Dando uno sguardo agli ultimi mesi, che insegnamenti possiamo trarre? Quali per il mondo della finanza?

«La lettura di quanto è successo va ricercata negli ultimi decenni piuttosto che negli ultimi mesi. Il Covid-19 ha portato alla luce i problemi strutturali della società di oggi, focalizzata sulla crescita economica a discapito di ogni altra variabile socio-ambientale. Come ben evidenzia John Erik Meyer, Presidente per Canadians for a Sustainable Society (una delle ONG più attive in ambito sostenibilità), l’economia moderna tende a condurre ogni metrica a un’unica metrica finale, il PIL. Un atteggiamento, quest’ultimo, che ci preclude dal vedere la reale situazione in cui il nostro pianeta si trova.

È poi necessaria una forte presa di coscienza: la crisi che stiamo vivendo è la testimonianza di quanto le dinamiche socio-ambientali possano avere impatti enormi anche su quelle economiche. A differenza della maggior parte delle crisi passate (es. crisi finanziaria 2008, crisi del Dot Com del 2000, crisi del greggio del 1973 etc.), quella contingente è nata e si è sviluppata al di fuori dell’economia.

L’importante insegnamento che possiamo quindi cogliere è che quello che è accaduto e che accadrà nei prossimi anni, è frutto delle nostre scelte. È possibile che anche se avessimo vissuto in un mondo più sostenibile non saremmo stati in grado di evitare la recente pandemia, ma avremmo potuto limitarne gli impatti. I mesi passati sono positivamente costellati da esempi di aziende che hanno deciso di approcciare la crisi come un’opportunità per adottare pratiche più sostenibili: dai top manager che decidono di rinunciare al proprio stipendio o bonus per veicolare un messaggio, in taluni casi controverso, di solidarietà e vicinanza ai propri collaboratori, alle aziende che si riconvertono per produrre ventilatori o mascherine (es. Tesla, Ferrari, Prada etc.), sono molte le realtà che si sono mosse per un bene non meramente economico. Come spesso succede, la finanza ha reagito tempestivamente e ha riflesso chiaramente nei valori di mercato la maggior sostenibilità di alcuni business rispetto ad altri. Un esempio fra tanti è Microsoft, società ormai sempre ai vertici dei ranking ESG che ha da tempo attuato processi per diventare “carbon-negative” entro il 2030: è rimasta flat nel primo trimestre del 2020 mentre l’S&P 500 perdeva circa il 20%».

Se dovessimo invece guardare avanti, cosa potremmo aspettarci? Quali potrebbero essere le potenziali trasformazioni nel modello di business nel settore finanziario?

«I mesi che stiamo vivendo sono la prova di quanto economia e sostenibilità siano due concetti ormai indissolubili. La crisi attuale è da leggere come lo stimolo perfetto per apportare quei cambiamenti che in tempi normali necessiterebbero di decenni. Le aziende che sapranno rispondere a questi cambiamenti saranno anche le aziende più solide nel medio-lungo termine. Un esempio viene dal mondo della moda e del lusso che quest’anno, secondo stime della società di consulenza strategica Bain, dovrebbe registrare perdite di ricavi tra CHF 65 e i 75 miliardi. Proprio in questa industria, Giorgio Armani ha recentemente messo in discussione il concetto di Fast Fashion, criticando le produzioni massive e le collezioni presentate con sempre maggior anticipo, meccanismo quest’ultimo che ruba il tempo necessario alle persone per poter apprezzare a fondo il prodotto, alimentando quella spirale consumista che rende più difficile godere del presente. Potrebbe sembrare un cambiamento di poco conto. La verità è invece che in altri settori sono già state fatte importanti scelte: nel settore finanziario le trasformazioni nel modello di business viste nell’ultimo anno sono molteplici e portano con sé un conseguente forte impatto sull’economia. Ad esempio BlackRock (Asset Manager che ha in gestione l’equivalente di circa 10 volte il PIL svizzero), ha incrementato in modo importante l’attenzione nel Proxy Voting, strumento attraverso il quale il colosso finanziario può influenzare positivamente le scelte dei Board in cui possiede voce in capitolo promuovendo unicamente le attività considerate maggiormente sostenibili. Grossi investitori come il player americano appena citato hanno appreso meglio di chiunque altro che sostenibilità, profitti e limitazione dei rischi sono fattori direttamente proporzionali».

