Hanno partecipato all’inchiesta:
Claudio Bordogna (C.B.) Responsabile Clientela Privata UBS Regione Ticino
Silvia Jehring (S.J.) Direttrice Banca del Sempione
Marco Tini (M.T.) Presidente della Direzione generale di Axion SWISS Bank SA





Crisi finanziaria, lotta internazionale all’evasione fiscale, scandali, procedure giudiziarie, multe miliardarie, fuga di dati, soppressione di impieghi: quali sono le sfide che attendono le banche svizzere nel 2018?

C.B.: «La Svizzera gode di una buona situazione iniziale, tuttavia non può adagiarsi sugli allori. La piazza finanziaria svizzera negli ultimi 10 anni è retrocessa dal 5° all’11° rango del “Global Financial Centres Index”: dalla creazione di questa classifica per la prima volta non è rientrata nei Top-10. Allo stesso tempo Ginevra è passata dalla decima alla ventesima posizione».



S.J.: «Sono ormai diversi anni che il sistema bancario e finanziario elvetico viene scosso da eventi che sono spesso il frutto di importanti cambiamenti a livello di politiche estere che tengono sempre più conto delle esigenze economiche interne a scapito dei rapporti internazionali. In questo processo la Svizzera, a torto o a ragione, è stata negli anni passati elevata a capro espiatorio in relazione a pratiche bancarie e finanziarie certamente non in uso unicamente nel nostro Paese, dando spunto ad organizzazioni internazionali come l’OCSE di far valere un nuovo paradigma. Per tale ragione nel corso di questi ultimi anni il contesto bancario e finanziario è profondamente cambiato, e la Svizzera con i suoi istituti finanziari lo ha saputo recepire con rigore e pragmatismo, dimostrando ancora una volta capacità di adattamento, inventiva, e la sua forza basata su stabilità e qualità che nessuna delle sfide passate a saputo scalfire. Di sfide nel 2018 e più in generale negli anni a venire ve ne saranno diverse, sicuramente molte determinate da una sovraregolamentazione non solo interna alla Svizzera, ma anche e soprattutto dettata dalle autorità europee o di altri Paesi che tuttavia non potranno non avere riflessi extraterritoriali coinvolgendo dunque anche il mondo bancario svizzero in quanto tale. Anche l’evoluzione tecnologica, la complessità del mondo digitale e la crescente dipendenza da tali fenomeni, da un lato fornisce un importante supporto all’operatività delle banche, ma dall’altro rischia di renderla più macchinosa. Sicuramente impatta sugli impieghi e sui costi in modo importante. Ma tutto ciò in fondo non è solo una prerogativa bancaria e certamente non solo una prerogativa svizzera».



M.T.: «Ritengo che la principale sfida sia interiorizzare che è giunta l’ora di essere frugali nell’appetito al rischio. La storia recente dimostra che le “grandi abbuffate” possono dar vita a problematiche gravi. La frugalità, invece, induce chi opera nel settore a sentirsi libero e sereno di valutare le opportunità commerciali; consente di avere sempre uno spiccato riguardo alle norme e al rischio reputazionale. Per contro, è di fronte a obiettivi aziendali troppo ambiziosi che si tende ad assumere rischi maggiori. Intendiamoci: è ovvio che occorre inseguire un utile, un miglioramento costante, una crescita sana; ma indulgere troppo in certi appetiti è un’attitudine che ormai appartiene al passato, da lasciarsi alle spalle per affrontare con la dovuta saggezza il futuro. La sfida è proprio questa».


Con nuove norme, accordi fiscali e adeguamenti agli standard internazionali, il governo vuole assicurare il futuro della piazza finanziaria. Quali sono le norme che occorre adottare per favorire questo processo di ristrutturazione del mondo finanziario?

