Il tema dell’incontro, dedicato alle attività di investimento di Ceresio Investors durante la pandemia, ha offerto l’occasione a Alessandro Barbero, storico, scrittore, professore ordinario di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e Vercelli, per affrontare un tema di grande attualità: la storia è fatta spesso di momenti di discontinuità. Guerre, epidemie, momenti di turbolenze, che si alternano ciclicamente a momenti di stabilità. Eppure, di volta in volta, l’umanità ha saputo reagire alle catastrofi, e la lezione della storia è venuta in soccorso al presente: «In passato sono accadute cose simili a quella che stiamo vivendo e da qui nasce l’idea e il desiderio di un messaggio di speranza, anche se gli storici non sono fatti per trasmettere speranza; di solito danno cattive notizie, ma è indubbio che l’umanità abbia una grandissima capacità di risorgere dopo una catastrofe. Prima di tutto, però, bisogna liberarsi dallo shock di messaggi catastrofici. Il mondo di oggi – continua Barbero – si porta dietro una tara, che è la nostra ossessione: il conteggio di numeri, bilanci e grafici. La storia è cambiamento. Tutto cambia continuamente, ma da sempre tutte le epidemie hanno scatenato trasformazioni profonde nella società. Penso ad esempio a un’epidemia di cui si parla poco, la Peste antonina (165–180; nota anche come peste di Galeno, dal medico che per primo la descrisse), che devastò l’Impero Romano (fu propagata dai soldati di ritorno dalle campagne contro i Parti), e quasi certamente si trattava di vaiolo. L’epidemia ridusse significativamente la popolazione e ciò ebbe drastici effetti sociali e politici, perché l’Impero si trovò di colpo senza manodopera e fu costretto a imparare a gestire l’immigrazione come risorsa. Questa lezione può essere importante, considerando che nella storia, in molte situazioni, la non gestione dell’immigrazione ha spesso destabilizzato situazioni da cui molti hanno poi imparato a loro spese».

Tra le tante pandemie della storia di cui si è parlato in questi mesi, una delle più citate è stata l’influenza Spagnola: «In base ai numeri – prosegue Barbero – è stata più grave di quella attuale e in nessun modo paragonabile ad altre epidemie, ma è passata quasi inosservata perché il mondo era travolto da cose più gravi: c’era la Guerra Mondiale e si era appena conclusa la Rivoluzione d’ottobre. Spesso il rischio, nello studio della storia e del passato, è quello di separare i pezzi di grandi avvenimenti e non contestualizzare. Ad esempio le notizie relative all’influenza erano sottoposte a censura per non spaventare le persone, e questo cambia decisamente l’intero impatto che poteva avere sulla mentalità collettiva dell’epoca rispetto a quanto può averlo sulla nostra».

Ciò pone direttamente una domanda cui è indispensabile dare una risposta: Che cos’è la storia? «Studiare la storia significa studiare il comportamento degli esseri umani: di tutti. La storia è il catalogo immenso di tutto quello che gli uomini hanno fatto sulla terra nel tempo, le cose grandiose e le le infamie ma anche le cose banali e quotidiane. Perché lo scopo è capire meglio chi siamo, quindi la storia è un grande catalogo di esempi. Conoscere gli esempi di situazioni analoghe accadute in precedenza ci aiuta a decodificare meglio il presente».

