“Nessun fallimento, ma tante riorganizzazioni. E sicuramente negli ultimi anni è calato il numero delle persone impiegate nel settore bancario in Ticino”. A spiegarlo è Alberto Petruzzella, Presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese, durante il suo intervento al Lugano Banking Day.
L’importante congresso, giunto alla sua seconda edizione proprio nell’anno del centenario dell’ABT, si è svolto davanti a una sala quasi deserta, visto che il recente aumento dei contagi ha obbligato gli organizzatori a promuovere l’evento on-line, in streaming.

I relatori

Al convegno erano presenti personaggi del calibro di Ignazio Cassis, consigliere federale, Sergio Ermotti, CEO di UBS Group, Thomas Jordan, presidente della Banca Nazionale Svizzera, e Christian Vitta, consigliere di Stato. Oltre all’importanza delle banche nell’economia ticinese, Franco Citterio, direttore di ABT, e Marco Borradori, sindaco di Lugano, hanno ricordato l’importanza che la città ha nel settore; un’importanza che tuttavia negli anni è andata diminuendo: dai 55 milioni del 2008, si è passati agli attuali circa 14.

Ma i relatori sono comunque positivi: la recente riorganizzazione, necessaria proprio a causa della pandemia da coronavirus, potrebbe aver fatto bene alle banche che ora sono pronte per affrontare i prossimi 10-15 anni.
Thomas Jordan ha però sottolineato come la diffusione del virus abbia deteriorato fortemente il contesto economico e le condizioni generali dei mercati finanziari e, se è vero che le banche svizzere sono riuscite a fronteggiare la pandemia, le turbolenze hanno anche dimostrato quanto sia sempre importante disporre di un cuscinetto di capitale e di liquidità sufficiente a fronteggiare momenti particolarmente drammatici che, come si è visto in questo 2020, non sono soltanto una distopia.

Gli interventi statali

Il presidente ha poi anche toccato un altro tema difficile, ovvero come vadano calibrati gli interventi statali nei settori privati durante momenti di così forte stress dell’economia.

Sergio Ermotti ha quindi sottolineato come dal canto suo UBS abbia concesso crediti 5 volte superiori rispetto a quelli con garanzia della Confederazione, a dimostrazione del fatto che le banche non hanno svolto un mero ruolo di trasmissione, ma hanno invece messo in campo i propri fondi per sostenere le aziende.

È infatti genericamente riconosciuto il suolo assolutamente positivo degli istituti bancari ticinesi durante la pandemia: affiancando la Confederazione, le banche svizzere sono riuscite a sostenere le aziende.

La seconda ondata

Ora il grosso problema è la possibilità della seconda Ondata, che sempre secondo Ermotti sarà più difficile da gestire a livello economico e creditizio, visto che le aziende ci si affacciano con problemi di liquidità già fortemente aggravati dalla prima ondata della pandemia.
A bilanciare questo squilibrio potrebbe però intervenire l’influsso positivo della cultura politica svizzera, basata sulla continua e immediata risposta della Confederazione alle suggestioni e ai bisogni delle aziende.

L’accesso al mercato italiano

Secondo Petruzzella – e diversi altri esperti del settore – resta il nodo dell’accesso al mercato italiano da parte delle banche svizzere. Problema che se non sarà risolto potrebbe essere fra quegli scogli che rischiano di impedire agli istituti ticinesi di ricominciare a crescere e quindi ad assumere personale.