C.B.: «Quale risposta all’aumento dei requisiti regolatori, UBS ha adattato in maniera significativa la sua strategia, la sua struttura organizzativa e il suo modello operativo. Molti cambiamenti richiedono sforzi a livello finanziario e strategico e implicano costi elevati.
Una sfida particolare è costituita dai nuovi regimi regolamentari, che conducono ad una parziale frammentazione, rispettivamente a regimi regolatori contrastanti. Questa situazione si rivela estremamente onerosa per quanto riguarda l’implementazione delle strategie e delle misure organizzative adottate (vedi ad es. l’adempimento di requisiti di indipendenza finanziaria o di resilienza/operatività, nonché di misure regolatorie). Per l’implementazione di regole internazionali è importante che la Svizzera si orienti agli sviluppi in altri Paesi importanti (ad es. i requisiti di capitale di Basilea III).
In materia fiscale, il Progetto fiscale 17 deve essere portato a compimento, in modo che la Svizzera possa rispettare gli standard internazionali nell’ambito delle imposte sulle società e che le imprese riescano nuovamente a pianificare in sicurezza. La pressione che le agevolazioni fiscali vengano portate a termine con successo, con la riforma fiscale degli Stati Uniti è ulteriormente aumentata.
Per rafforzare la competitività inoltre, sarebbero necessarie una riforma delle ritenute alla fonte e l’abolizione delle tasse di bollo. Per i fornitori di servizi finanziari svizzeri è altresì imperativo che possano fornire servizi transfrontalieri, dalla Svizzera in Europa».



S.J.: «La Svizzera ha dimostrato di voler collaborare con tutti gli Stati per garantire standard di trasparenza e reciprocità anche se per la verità da un punto di vista negoziale non siamo sempre riusciti ad ottenere quanto prefissatoci, soprattutto con riferimento all’accesso al mercato. Certo è che l’interdipendenza del sistema bancario e finanziario su base globale nonché la libera circolazione della clientela e dei capitali, fa si che sia auspicabile l’emanazione in Svizzera di normative che si equiparino il più possibile a quelle in vigore nei Paesi limitrofi, e che non impongano agli istituti finanziari, già gravati da una maggiore attività di compliance, l’implementazione di norme tra loro a volte contrastanti (una sorta di doppio binario) per gestire correttamente la clientela non residente in Svizzera. Esempi fra tutti saranno la legge sui servizi finanziari (LSF) e la legge sugli istituti finanziari (LIFin) che riprenderanno molti dei principi MIFID in vigore nell’UE a tutela degli investitori, così come la legge federale sulla protezione dei dati (LPD) che recepirà i principi cardine del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR), normativa che avrà un impatto diretto anche sugli attori svizzeri che tratteranno dati di soggetti residenti nell’UE».



M.T.: «Il processo di ristrutturazione non passa solo dalle nuove norme introdotte e da quelle future: attualmente la piazza finanziaria svizzera necessita che le nuove disposizioni siano sorrette da un migliore coordinamento da parte delle molteplici autorità legiferanti in materia. Gli istituti finanziari sono infatti chiamati a gestire in solitudine la corretta interpretazione delle nuove disposizioni, l’analisi degli impatti che ne derivano, l’elaborazione delle regole e della formularistica da adottare. Insomma, attualmente alle singole banche spetta il difficile compito di imparare strada facendo: ciò crea inevitabilmente soluzioni individuali e dunque non standardizzate, inefficienze, confusioni, costi aggiuntivi e, magari, errori. Il risultato è che non vi è la garanzia di un livello qualitativo uniforme. Sono dunque convinto della necessità di un ruolo centrale più marcato, impreziosito da una maggiore cooperazione tra le banche, tale da permettere alla piazza finanziaria di far fronte comune e gestire al meglio gli enormi e cruciali cambiamenti che sta vivendo. Ne gioverebbe inoltre l’immagine di solidità e organizzazione che ci si aspetta da una piazza così importante come quella elvetica».


Quali conseguenze ritiene che potrà avere l’obbligo imposto da Roma alle banche svizzere (e dei paesi extra-Ue) di avere una succursale soggetta alle disposizioni fiscali e legislative italiane per poter operare nel Paese?

C.B.: «La restrizione dell’accesso al mercato italiano quale conseguenza del branch requirement può avere un serio impatto su uno dei mercati più importanti. Questo limita gli obiettivi di acquisizione della clientela e di futura crescita».



