Quali sono state le principali tappe della sua formazione e le esperienze professionali precedenti il ruolo che oggi occupa in BPS (SUISSE)?
«Dopo le scuole dell’obbligo, ho frequentato il liceo di Lugano 1. Conseguita la Maturità mi sono iscritta alla facoltà di Diritto presso l’Università di Berna. Invero la scelta della facoltà è stata abbastanza casuale; non sapevo bene a cosa andavo incontro, avendo frequentato il liceo con indirizzo linguistico e non potendo annoverare tra i membri della mia famiglia qualcuno che già avesse affrontato quel percorso di studio. Ciononostante, la passione per lo studio del Diritto, nelle sue più svariate forme, è stata un crescendo sin dal primo semestre. Devo sicuramente riconoscere che la mia forma mentis, razionale e schematica, mi è stata senz’altro di grande ausilio per leggere tomi di dottrina che all’inizio sembravano interminabili. Terminata l’Università e dopo una breve parentesi lavorativa presso l’Amministrazione federale a Berna, sono tornata in Ticino ed ho conseguito il brevetto d’avvocato. Successivamente, ho avuto l’opportunità di far parte del servizio giuridico di una grande banca dove ho potuto acquisire esperienza e padronanza della normativa applicabile all’attività bancaria e finanziaria. Infine, dopo tre anni, sono entrata a far parte della famiglia BPS (SUISSE) dove ho ‘creato’ il servizio Legale & Compliance che dirigo sin dai suoi albori».
Uomini e donne in avvocatura. Che difficoltà ha incontrato nell’inserirsi in un ambiente ancora in buona parte maschile?
«A dire il vero, in tutte le mie esperienze lavorative, non mi è mai capitato di dovermi confrontare con difficoltà di inserimento, di accettazione, di pianificazione di carriera o restributive legate al genere.
Facendo riferimento all’azienda in cui opero, realtà che ben conosco anche sotto questo profilo, posso affermare che vi è una spiccata sensibilità e attenzione per tutte quelle situazioni che possono generare potenziali discriminazioni di sorta; sensibilità che si concretizza mediante la formalizzazione di policy interne che codificano sostanzialmente una politica di uguaglianza di genere. L’esempio più significativo di parità è rappresentato dal fatto che, al nostro interno, svariate posizioni chiave sono occupate da donne. Anche con riferimento agli aspetti salariali, la nostra Banca è sicuramente all’avanguardia nella causa volta alla parità di genere: nel 2021, dopo un’analisi effettuata da esperti e specialisti esterni ha ottenuto una certificazione del rispetto dell’equità retributiva tra donne e uomini (certificato “Fair-ON-Pay”), che è stata confermata dall’ufficio del partenariato sociale per la parità salariale nel settore bancario.
Ritengo che ai giorni nostri le donne abbiano già raggiunto una buona parità nel mondo lavorativo. Sono altresì convinta che una parità in senso assoluto e senza differenza alcuna è pressoché impossibile da realizzare per la natura stessa della donna che, per indole caratteriale, per convenzione o per retaggi della storia, la vuole maggiormente orientata e predisposta rispetto all’uomo alla cura della prole, della famiglia e della casa, sacrificando solitamente parte della sua realizzazione a livello lavorativo.
Se le donne di oggi possono godere di una buona uguaglianza nel mondo lavorativo (sicuramente ancora perfettibile), devono sicuramente ricordare con grande riconoscenza le pioniere che nel passato si sono votate a questa causa, iniziando da Marie Goegg-Pouchoulin che nel 1868 ha fondato a Ginevra l’Associazione internazionale delle donne, che non fu solo la prima organizzazione femminile in Svizzera, ma anche la prima a livello internazionale. Il processo di emancipazione femminile che era stato ormai inarrestabilmente lanciato, ha finalmente segnato una tappa saliente nel 1971 con l’introduzione anche in Svizzera del suffragio femminile di cui festeggiamo quest’anno il 50 esimo. Il conferimento di questo diritto, tanto atteso, ha senz’altro contribuito ad arricchire la dialettica sul piano politico e a rendere più completo il concetto di democrazia».
Come è andata cambiando la funzione dell’ufficio legale e compliance all’interno di un istituto bancario?
