ben presente, e dimostrato, nel Gruppo BancaStato».


Vi sono già idee per mostre future?

«Ne abbiamo alcune, ma per il momento sarebbe veramente prematuro parlarne. Di sicuro vi è che continueremo con la nostra consueta formula: l’esposizione sarà aperta a tutti coloro che vorranno venire a trovarci in viale Stefano Franscini 22 a Lugano. Siamo una banca a cui piace anche essere una galleria d’arte a disposizione del pubblico».