Banca del Sempione come si sta concretamente muovendo per rispondere ad un’economia in forte cambiamento?

«In Banca del Sempione siamo convinti che oggi c’è una sola strada percorribile e questa strada si chiama sostenibilità. Sulla base di questa convinzione, stiamo approcciando ogni nostra attività con l’obiettivo di migliorare la vita dei nostri collaboratori, dei nostri clienti e della comunità in cui operiamo.

La Banca all’inizio del 2020 ha creato la divisione Green con il compito di supervisionare e promuovere la transizione verso un business più sostenibile, dove il benessere delle persone e dell’ambiente ricoprono il ruolo più importante. Vanno in questa direzione piccoli traguardi già raggiunti come lo stimolo ad adottare pratiche più rispettose verso l’ambiente sviluppato tramite la concessione di un credito agevolato per i collaboratori che decidono di acquistare auto ibride o elettriche (a partire da settembre 2020), l’eliminazione definitiva di centinaia di migliaia di fogli di carta e toner consumati ogni anno tramite la digitalizzazione di molteplici processi interni oppure l’introduzione di pratiche per il miglioramento della qualità di vita delle persone che ogni giorno si impegnano per poter dare il miglior servizio ai nostri clienti tramite l’offerta di set-up flessibili di lavoro (Smart Working) o anche attraverso l’accesso ad attività ricreative. Sono poi in corso d’opera una serie di altre attività come l’ampliamento dell’offerta di investimento responsabile indirizzata ai clienti della Banca con la nascita del primo fondo ESG che entro la fine dell’anno vanterà rafforzate competenze interne e nuovi partner per il reperimento delle migliori informazioni disponibili (es. Sustainalytics, RobecoSAM, Bloomberg). Tale fondo svilupperà una più profonda analisi dei rischi di investimento che terrà in considerazione, oltre agli aspetti economici normalmente valutati, i rischi derivanti dalle variabili ESG con l’obiettivo di garantire una solida performance di medio-lungo termine e di indirizzare gli investimenti verso aziende che si impegnano per garantire il benessere della società e dell’ambiente. Non da ultimo, la Banca si sta muovendo per efficientare il consumo energetico dei propri spazi tramite l’approvvigionamento di elettricità da fonti rinnovabili e continuerà a migliorare la qualità di lavoro dei propri collaboratori attraverso ad esempio l’inserimento di orti comuni all’ultimo piano della sede di Via Peri».

Banche tradizionali e rivoluzione digitale, come percepite il propagarsi di nuove pratiche sempre più digitali spesso al centro dei servizi delle cosiddette neo-banks?

«Le banche native digitali rispondono perfettamente a bisogni prima soddisfatti solo parzialmente dalle banche tradizionali. Basti pensare alla fruibilità delle informazioni o alla rapidità nell’effettuare un pagamento. Quando però si tratta di relazioni personali di lungo termine con il proprio consulente oppure di sviluppare un servizio personalizzato e creato sui bisogni della singola persona, le banche digitali e più in generale l’automazione non potranno sostituire la banca tradizionale. Prendiamo ad esempio le challenger banks: di fronte a un dubbio, alla necessità di una consulenza o a un semplice problema, quello che si trova di fronte il cliente è un algoritmo intelligente o al massimo un operatore che ci risponde telefonicamente da una delle sedi di Berlino oppure Londra! La pandemia che stiamo vivendo ci ha reso consci di quanto siano importanti le relazioni umane e il benessere della società. La rivoluzione digitale, grazie alla quale anche Banca del Sempione è in grado oggi di fornire servizi sempre più rapidi e sicuri, oppure di eliminare ingenti consumi di carta e inchiostro, è lo strumento per un fine ben più importante, il nostro benessere e quello del nostro pianeta. Nella nostra Banca siamo convinti che le persone debbano sempre essere al centro di ogni scelta».