«La funzione del Servizio Legale & Compliance in seno ad un istituto bancario è considerevolmente mutata negli anni. Se per quanto attiene agli aspetti legali i cambiamenti sono stati marginali in quanto le normative di riferimento e le relative applicazioni sono rimaste pressoché immutate negli anni recenti, non si può dire altrettanto degli aspetti legati alla Compliance. In ambito bancario svizzero, la figura del Compliance Officer è presente nella grande maggioranza degli istituti bancari almeno dalla fine degli anni Novanta. La sua istituzionalizzazione risale tuttavia solo al 2006 con l’entrata in vigore della Circolare dell’allora Commissione federale delle banche relativa alla sorveglianza e al controllo interno. Quanto ai compiti attribuiti al Compliance Officer, si è assistito ad un costante ampliamento nel tempo: da mero servizio attivo prevalentemente nella lotta al riciclaggio di denaro è diventato un elemento centrale ed essenziale nella gestione dei rischi operativi, legali e reputazionali. Ai giorni nostri il Servizio Legale & Compliance è divenuto un interlocutore indispensabile sia per il Consiglio di Amministrazione che per la Direzione operativa per delineare ed attuare una gestione imprenditoriale coscienziosa ed una gestione efficace dei rischi. Personalmente intrattengo rapporti stretti con il CdA della Banca e ancor più intensi con la Direzione generale dell’Istituto soprattutto per la pianificazione dell’attività di gestione dei rischi e per l’attività di reportistica a cadenza predefinita. Con la Direzione inoltre i contatti sono pressoché giornalieri per la consulenza ad hoc di casistiche contingenti, per la valutazione di nuovi servizi o prodotti; tutto questo al fine di prevenire l’insorgenza di rischi».
Quali sono i progetti professionali che vorrebbe portare a termine nel corso dei prossimi anni?
«Credo di non essere smentita dicendo che l’agenda di un Responsabile del Servizio Legale e Compliance di una banca è sempre molto affollata di progetti più o meno urgenti da realizzare. Le mie priorità per i prossimi anni si concentreranno su quattro tematiche specifiche.
Il primo challenge è rappresentato dalla nuova Legge sulla protezione dei dati che è stata adottata dal Parlamento nell’autunno 2020 e che potrebbe entrare in vigore nel secondo semestre 2022, essendo scaduto infruttuoso il termine per il referendum. A causa della rapida evoluzione tecnologica, la legge attuale non è più al passo con i tempi e necessita di un adeguamento all’evoluzione tecnologica e sociale, aumentando in particolare la trasparenza dei trattamenti di dati e migliorando il controllo da parte delle persone interessate sui propri dati. Da tempo la nuova legge è in fase di analisi in seno al mio servizio con la finalità del successivo recepimento della stessa all’interno dell’azienda.
Un altro tema che è mia intenzione affrontare l’anno prossimo è il perfezionamento dei processi e dei flussi derivanti dall’attuazione della Legge sui servizi finanziari che è entrata in vigore il 1° gennaio 2020 (con un periodo transitorio di due anni) e che ha quale obiettivo quello di migliorare la protezione della clientela, prescrivendo ai fornitori di servizi finanziari una serie di adempimenti per l’offerta di servizi e strumenti finanziari. Anche la formazione negli ambiti particolarmente sensibili quali la prevenzione del riciclaggio non potrà mancare.
Last but not least mi sono prefissata di dedicare del tempo nel breve-medio termine all’approfondimento delle nuove tecnologie quali la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, finalizzato alla valutazione di un’eventuale ulteriore integrazione nei processi di gestione dei rischi di Compliance. Sono viepiù convinta che in un mondo in cui l’attività si fa ogni giorno più frenetica e in cui la criminalità finanziaria è sempre un passo più avanti rispetto al regolatore, l’adozione nei processi interni di verifica delle nuove tecnologie che garantiscono benefici ad elevato valore aggiunto in termini di riduzione dei costi, di incremento del controllo e di riduzione del rischio, sia una valida strada da seguire».
E per quanto riguarda la sua vita privata, cosa vorrebbe realizzare e cosa le piace fare quando non è impegnata sul lavoro?
«Sul piano privato, il mio sogno ancora da realizzare è quello di riuscire a ritagliarmi ancora più spazio e tempo da dedicare a ciò che mi fa stare bene: sostanzialmente la famiglia e lo sport. Temo tuttavia che questo desiderio non si possa concretizzare nel breve termine. Nel mio tempo libero mi piace praticare sport preferibilmente all’aria aperta: durante la bella stagione mi diletto a praticare il golf insieme a mio marito ed in inverno lo sci di fondo. Sono invero due sport molto dissimili ma hanno un comune denominatore: i paesaggi che di volta in volta si incontrano sono spettacolari e rappresentano una fonte di energia e di benessere per il corpo e la mente. Il tempo libero è anche l’occasione per leggere tutti quegli articoli e pubblicazioni di settore che mi consentono di tenermi aggiornata sull’evoluzione normativa, non avendo purtroppo il tempo per dedicarmici durante l’orario d’ufficio. Ed infine non posso tralasciare di parlare della mia passione per la cucina, soprattutto per i dolci. Nel fine settimana a casa nostra non manca mai sulla tavola una buona torta o qualche biscotto sfizioso».