Ed è proprio la capacità di leggere correttamente il quadro economico e finanziario all’interno del quale si è chiamati ad operare, senza farsi cogliere da eccessivi allarmismi, il cuore del messaggio di Luigi Nardella, che ha così riassunto le linee guide che hanno orientato e orientano tuttora la politica di investimento di Ceresio Investors. «Vorrei premettere – spiega Luigi Nardella – una considerazione legata a quella che, da 50 anni, è sempre stata la nostra filosofia d’investimento, e cioè la scelta di avvalersi di un network di gestori che, a livello internazionale, rappresentano l’assoluta eccellenza nel loro settore. Ciò ci ha consentito, anche durante il lockdown, di avere un aggiornamento attento e qualificato sugli andamenti e le tendenze in atto sui vari mercati, in modo da poter pianificare tempestivamente le scelte più opportune e vantaggiose. Ebbene, dopo un inizio 2020 che, sulla scia di quanto era avvenuto nel 2019, si presentava assolutamente favorevole, nel mese di marzo siamo stati costretti a operare una decisa copertura, che grazie alla sua rapidità e ampiezza ci ha consentito di limitare le perdite rimanendo investiti sui mercati e aumentando successivamente l’esposizione. A ciò si aggiungano i benefici effetti di un tempestivo intervento delle banche centrali e i massicci sostegni all’economia stanziati dai governi dei vari Paesi. Un aspetto che va sottolineato è che la pandemia ha accentuato fin dall’inizio alcuni trend che si sono avvantaggiati delle nuove condizioni di vita e di lavoro imposte dalla situazione di isolamento in cui abbiamo vissuto per alcuni mesi. La crisi sta modificando i comportamenti e generando nuove opportunità, oltre ad accelerare alcune tendenze già in atto.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione erano già di vitale importanza quale mezzo per condividere le conoscenze, collegare le comunità e fornire autonomia economica. Nell’odierno contesto di distanziamento sociale, le tecnologie di comunicazione digitale che supportano la “virtualizzazione universale” stanno guadagnando un enorme slancio. Le aziende che forniscono l’hardware e il software di cui abbiamo bisogno per lavorare, fare acquisti, studiare e ricevere assistenza sanitaria in maniera digitale stanno chiaramente beneficiando di un’impennata della domanda a breve termine. Riteniamo probabile che questo dinamismo sia sostenibile anche su un orizzonte di più lungo periodo.

Le società specializzate nella tecnologia finanziaria e nei pagamenti contribuiscono ad abilitare la crescita delle piccole e medie imprese (PMI). Le soluzioni di fintech ampliano il raggio d’azione delle realtà produttive di minori dimensioni, accrescono la loro redditività e assicurano loro un migliore accesso ai capitali a condizioni favorevoli. 

La soluzione definitiva a questa crisi risiede nello sviluppo di un vaccino, che molto probabilmente sarà fornito da una società innovativa del settore privato. Ciò non toglie che anche altre soluzioni saranno importanti. La telemedicina, la scoperta di farmaci e i test diagnostici stimolano l’innovazione, riducono il costo delle prestazioni sanitarie e ne estendono la portata, contribuendo a rafforzare la resilienza delle società globali.

Le imprese sostenibili vantano a nostro giudizio una buona capacità di tenuta, avendo chiaramente dato prova della loro resilienza nelle fasi di debolezza dei mercati. Anche se una ripresa potrebbe favorire, almeno temporaneamente, i titoli più sottovalutati che hanno maggiormente sottoperformato durante la correzione, riteniamo che le prospettive a lungo termine per le azioni sostenibili siano molto promettenti. A nostro parere, la crisi sta creando nuovi catalizzatori per le aziende in grado di fornire soluzioni innovative per affrontare le crescenti sfide ambientali e sociali cui ci troviamo di fronte. Per contro ci sono settori che scontano più pesantemente la crisi in atto, come i trasporti in generale, l’automobile, il turismo e il retail. Per i prossimi mesi le nostre previsioni indicano un’ulteriore estremizzazione tra settori in espansione ed altri sotto pressione.

La nostra capacità di operare tempestivamente una correzione che ci ha consentito di contenere le perdite si lega anche alle rete di relazioni che abbiamo con qualificati gestori attivi soprattutto sui mercati dell’Estremo Oriente che in questi mesi hanno continuato a manifestare uno spiccato dinamismo.

In conclusione, la valutazione riguardo alla nostra politica d’investimento resta, pur in un quadro di grande prudenza, sostanzialmente positiva, ritenendo che, grazie anche al mantenimento di tassi particolarmente bassi e alle politiche di sostegno adottate dai governi nazionali, vi siano le condizioni per un buona ripresa, a breve-medio termine, dei mercati azionari».