S.J.: «La decisione di Roma di imporre la costituzione di una branch in Italia per la prestazione di servizi finanziari da parte di istituti finanziari con sede fuori dall’UE non va certamente nella direzione prospettata con la road map siglata il 23 febbraio 2015 tra Svizzera e Italia, nella quale l’Italia si era impegnata espressamente a ricercare possibili soluzioni per agevolare la prestazione di servizi finanziari su base cross border. Impegno decisamente disatteso, soprattutto se si considera che altri Paesi dell’UE non hanno adottato analoga soluzione. Riteniamo che la Svizzera debba e possa negoziare condizioni migliori su questo fronte. La costituzione di una branch è un’iniziativa senz’altro onerosa sia in termini di investimento che in termini amministrativi, ma è senz’altro un tema che occorre analizzare a fondo soprattutto ora che la normativa europea ha fornito una definizione chiara e ben delimitata del concetto di reverse solicitation. Nel concreto stiamo valutando la possibilità di costituire una branch di Banca del Sempione in Italia, avendo peraltro già una realtà a Milano e a Lecco, Sempione Sim Spa, che potrebbe essere convertita in branch o della quale possiamo comunque avvalerci per il know how e la realizzazione del progetto».



M.T.: «Non sono preoccupato. Da alcuni anni infatti, le norme che regolano i rapporti lavorativi con l’Italia sono molto rigide e, di fatto, rendono proibitive le attività dirette nella Penisola. Ciononostante, la nostra piazza non ha mai smesso di rimanere attrattiva per i clienti italiani, che amano l’alto livello di competenze che viene loro messo a disposizione e la stabilità politica e istituzionale del nostro Paese; sono dunque già abituati alle inevitabili difficoltà logistiche dovute a una relazione con una banca che si trova in Svizzera, e lo accettano con una serenità divenuta ancora maggiore con la regolarizzazione dei loro averi».


Quali iniziative ritiene che sia necessario intraprendere a livello politico e diplomatico al fine di favorire il libero accesso al mercato italiano per banche e istituti finanziari elvetici?

C.B.: «Siamo ancora interessati all’accesso al mercato italiano. La Svizzera dovrebbe far bene presente all’Italia che tra Paesi vicini bisognerebbe cercare delle soluzioni comuni.
La Svizzera ha adempito ai suoi impegni della Road Map, inclusi l’introduzione del SAI (Scambio Automatico di Informazioni) e il supporto delle banche svizzere al successo del programma di disclosure italiano. Il nostro Paese aumenta inoltre il livello di protezione e di supervisione dei consumatori nei confronti dei gestori patrimoniali con l’introduzione di FIDLEG e FINIG e onora i suoi impegni contenuti nella Road Map del febbraio 2015. Per questi motivi è giusto e una questione di fiducia aspettarsi che anche l’Italia onori i suoi impegni di cercare le possibili soluzioni per migliorare la reciproca fornitura di servizi finanziari transfrontalieri.
Dal punto di vista della piazza finanziaria svizzera, l’ottenimento di una licenza ad operare nel mercato transfrontaliero sarebbe da preferire rispetto all’obbligo di stabilire una succursale estera. Rimane perlomeno auspicabile che si riesca ad ottenere un concetto flessibile dell’obbligo di succursale».



S.J.: «Come rimarcato precedentemente, credo che la Svizzera abbia ancora ampi margini di negoziazione per favorire l’accesso al mercato nel rispetto di quelle che sono le attuali disposizioni europee. Inoltre il rapporti commerciali e storici, in particolare con la Lombardia, dovrebbero essere maggiormente evidenziati. Mi pare di poter dire che quanto doveva fare la Svizzera e il suo sistema finanziario per adempiere agli standard richiesti dalla comunità internazionale sia stato fatto come sempre con rigore e serietà. A livello politico e diplomatico occorrerebbe forse sottolineare di più gli sforzi fatti e forse anche le numerose lacune e zone grigie ancora esistenti all’interno della stessa UE, soprattutto in materia fiscale, pretendendo una parità di trattamento».



M.T.: «Mostrare i muscoli non porterebbe di sicuro a nulla, specialmente con una controparte istituzionale, quella italiana, che non brilla per stabilità di governo. Ad ogni modo, per natura, io sposo l’ottimismo. Parlando di libero accesso al mercato italiano occorre inoltre ricordare che l’introduzione della nuova legge europea sugli strumenti finanziari e sui servizi di investimento, “Mifid II”, introduce per la prima volta a livello comunitario un elemento molto importante: la“reverse enquiry”. Di cosa si tratta? In pratica sancisce che nel caso un cliente richieda di sua iniziativa a un istituto finanziario una consulenza per un investimento, tale volontà risulti predominante sul fatto che tale istituto abbia o meno ottenuto l’autorizzazione a operare nel Paese del cliente. È, insomma, un elemento che stempera almeno in parte l’attuale impasse con l’Italia».