Le fondazioni di pubblica utilità sono una realtà importante, in particolare nel nostro Cantone. Per questo motivo Credit Suisse ha creato un proprio centro di competenza con l’obiettivo di sostenere le fondazioni nel loro impegno a favore dei rispettivi obiettivi sociali e filantropici.

In Ticino il centro di competenza è rappresentato da due ambasciatori regionali, Francesco Andreazzi e Ohan Inian, che si dedicano con passione e impegno in favore di questo importante settore. Il loro ruolo è di fungere da ponte tra le esigenze dei clienti e le vaste competenze a livello globale di cui dispone Credit Suisse. Per far fronte alle sfide e ai cambiamenti che stanno toccando le fondazioni di pubblica utilità, è importante disporre di un partner professionale e affidabile anche in regione.

Francesco Andreazzi rileva: «Nel nostro Cantone, le fondazioni di pubblica utilità rappresentano un’importante realtà. Con oltre 800 fondazioni presenti sul territorio a fine 2020, il Ticino occupa il sesto posto a livello Svizzero per densità di fondazioni pro capite. Molte delle fondazioni presenti sul nostro territorio, tuttavia, sono di piccole e medie dimensioni e devono quindi affrontare con mezzi relativamente contenuti un crescente onere amministrativo e normativo. La nostra aspirazione, oltre a quella di sostenere le fondazioni nell’ambito degli investimenti, è anche quella di accompagnarle nelle varie fasi della loro esistenza come un vero e proprio partner». 

Il rapporto tra Credit Suisse e il mondo delle fondazioni di pubblica utilità vanta una lunga tradizione a livello Svizzero e si sviluppa su più livelli. Tra questi, uno degli elementi centrali, è certamente lo sviluppo di competenze specifiche nel settore non profit. Da molti anni l’istituto bancario offre ai propri collaboratori un corso di formazione specialistico che permette a coloro che lo frequentano di utilizzare le conoscenze apprese a favore del settore non profit, per esempio assumendo un ruolo attivo in un consiglio di fondazione, come spiega Ohan Inian: «Vi è sempre stato un grande interesse per questa formazione anche se finora i collaboratori in Ticino che volevano seguirla potevano farlo unicamente recandosi a Zurigo o a Ginevra. Nonostante le difficoltà dovute alla situazione pandemica, quest’anno per la prima volta abbiamo potuto organizzare questa formazione anche in Ticino, in collaborazione con il centro di competenza per fondazioni di pubblica utilità (cenpro) e al dipartimento di Corporate Citizenship di Credit Suisse. Questo ha permesso a diversi colleghi di ampliare le proprie conoscenze nel settore non profit. Per noi è stata davvero una bella soddisfazione e visto l’entusiasmo e la grande richiesta, siamo già pronti a organizzare la seconda edizione del corso nel 2022».

Un altro obiettivo primario del centro di competenza di Credit Suisse è permettere alle fondazioni di creare una rete di contatti con specialisti e con altre organizzazioni senza scopo di lucro. In Ticino, Credit Suisse ha deciso di perseguire questa ambizione supportando in qualità di sponsor principale la prima edizione della Biennale della Filantropia Strategica che avrà luogo il 30 settembre 2021 al palazzo dei congressi di Lugano. «È la passione per la filantropia che ci muove ogni giorno e in ogni incontro con le fondazioni di pubblica utilità. Vedere con quanta passione, dedizione e visione i donatori e i membri dei vari consigli portano avanti lo scopo delle diverse fondazioni – anche in un contesto difficile come quello degli ultimi diciotto mesi – ci ha colpito molto e ci ha motivati ancora di più a sostenere questo importante evento legato alla filantropia che avrà luogo per la prima volta in questa forma nel nostro Cantone. Siamo convinti che la biennale sarà un’occasione importante per creare rete e per confrontarsi sul ruolo della filantropia nella nostra società grazie agli spunti che forniranno i relatori di spicco e anche grazie ai numerosi workshop e ai momenti di networking previsti durante l’evento» commenta Francesco Andreazzi.

La biennale strategica sarà una occasione per affrontare alcuni dei mutamenti principali che sta vivendo il settore delle fondazioni di pubblica utilità. Se da un lato, un numero sempre crescente di persone sente il desiderio di essere coinvolto in iniziative benefiche, devolvendo una parte del proprio patrimonio a sostegno di una buona causa, dall’altro lato, sono cresciute rapidamente anche le sfide per una gestione efficiente delle fondazioni sia dal punto di vista della governance, che da quello della gestione del patrimonio, in linea con gli obiettivi che si prefigge ogni fondazione. «In questi anni – prosegue Ohan Inian – ci siamo resi conto che spesso le persone che hanno il desiderio di fare del bene supportando finanziariamente delle iniziative, non sempre dispongono del know-how specialistico necessario per intraprendere questo percorso oppure ritengono una simile attività troppo onerosa e impegnativa in termini di risorse. Per questo motivo, nel mese di novembre organizzeremo un primo evento formativo che – sotto il nome Fit4Filantropy – sarà dedicato a tutti coloro che vogliono approcciarsi al mondo della filantropia, pensando per esempio di costituire una propria fondazione, ma che prima di farlo desiderano documentarsi e ricevere le nozioni essenziali che permettano loro di iniziare delle riflessioni più approfondite».

Oggi il settore non profit sta effettivamente attraversando una fase di profondo cambiamento. Malgrado il forte interesse e desiderio di fare del bene, le fondazioni di pubblica utilità devono confrontarsi con crescenti requisiti normativi in materia di management e di governance da un lato, e una maggior domanda di trasparenza da parte del pubblico dall’altro. Ciò vale anche e in particolare per gli investimenti che la fondazione effettua. Sulla base dei valori e degli obiettivi dei clienti, Credit Suisse offre soluzioni conformi ai criteri di sostenibilità, che puntano a conseguire rendimenti finanziari con un impatto sociale ed ecologico positivo. Più nel dettaglio, Credit Suisse propone una consulenza strategica insieme al cosiddetto «Sustainability Portfolio Check», che permette di riportare in maniera chiara al cliente la situazione corrente del suo portafoglio e, se del caso, apportare i correttivi necessari.

«Questo significa – riprende e conclude Francesco Andreazzi – che oltre a passione e competenza bisogna anche saper innovare. Se pensiamo alla gestione patrimoniale, abbiamo constatato che un numero crescente di fondazioni desidera integrare criteri ambientali, sociali e di governance nel proprio processo di investimento al fine di conciliare la strategia d’investimento con lo scopo perseguito dalla fondazione stessa. Assicurando capitale di crescita per l’innovazione sostenibile, anche le fondazioni di pubblica utilità possono contribuire in maniera fattiva alla transizione già in atto verso un’economia più sostenibile».